Cloud sovrano Amazon al banco di prova: nodo tra Bruxelles e Washington su dati, controllo e sicurezza

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Nubi scure sul cloud sovrano: quello Amazon ci salverà davvero dalle turbolenze tra Bruxelles e Washington?
Nuvola europea o miraggio?
L’annuncio di Amazon Web Services sul nuovo AWS European Sovereign Cloud ha riacceso il dibattito sulla reale autonomia digitale dell’Unione. Il servizio viene presentato come infrastruttura «indipendente per l’Europa», con dati e operazioni confinati fisicamente e logicamente all’interno dell’area Ue, lontano dagli occhi di Washington e dalle turbolenze geopolitiche.
La promessa intercetta l’ansia di Bruxelles, che spinge sulla sovranità tecnologica per ridurre l’esposizione verso gli Stati Uniti, in particolare nell’era di un Donald Trump sempre più percepito – per usare le parole di Christine Lagarde – come uno «strano alleato». Il controllo dei dati sensibili diventa così una variabile di sicurezza nazionale, non più solo un tema di compliance regolatoria.
Dietro lo storytelling rassicurante, però, resta aperta la domanda cruciale: chi comanda davvero sui dati custoditi nel nuovo cloud “europeo”? La giurisdizione, più che la geografia dei server, è il vero terreno dello scontro tra Bruxelles e Washington.
Il nodo giuridico e il peso del Cloud Act
L’inchiesta de ilfattoquotidiano.it sottolinea come, nonostante il perimetro Ue delle infrastrutture, AWS rimanga una società statunitense, quindi assoggettata al Cloud Act. Per gli esperti intervistati, è questo l’elemento che svuota di fatto l’etichetta di “cloud sovrano”.
Andy Yen, Ceo di Proton, ricorda che la legge americana consente a Washington di imporre la consegna di dati detenuti da aziende Usa «indipendentemente dal fatto che i server si trovino a Francoforte, Parigi o sulla Luna». A suo giudizio, nessun data center “verniciato” di blu europeo può cancellare questa realtà giuridica, per quanto curata sia la campagna di marketing.
Per Yen, l’adesione al servizio di Amazon diventa persino un simbolo politico: la conferma che l’Europa resta una «colonia digitale» degli Stati Uniti, incapace di governare fino in fondo il proprio destino tecnologico e normativo.
Europa tra dipendenza e occasioni mancate
Nonostante le criticità, alcuni governi Ue stanno abbracciando il nuovo servizio. La Germania sarà il primo Paese a utilizzare AWS European Sovereign Cloud, seguita da Belgio, Paesi Bassi e Portogallo. Per il ministro tedesco alla Trasformazione Digitale Karsten Wildberger è «il primo passo verso una futura capacità digitale autodeterminata».
Sul terreno industriale, però, il quadro è meno ottimistico. L’Europa continua a oscillare tra soluzioni americane e cinesi, segno di una desertificazione hi-tech che si trascina da anni. Il professore Michele Colajanni, dell’Università di Bologna, ricorda a ilfattoquotidiano.it il naufragio di Gaia-X: da 22 imprese iniziali si è passati a 200 soggetti, in un mosaico ingestibile di interessi e governance.
Secondo l’informatico, il continente avrebbe le competenze per costruire un vero campione europeo del cloud, replicando il modello di Airbus: un’unica grande azienda partecipata dagli Stati, capace di competere con i colossi globali senza dipendere da normative extra-Ue.
FAQ
D: Che cos’è AWS European Sovereign Cloud?
R: È un’infrastruttura cloud di Amazon Web Services progettata per operare interamente all’interno dell’Unione europea, con risorse fisicamente e logicamente separate dalle altre regioni AWS.
D: Perché molti esperti dubitano della sua “sovranità”?
R: Perché AWS resta una società Usa, quindi soggetta al Cloud Act, che può imporre la consegna di dati anche se archiviati in server europei.
D: Chi ha sollevato le critiche più dure?
R: Andy Yen, Ceo di Proton, ha definito l’adozione di queste soluzioni la prova della condizione di «colonia digitale» dell’Europa.
D: Quali Paesi useranno per primi il nuovo cloud?
R: La Germania sarà la prima, seguita da Belgio, Paesi Bassi e Portogallo, secondo le informazioni diffuse.
D: Cosa sostiene il ministro tedesco Karsten Wildberger?
R: Parla di un primo passo verso una futura capacità digitale autodeterminata, pur all’interno di un’infrastruttura gestita da un colosso Usa.
D: Qual è il principale rischio per la sovranità digitale Ue?
R: La dipendenza strutturale da fornitori extra-europei, che espone i dati a pressioni politiche e giuridiche di altri ordinamenti.
D: Che cosa è successo al progetto Gaia-X?
R: Il tentativo di creare un cloud europeo condiviso è imploso, travolto da un eccesso di partecipanti e da una governance frammentata, come racconta Michele Colajanni.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle citazioni critiche?
R: Le dichiarazioni di Andy Yen e di Michele Colajanni provengono da un’inchiesta pubblicata da ilfattoquotidiano.it.




