Coldiretti: nuovo boom export agroalimentare italiano, raggiunto record di 73 miliardi

Export agroalimentare italiano, nuovo record e sfide al 2030
L’export agroalimentare Made in Italy chiude il 2025 sfiorando i 73 miliardi di euro, massimo storico, con una crescita del 5% su base annua secondo l’analisi di Coldiretti su dati Istat. Il cibo tricolore conferma il proprio ruolo di asset strategico per il Pil, la bilancia commerciale e l’immagine dell’Italia nel mondo, in un contesto segnato da conflitti, sanzioni e guerre commerciali.
Il risultato consolida il posizionamento del settore agroalimentare come motore di resilienza industriale e occupazionale, ma mette anche in luce nodi strutturali irrisolti: dipendenza da pochi mercati chiave, vulnerabilità ai dazi e limiti logistici interni. Per centrare l’obiettivo dei 100 miliardi nel 2030 serviranno politiche coordinate su trasparenza, regole doganali e infrastrutture.
Composizione dei 73 miliardi e dinamiche di crescita
I quasi 73 miliardi del 2025 riflettono la combinazione di aumento dei volumi e posizionamento su fasce premium, in particolare per vino, pasta, olio d’oliva, formaggi Dop e conserve. La crescita del 5% arriva nonostante l’inasprimento di barriere tariffarie e non tariffarie, segno di una domanda internazionale ancora robusta per la qualità certificata italiana.
La performance conferma la centralità di filiere strutturate, forte integrazione tra agricoltura, industria di trasformazione e distribuzione, e capacità dei brand italiani di difendere margini in segmenti ad alto valore aggiunto. Resta però necessario aumentare la penetrazione in mercati extra-Ue emergenti, riducendo la concentrazione su pochi Paesi maturi.
Il ruolo strategico del Made in Italy alimentare per l’economia
Il comparto agroalimentare rappresenta un pilastro industriale non delocalizzabile, con impatti diretti su occupazione, presidio del territorio rurale e saldo commerciale positivo. L’export contribuisce a finanziare investimenti in innovazione di processo, sostenibilità ambientale e tracciabilità, elementi chiave per la competitività futura.
La riconoscibilità globale del brand Italia nel cibo rafforza anche turismo enogastronomico e attrattività dei territori, generando un effetto moltiplicatore su servizi, ristorazione e ospitalità. Il consolidamento sui mercati internazionali è dunque una leva centrale di politica industriale, non solo agricola.
Principali mercati esteri, impatto dei dazi e aree di espansione
Nel 2025 la Germania resta il primo sbocco dell’export alimentare italiano con 11,2 miliardi di euro, seguita dalla Francia che sale a 7,9 miliardi e supera gli Stati Uniti, scesi a 7,5 miliardi. Le tensioni commerciali e i dazi statunitensi introdotti dall’amministrazione Trump hanno azzerato la crescita degli anni precedenti, causando un calo del 5%.
Al quarto posto figura la Gran Bretagna con 4,9 miliardi, mentre la Cina supera i 670 milioni e la Russia si mantiene stabile a 680 milioni, condizionata da embargo e sanzioni. Questi dati mostrano una struttura export ancora sbilanciata su pochi mercati Ue e nordamericani.
Germania, Francia, Usa e Regno Unito: mercati maturi ma essenziali
La Germania conferma il proprio ruolo di mercato chiave grazie all’elevato potere d’acquisto, alla familiarità dei consumatori con i prodotti italiani e alla forte presenza della distribuzione organizzata. La Francia consolida un rapporto competitivo-cooperativo con il Made in Italy, soprattutto su vino, latticini e trasformati di qualità.
Negli Stati Uniti il tema dazi rimane un fattore critico: la perdita di slancio evidenzia la vulnerabilità delle filiere italiane a decisioni unilaterali di politica commerciale. La Gran Bretagna, nel post-Brexit, resta un mercato centrale ma più complesso in termini di regole, tempi e costi di accesso.
Cina, Russia e mercati emergenti: rischi e opportunità
L’export verso la Cina, oltre 670 milioni di euro, segnala un potenziale ancora inespresso in relazione alla dimensione del mercato interno e alla crescita della classe media interessata a prodotti premium e sicuri. Le barriere normative e doganali richiedono però strategie di lungo periodo e presidio locale.
In Russia, i 680 milioni riflettono una domanda resiliente nonostante embargo e sanzioni, ma il contesto geopolitico ne limita le prospettive. Per consolidare la crescita, le imprese italiane dovranno diversificare verso altri mercati extra-Ue, in particolare Asia sud-orientale, Medio Oriente e America Latina, riducendo l’esposizione a shock politici e commerciali.
Obiettivo 100 miliardi, trasparenza e infrastrutture come leve chiave
Secondo Coldiretti “ci sono le potenzialità per continuare nel percorso di crescita e raggiungere i 100 miliardi di euro nel 2030, lavorando sul fronte della trasparenza e dell’internazionalizzazione per aumentare il ritorno economico per il Sistema Paese”.
L’organizzazione agricola individua nell’obbligo di indicazione d’origine a livello europeo e nella revisione del codice doganale due precondizioni per valorizzare pienamente il Made in Italy e contrastare imitazioni e italian sounding, fenomeni che drenano miliardi di euro ogni anno dal tessuto produttivo nazionale.
Origine in etichetta, codice doganale e tutela del Made in Italy
Coldiretti sottolinea che “il primo passo deve essere l’introduzione dell’obbligo di indicazione dell’origine a livello europeo per ciascuno Stato membro e la modifica dell’attuale codice doganale”. L’obiettivo è rendere trasparente l’intera filiera, rafforzare la fiducia dei consumatori e distinguere i veri prodotti italiani da quelli solo evocativi.
Una revisione delle classificazioni doganali faciliterebbe inoltre la misurazione puntuale dei flussi commerciali e il monitoraggio delle pratiche distorsive, consentendo alle istituzioni di intervenire con strumenti mirati di difesa commerciale e promozione all’estero dei prodotti certificati.
Ritardi infrastrutturali e gap logistico da 9 miliardi l’anno
Per l’organizzazione agricola “è urgente intervenire sui ritardi infrastrutturali, che penalizzano l’agroalimentare italiano con costi annui di 9 miliardi”, come evidenziato dal Centro Studi Divulga. Il gap logistico rispetto ad altri Paesi europei incide su tempi, affidabilità e costi di consegna, fattori decisivi nelle catene globali del valore.
Lo sblocco delle opere potrebbe migliorare i collegamenti tra Nord e Sud e potenziare i traffici marittimi e ferroviari internazionali, grazie a una rete integrata di aeroporti, treni ad alta velocità e cargo. Una logistica più efficiente aumenterebbe la competitività del Made in Italy, riducendo sprechi, ritardi e oneri per imprese esportatrici.
FAQ
Qual è il valore record dell’export agroalimentare italiano nel 2025?
Il valore complessivo sfiora i 73 miliardi di euro, massimo storico, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente secondo analisi Coldiretti su dati Istat.
Quali sono i principali mercati di sbocco del Made in Italy alimentare?
Primo mercato è la Germania (11,2 miliardi), seguita da Francia (7,9 miliardi), Stati Uniti (7,5 miliardi) e Gran Bretagna (4,9 miliardi).
In che modo i dazi Usa hanno inciso sull’export italiano?
I dazi imposti dal presidente Trump hanno azzerato la crescita registrata negli anni precedenti negli Stati Uniti, determinando nel 2025 un calo del 5% dell’export agroalimentare verso il mercato americano.
Qual è l’andamento dell’export verso Cina e Russia?
La Cina supera i 670 milioni di euro con un trend in crescita, mentre la Russia si attesta intorno ai 680 milioni, ma risente ancora di embargo e sanzioni internazionali.
Qual è l’obiettivo di export agroalimentare al 2030?
Coldiretti individua la possibilità di raggiungere i 100 miliardi di euro entro il 2030, attraverso più trasparenza di filiera, internazionalizzazione e riforme regolatorie e infrastrutturali.
Perché è importante l’origine in etichetta a livello europeo?
L’obbligo di indicare l’origine per ciascuno Stato membro permetterebbe di valorizzare i veri prodotti italiani, contrastare l’italian sounding e offrire ai consumatori informazioni chiare e verificabili sulla provenienza.
Come incidono i ritardi infrastrutturali sulla competitività?
Secondo il Centro Studi Divulga, i ritardi infrastrutturali costano all’agroalimentare italiano circa 9 miliardi l’anno, riducendo competitività, efficienza logistica e capacità di servire tempestivamente i mercati globali.
Qual è la fonte dei dati sull’export agroalimentare 2025?
I dati sull’export agroalimentare 2025 derivano dall’analisi di Coldiretti su base Istat, come riportato nell’articolo originale di ANSA “Riproduzione riservata © Copyright ANSA”.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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