Coinbase sabota il futuro politico delle crypto: ecco le mosse che hanno cambiato il gioco

Retromarcia di Coinbase sul Clarity Act
Coinbase ha ritirato all’ultimo minuto il proprio sostegno al CLARITY Act del Senato, facendo saltare la prevista sessione di markup in Commissione Bancaria a poche ore dall’avvio. La piattaforma ha motivato la decisione dopo la revisione della bozza finale, definendo preferibile “nessuna legge a una cattiva legge” e attribuendo le criticità a pressioni dei grandi istituti bancari. Il nodo centrale per l’exchange riguarda i limiti ai rendimenti su stablecoin ancorate al dollaro, un’area strategica per i suoi conti con interessi.
La marcia indietro è arrivata in una fase in cui Camera e Casa Bianca avevano già indicato apertura e convergenza sui principi cardine: classificazione tra security e commodity, obblighi per gli operatori e tutele per i consumatori. Per il settore cripto, il provvedimento avrebbe codificato per la prima volta regole certe dopo anni di incertezza normativa, offrendo stabilità operativa e giuridica.
In risposta, il presidente della Commissione Bancaria Tim Scott ha annullato il markup parlando di “breve pausa” per rinegoziare i passaggi controversi. Nel frattempo, consulenti e lobbisti hanno avviato un’analisi riga per riga del testo, mentre cresce il timore che la finestra politica utile a chiudere l’accordo si stia rapidamente restringendo, aggravando l’impasse creato dalla decisione di Coinbase.
Spaccatura nell’industria cripto e reazioni dei big
La scelta di Coinbase ha innescato una frattura immediata: i principali attori del settore hanno confermato il sostegno al CLARITY Act, criticando la retromarcia come destabilizzante per anni di lavoro bipartisan. Il CEO di Kraken, Arjun Sethi, ha ribadito che le divergenze vanno risolte in sede di markup, non azzerando il processo. Hanno fatto eco Chris Dixon di a16z, Brad Garlinghouse di Ripple e il consigliere della Casa Bianca David Sacks, invitando a chiudere le trattative entro fine mese.
Il punto più sensibile resta la possibilità per i detentori di stablecoin di maturare interessi o ricompense, un fronte su cui Coinbase risulterebbe più esposta rispetto ai concorrenti. Molti operatori accettano compromessi pur di ottenere un impianto normativo stabile, mentre l’exchange quotato teme impatti diretti sul suo prodotto di rendimento in dollari tokenizzati. La tensione nasce anche dal pressing dei grandi istituti bancari, entrati tardi nel negoziato con richieste restrittive.
Nel comparto si consolida l’idea che il disaccordo sia tattico ma rischioso: la priorità, per la maggioranza degli stakeholder, è portare il testo al voto del Senato evitando rinvii che riaprirebbero il dossier da zero. La linea comune è preservare la cornice di mercato, correggendo le norme su rendimento e custodia senza compromettere il calendario legislativo e la credibilità dell’industria.
Conseguenze politiche e finestra legislativa ridotta


Il rinvio del markup deciso da Tim Scott lascia il Senato con margini temporali minimi: la prossima settimana non è in sessione e da marzo i parlamentari entrano in modalità campagna, riducendo drasticamente il “floor time” disponibile. Con priorità come il rischio di shutdown, ogni slittamento rende più arduo completare negoziato, doppio passaggio in Commissione Bancaria e Agricoltura e voto in Aula entro fine mese.
La finestra bipartisan si assottiglia anche per la polarizzazione elettorale: il sostegno al CLARITY Act rischia di essere interpretato come allineamento politico, mentre i repubblicani puntano a escludere una clausola anti-profitti su cripto per un ex presidente, irrigidendo il confronto con i democratici. Ogni compromesso richiede ore di mediazione e apertura simultanea dei due rami competenti su security e commodity.
Rimandare al 2027 non è una soluzione sicura: un possibile ribaltamento dei rapporti di forza in Camera o Senato offrirebbe veti incrociati e una versione meno favorevole del quadro di mercato. Policy-maker e lobby temono che l’occasione attuale, con Casa Bianca e Camera allineate, non si ripresenti a breve; fallire ora significherebbe ripartire da zero in un contesto più ostile e con minore spazio negoziale.
FAQ
- Qual è l’ostacolo principale dopo la retromarcia di Coinbase?
La compressione dei tempi al Senato per rinegoziare, marcare e portare al voto il CLARITY Act prima dell’avvio delle campagne. - Perché il “floor time” è cruciale?
Perché determina quando i 100 senatori possono votare; con priorità come lo shutdown, gli slot si riducono. - Quali commissioni sono coinvolte?
La Commissione Bancaria per il mercato e la Commissione Agricoltura per la parte commodity. - Che ruolo gioca la politica elettorale?
Polarizza il negoziato: il sostegno alla riforma può essere letto come segnale di campo in campagna. - Cosa succede se slitta al prossimo anno?
Probabile perdita della finestra favorevole e rischio di condizioni normative più rigide. - Qual è la posizione prevalente nell’industria?
Spingere il voto subito, accettando compromessi sui rendimenti delle stablecoin pur di avere regole certe. - Qual è la fonte giornalistica citata?
The Verge, articolo di Tina Nguyen sulle dinamiche politiche e industriali legate al CLARITY Act.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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