CIO blocca casco commemorativo dell’atleta ucraino con caduti in guerra

Il caso Heraskevych e il divieto del casco dedicato agli atleti ucraini caduti
Lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych ha reso pubblico il divieto ricevuto dal Comitato Olimpico Internazionale di utilizzare in gara un casco commemorativo dedicato agli atleti ucraini uccisi nella guerra. Il dispositivo era già stato impiegato negli allenamenti a Cortina, ma il via libera non è arrivato: per il Cio viola la Regola 50 della Carta Olimpica, che proibisce ogni forma di manifestazione o propaganda in ambito olimpico. Sul casco compaiono i volti, tra gli altri, del pattinatore Dmytro Sharpar e del pugile Pavlo Ishchenko, atleti che rappresentano una generazione spezzata dal conflitto in corso in Ucraina.
Heraskevych, quarto ai Mondiali 2025, sostiene che non si tratti di un messaggio politico ma di un tributo interno alla “famiglia olimpica”. La vicenda riapre il dibattito sul confine tra memoria delle vittime e neutralità richiesta alle istituzioni sportive globali, in un contesto in cui lo sport è sempre più attraversato da tensioni geopolitiche.
La Regola 50 e il margine di interpretazione del Cio
La Regola 50 della Carta Olimpica nasce per garantire neutralità politica nei siti olimpici, ma la sua applicazione è spesso discrezionale. Nel caso di Vladyslav Heraskevych, il Cio ha stabilito che il casco commemorativo rientri nell’ambito delle “manifestazioni” vietate. L’atleta replica che si tratta di un omaggio a membri della comunità sportiva ucraina caduti in guerra, non di uno slogan. Il nodo è definire quando memoria e identità collettiva sconfinino nella sfera politica. Per le federazioni, la linea di demarcazione è sempre più difficile da tracciare, specie quando il conflitto coinvolge direttamente atleti, dirigenti e Paesi membri del movimento olimpico.
La decisione rischia inoltre di creare un precedente su simboli e tributi legati a vittime di guerre, terrorismo o violenza di Stato, imponendo al Cio una coerenza che negli anni non è sempre apparsa cristallina.
Tributo agli atleti caduti e ricordare il “prezzo della libertà”
Il casco di Vladyslav Heraskevych riporta i volti di giovani atleti ucraini uccisi in combattimento o sotto i bombardamenti. Tra loro il pattinatore artistico Dmytro Sharpar, caduto vicino a Bakhmut, e il biatleta diciannovenne Yevhen Malyshev, ucciso nei pressi di Kharkiv. Per lo skeletonista, il messaggio è prima di tutto umano ed etico: mostrare il “prezzo della libertà” dell’Ucraina attraverso storie individuali che il pubblico olimpico può riconoscere e comprendere.
La scelta di portare questi volti in pista si inserisce in una lunga tradizione di atleti che trasformano l’equipaggiamento – caschi, scarpe, nastri, bracciali – in strumenti di narrazione civile. In questo caso, il richiamo è interno al movimento sportivo: ex medagliati giovanili e promesse nazionali che non potranno più competere.
La posizione del Cio e il ruolo della federazione ucraina


Il Comitato Olimpico Internazionale ha precisato che la federazione ucraina non aveva inizialmente presentato richiesta formale di autorizzazione per il casco di Vladyslav Heraskevych. Solo in un secondo momento, dopo la segnalazione, un rappresentante ha comunicato all’atleta il divieto in base alla Regola 50. La dinamica procedurale è rilevante: per il Cio, il mancato iter autorizzativo rafforza la scelta di non ammettere in gara il simbolo contestato. Per il team ucraino, invece, si tratta di un irrigidimento ingiustificato rispetto a precedenti in cui l’istituzione olimpica aveva mostrato maggiore flessibilità.
Il caso evidenzia la centralità dell’intermediazione delle federazioni nazionali e l’importanza di competenze legali e comunicative per gestire in anticipo ogni richiesta che possa avere impatto regolamentare o mediatico.
Precedenti olimpici: dal cartello “No War in Ukraine” a Pechino
Vladyslav Heraskevych non è nuovo a gesti pubblici contro la guerra. Ai Giochi invernali di Pechino 2022 espose un cartello con la scritta “No War in Ukraine” senza subire sanzioni disciplinari. Quel precedente alimenta oggi le sue aspettative di tolleranza da parte del Cio. All’epoca, il contesto comunicativo e la rapidità degli eventi avevano spinto il movimento olimpico a un approccio più morbido, limitandosi a richiami generici alla neutralità. La differenza odierna è che il simbolo – il casco con i volti degli atleti caduti – verrebbe usato stabilmente in gara, rendendo il messaggio visibile in ogni discesa e a ogni inquadratura televisiva.
Questo innalza il livello di esposizione mediatica e spinge le istituzioni a valutare l’impatto politico percepito, soprattutto in un quadro già teso nei rapporti con la Russia.
Neutralità olimpica e limiti etici del principio
La neutralità politica dichiarata dal Cio è sempre più messa alla prova da guerre e crisi umanitarie che coinvolgono direttamente atleti e Paesi membri. Il divieto al casco di Vladyslav Heraskevych mostra il rischio di una neutralità intesa in modo strettamente procedurale, che finisce per oscurare il ricordo delle vittime pur di evitare accuse di “propaganda”. Questo approccio solleva interrogativi etici: può lo sport ignorare il destino dei propri membri quando la violenza li colpisce proprio in quanto cittadini di un Paese aggredito?
Per gli esperti di governance sportiva, il tema è stabilire linee guida più trasparenti che distinguano tra messaggi di odio o partigianeria politica e commemorazioni di vittime riconosciute, evitando doppi standard tra conflitti diversi e nazioni con diverso peso geopolitico.
La reazione di Zelensky e l’impatto sull’opinione pubblica
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è intervenuto direttamente rilanciando sui social il video di Vladyslav Heraskevych e legittimando il significato del casco. Nel suo messaggio, ha elencato i nomi degli atleti uccisi e descritto le circostanze delle loro morti, collegando il tributo al racconto complessivo della guerra contro la Russia. Per la leadership ucraina, l’arena sportiva globale resta uno dei palcoscenici più efficaci per mantenere alta l’attenzione internazionale sul conflitto, soprattutto presso un pubblico giovane e trasversale.
Il sostegno pubblico di Zelensky trasforma così una controversia regolamentare in un caso politico-diplomatico, aumentando la pressione sul Cio e sulle federazioni internazionali.
Il messaggio di Zelensky: verità contro “manifestazione politica”
Nel suo intervento, Volodymyr Zelensky ha difeso apertamente la scelta di Vladyslav Heraskevych: «Questo casco mostra i ritratti dei nostri atleti uccisi dalla Russia. Il pattinatore artistico Dmytro Sharpar, ucciso in combattimento vicino a Bakhmut; Yevhen Malyshev, un biatleta di 19 anni ucciso dagli occupanti vicino a Kharkiv; e altri atleti ucraini la cui vita è stata portata via dalla guerra russa. Ringrazio il portabandiera della nostra nazionale alle Olimpiadi invernali, Vladyslav Heraskevych, per aver ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta. Questa verità non può essere scomoda, inappropriata o definita una “manifestazione politica a un evento sportivo”. È un promemoria per tutto il mondo di cosa sia la Russia moderna». Zelensky ribalta così la categoria di “manifestazione politica” in “verità scomoda”, ponendo il Cio di fronte a un dilemma reputazionale.
Percezione pubblica, narrativa di guerra e responsabilità mediatica
La vicenda del casco di Vladyslav Heraskevych si inserisce in una più ampia battaglia di narrativa tra Ucraina e Russia. Attraverso lo sport, Kiev punta a personalizzare il conflitto, mostrando volti e storie concrete anziché soli numeri di vittime. Per i media internazionali, il caso è un banco di prova sulla capacità di raccontare la guerra rispettando i fatti, evitando semplificazioni propagandistiche ma senza neutralizzare il dolore dei soggetti coinvolti.
In questo quadro, le piattaforme digitali e i colossi dell’informazione sportiva hanno il compito di contestualizzare decisioni come quella del Cio, dando spazio alle voci degli atleti, ai profili delle vittime e alle motivazioni istituzionali, per consentire al pubblico una valutazione autonoma e informata.
FAQ
Perché il Cio ha vietato il casco di Vladyslav Heraskevych?
Il Cio ritiene che il casco commemorativo violi la Regola 50 della Carta Olimpica, che vieta manifestazioni o propaganda in siti e competizioni olimpiche, includendo simboli visibili durante le gare.
Cosa rappresentava il casco dedicato agli atleti ucraini uccisi?
Il casco di Vladyslav Heraskevych riportava i ritratti di atleti ucraini caduti in guerra, tra cui il pattinatore Dmytro Sharpar e il biatleta Yevhen Malyshev, come tributo alla “famiglia olimpica”.
Perché Heraskevych sostiene che non sia un gesto politico?
Heraskevych afferma che il casco è un omaggio a compagni e colleghi uccisi, non uno slogan contro uno Stato o un governo, e quindi rientrerebbe nella memoria delle vittime, non nella propaganda.
Qual è il contenuto della Regola 50 della Carta Olimpica?
La Regola 50 impone la neutralità politica all’interno dei siti olimpici, vietando manifestazioni, dimostrazioni e propaganda di carattere politico, religioso o razziale da parte di atleti e staff.
In passato il Cio aveva tollerato il messaggio di Heraskevych?
Sì, ai Giochi di Pechino 2022 Vladyslav Heraskevych mostrò un cartello “No War in Ukraine” senza ricevere sanzioni, episodio che oggi alimenta il dibattito sulla coerenza delle decisioni.
Cosa ha detto Zelensky sul caso del casco?
Volodymyr Zelensky ha sostenuto pubblicamente l’atleta, definendo il casco un promemoria del “prezzo della lotta” ucraina e contestando la definizione di “manifestazione politica” data al tributo.
Qual è il ruolo della federazione ucraina nella vicenda?
Secondo il Cio, la federazione ucraina non ha chiesto inizialmente l’autorizzazione per il casco; solo dopo la segnalazione un suo rappresentante ha comunicato ad Heraskevych il divieto ufficiale.
Qual è la fonte originale della notizia sul caso Heraskevych?
Le informazioni qui analizzate derivano dall’articolo pubblicato dal quotidiano italiano La Stampa, che ha ricostruito la posizione di Vladyslav Heraskevych, del Cio e del presidente Volodymyr Zelensky.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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