Code Vein 2 sorprende tra luci e ombre inaspettate

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Recensione Code Vein 2, meravigliosamente imperfetto
Narrazione che osa
Fin dalle prime ore, il nuovo action di Bandai Namco dichiara l’intenzione di superare senza compromessi quanto fatto nel capitolo precedente. La storia assume un ruolo dominante, abbandonando le ambiguità accessorie in favore di un racconto diretto, cronologicamente fratturato e tematicamente centrato sul rapporto tra memoria, colpa e sopravvivenza.
Il protagonista, cacciatore di Revenant incaricato di fermare la Rinascita, non viene presentato come salvatore, ma come ingranaggio sacrificabile in un mondo che cerca solo di evitare l’estinzione definitiva. L’incontro con Lou MagMell introduce un vincolo esistenziale concreto: la vita del personaggio principale è il risultato di un sacrificio esplicito, che rende ogni decisione carica di peso morale e narrativo.
Il viaggio nel tempo, reso possibile da Lou, non è un espediente decorativo per cambiare scenari, ma un dispositivo per interrogare il significato stesso di “intervenire” sugli eventi. Ogni salto temporale mette in discussione il confine tra salvezza e autoassoluzione, spingendo il giocatore a chiedersi se stia davvero cambiando il destino del mondo o solo riscrivendo il proprio ruolo in una tragedia già scritta. Personaggi secondari verbosi e sempre presenti danno struttura e coerenza al quadro complessivo, ma l’eccesso di spiegazioni finisce talvolta per soffocare l’intuizione, con un copione che tende a ribadire troppo invece di fidarsi della capacità interpretativa di chi gioca.
Combat system ambizioso
La direzione di design punta su un gameplay denso e altamente modulare, che rielabora suggestioni dei soulslike alla maniera di FromSoftware in chiave più frenetica e spettacolare. Le Formae, la gestione delle risorse e un arsenale molto vario permettono di costruire build aggressive, tecniche o ibride, con una libertà di sperimentazione rara nel genere.
Cambiare approccio non è solo consentito, ma incoraggiato: nuove combinazioni di armi e abilità spesso si rivelano essenziali per superare boss e situazioni specifiche. La progettazione dei compagni di squadra è uno dei tratti più caratteristici: alleati e supporti non sono semplici comparse, ma risorse da orchestrare strategicamente, capaci di ribaltare un combattimento se gestiti con attenzione.
L’ambizione, tuttavia, entra in conflitto con la consistenza esecutiva. Alcune battaglie spiccano per chiarezza delle animazioni, pattern leggibili e senso di giustizia, mentre altre degenerano in caos visivo, con colpi difficili da interpretare e feedback d’impatto incostanti. L’intelligenza artificiale di nemici e alleati alterna momenti di brillantezza tattica a cali improvvisi, rompendo il ritmo proprio quando l’azione dovrebbe raggiungere il suo picco. Il risultato è un sistema potenzialmente eccellente, ma segnato da oscillazioni che impediscono di esprimere sempre al massimo le sue qualità.
Mondo affascinante ma prudente
La direzione artistica resta uno dei punti più solidi del progetto. L’estetica anime dark tipica delle produzioni Bandai Namco viene qui affinata con maggiore controllo, evitando eccessi caricaturali e mantenendo una coerenza visiva rara: personaggi riconoscibili, scenari in rovina credibili, palette cromatiche che sostengono il tono disilluso dell’opera.
Il level design, invece, mostra un approccio più conservativo. Le aree sono pensate per essere attraversate con fluidità, con percorsi chiari, qualche deviazione e segreti sparsi, ma raramente offrono quella vertigine esplorativa ormai attesa dagli appassionati del genere. Il mondo appare costruito per accompagnare il giocatore più che per sfidarlo nella lettura degli spazi, scelta che facilita l’accessibilità ma riduce la soddisfazione della scoperta autentica.
Sul piano sonoro, la colonna musicale privilegia la funzione rispetto al protagonismo: tracce misurate che sostengono atmosfera e tensione senza rubare la scena. Questo minimalismo acustico si integra bene con il tono generale, ma lascia la sensazione di un potenziale non del tutto sfruttato in termini di identità uditiva. Nel complesso, l’opera appare come un esperimento di crescita: più matura, più consapevole e più rischiosa del suo predecessore, ma ancora incapace di incanalare tutte le sue idee in una sintesi davvero compiuta.
FAQ
D: Questo seguito è adatto a chi non ha giocato il primo capitolo?
R: Sì, la struttura narrativa permette di comprendere contesto e personaggi anche senza aver terminato il precedente episodio, pur offrendo riferimenti aggiuntivi a chi conosce già l’universo.
D: Quanto è difficile rispetto ad altri action RPG dello stesso filone?
R: Il livello di sfida è impegnativo ma meno punitivo dei soulslike più rigidi; il supporto dei compagni e la flessibilità delle build consentono di mitigare diversi picchi di difficoltà.
D: Il sistema di combattimento premia davvero la sperimentazione delle build?
R: Sì, molte combinazioni di armi, Formae e abilità risultano efficaci, e il gioco invita a cambiare spesso approccio per valorizzare la varietà del sistema.
D: L’intelligenza artificiale dei compagni è affidabile nelle boss fight?
R: Non sempre: in alcuni scontri si dimostrano preziosi nel gestire aggro e supporto, in altri momenti restano poco reattivi o imprecisi nei tempi di intervento.
D: L’esplorazione offre segreti significativi o solo collezionabili marginali?
R: Le deviazioni propongono risorse utili e qualche contenuto opzionale interessante, ma raramente sorprendono con aree davvero inaspettate o svolte di design memorabili.
D: L’ambientazione anime dark risulta originale rispetto alla concorrenza?
R: L’identità visiva è coesa e riconoscibile, ma il filone è ormai affollato di imitatori, per cui l’impatto innovativo risulta meno forte rispetto al passato.
D: Il gioco privilegia più la storia o l’azione pura?
R: La componente narrativa è centrale e molto presente, con dialoghi frequenti e personaggi loquaci, ma l’azione rimane il fulcro dell’esperienza complessiva.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata per questa analisi?
R: La valutazione e le considerazioni critiche sono ispirate a una recensione pubblicata dalla redazione di Everyeye.it, integrata con un’elaborazione editoriale autonoma.




