Cina rafforza il divieto crypto includendo stablecoin e asset tokenizzati
La stretta di Pechino su stablecoin e tokenizzazione degli asset reali
Le autorità della Cina continentale estendono la storica stretta sulle criptovalute anche alle stablecoin ancorate allo yuan e alla tokenizzazione degli asset del mondo reale, ridefinendo il perimetro legale della finanza digitale nel Paese. Al centro del nuovo avviso congiunto ci sono la tutela della sovranità monetaria, il controllo del rischio sistemico e il contrasto agli usi illeciti delle tecnologie crittografiche. Le regole puntano a chiudere gli spazi residui lasciati dopo il bando totale sulle criptovalute del 2021, includendo nuove forme di finanza basata su blockchain che, pur non essendo valute virtuali tradizionali, possono svolgere funzioni monetarie o di raccolta del risparmio non autorizzata.
La mossa avviene mentre la vicina Hong Kong procede in senso opposto verso un regime di licenze per stablecoin, evidenziando una strategia “a doppio binario” nel controllo cinese sugli asset digitali.
Nuovo avviso congiunto di PBoC, CSRC e altre autorità
La People’s Bank of China e la China Securities Regulatory Commission, insieme ad altre agenzie centrali, formalizzano un’estensione dell’attuale bando sulle criptovalute. L’avviso ribadisce che emissione, scambio e mining di valute virtuali restano completamente vietati nella Cina continentale, ma amplia il raggio d’azione includendo token legati a diritti su asset finanziari e reali. Le autorità inquadrano un’ampia gamma di piattaforme RWA come potenziale “finanza illegale” se non autorizzate, allineando le attività su blockchain al corpus delle normative su titoli, futures e raccolta del risparmio. L’obiettivo è evitare che nuove strutture tecnologiche aggirino regole già esistenti su emissione di strumenti finanziari e attività di investimento al dettaglio.
La comunicazione si inserisce in un percorso regolatorio avviato dal 2013 e culminato nel divieto totale del 2021.
Divieto sulle stablecoin ancorate allo yuan emesse all’estero
Un punto centrale dell’avviso riguarda le stablecoin indicizzate al renminbi. Nessun soggetto, domestico o estero ma controllato da entità cinesi, può emettere all’estero stablecoin collegate allo yuan senza autorizzazione preventiva delle autorità competenti. I regolatori sottolineano che queste strutture, pur tecnicamente “private”, svolgono funzioni assimilabili alla moneta legale in termini di circolazione e utilizzo, incidendo sulla sovranità monetaria. Il messaggio è chiaro: la creazione di versioni digitali dello yuan non può essere delegata al settore privato, tanto meno in giurisdizioni straniere. Le nuove regole incidono direttamente sui progetti di stablecoin RMB-centriche sviluppati da gruppi con base operativa o governance riconducibile alla Cina continentale, riducendo in modo strutturale i margini di arbitraggio regolatorio.
Tokenizzazione degli asset reali e finanza illecita
Il documento regolatorio affronta in modo esplicito la tokenizzazione degli asset reali, fenomeno ormai centrale nell’evoluzione della finanza digitale globale. Per le autorità cinesi, trasferire su blockchain diritti di proprietà, flussi di reddito o altri interessi economici non è neutrale: si tratta di attività finanziaria che, se non inquadrata in strutture autorizzate, può configurare violazioni in materia di titoli, futures e sollecitazione del pubblico risparmio. Il messaggio mira a prevenire la nascita di mercati paralleli di “pseudo-titoli” tokenizzati che sfuggano alla supervisione del CSRC e ad aggirare requisiti di trasparenza, governance e tutela degli investitori già vigenti nei mercati tradizionali cinesi.


La tokenizzazione viene ammessa solo entro perimetri strettamente regolati e collegati alle infrastrutture finanziarie ufficiali.
Definizione regolatoria di tokenizzazione e RWA
I regolatori definiscono la tokenizzazione come l’uso di crittografia e tecnologia di registro distribuito per l’emissione e lo scambio di diritti di proprietà, diritti di reddito o altri interessi legati ad asset sottostanti. In questo quadro, i token rappresentativi di quote immobiliari, crediti, strumenti finanziari o flussi di cassa rientrano nell’ambito della supervisione finanziaria, indipendentemente dalla natura “tecnologica” della piattaforma. Il documento vieta la vendita illegale di strumenti tokenizzati assimilabili a titoli, la distribuzione pubblica di “security token” senza autorizzazione e l’offerta di servizi di intermediazione o tecnologia per tali attività se non autorizzati. Le piattaforme RWA non possono presentarsi come meri fornitori tecnologici per eludere l’inquadramento come operatori finanziari vigilati.
Obblighi di filing e possibili eccezioni per infrastrutture autorizzate
L’avviso apre a eccezioni limitate per operazioni commerciali effettuate tramite infrastrutture finanziarie specifiche e già regolamentate, purché autorizzate dalle autorità competenti. L’entità che detiene il controllo effettivo degli asset sottostanti deve presentare un filing preventivo al CSRC prima di intraprendere operazioni di tokenizzazione, indicando natura degli asset, struttura del token, modalità di emissione e governance. In caso di emissioni all’estero, la documentazione deve illustrare in dettaglio la relazione con la società di filing domestica, la localizzazione degli asset e le condizioni di negoziazione. Questo schema punta a prevenire l’uso di veicoli offshore per distribuire a investitori globali token legati ad asset cinesi senza un chiaro presidio regolatorio interno, riducendo l’opacità tipica delle strutture multilayer.
Mining, enforcement e divergenza con Hong Kong
Accanto alla dimensione finanziaria, il documento rafforza i controlli operativi contro il mining di criptovalute e contro l’utilizzo occulto di infrastrutture IT per attività vietate. Il focus va su “data center ombra” che ospitano hardware per il mining sotto copertura di servizi digitali ordinari, e su operatori che spostano frequentemente le apparecchiature tra diverse regioni per eludere la vigilanza locale. Parallelamente, mentre la Cina continentale irrigidisce la morsa, Hong Kong prosegue verso un quadro di licenze per stablecoin, attirando l’interesse di grandi gruppi tecnologici come Ant Group e JD.com. Questa divergenza regolatoria intra-cinese è attentamente osservata da investitori globali e policy maker occidentali, che la leggono anche in chiave di competizione strategica con il sistema finanziario statunitense.
Mining, data center e ruolo della National Development and Reform Commission
La National Development and Reform Commission e le agenzie competenti continueranno ad applicare controlli stringenti sulle attività di mining, considerate ad alto consumo energetico e a elevato rischio speculativo. Le autorità segnalano il fenomeno di strutture che si presentano come normali data center ma ospitano in realtà rig di mining, nonché la pratica di spostare costantemente le macchine per sfuggire alle verifiche locali. L’avviso collega alcune di queste attività a dinamiche di trading speculativo su criptovalute, rafforzando il nesso tra rischio energetico, finanziario e di ordine pubblico. L’enforcement si orienta quindi non solo sul piano tecnico, ma anche su quello societario e penale, con particolare attenzione alle reti che facilitano l’accesso a mercati cripto offshore.
Hong Kong, licenze stablecoin e timori geopolitici
In netto contrasto con la linea di Pechino, la Hong Kong Monetary Authority prepara il rilascio delle prime licenze per emittenti di stablecoin, con l’obiettivo dichiarato di concludere le valutazioni entro marzo, come indicato dal chief executive Eddie Yue al Legislative Council. Decine di operatori hanno già presentato domanda ai sensi della nuova “Stablecoins Ordinance”, che impone autorizzazione per l’emissione di stablecoin nel territorio o collegate al dollaro di Hong Kong. Secondo il Financial Times, colossi come Ant Group e JD.com seguono da vicino il dossier, sebbene alcune iniziative siano state rallentate da riserve esplicite della People’s Bank of China. Sullo sfondo, studi recenti evidenziano l’uso dei stablecoin da parte del crimine organizzato e la crescente centralità delle stablecoin in dollari, alimentando le preoccupazioni di Pechino e, in senso opposto, i timori di Washington su un possibile disegno alternativo di leadership finanziaria, citati anche in una recente audizione al Senate Banking Committee dal Segretario al Tesoro USA.
FAQ
Che cosa cambia con il nuovo avviso su criptovalute e stablecoin in Cina?
L’avviso estende il bando cinese alle stablecoin ancorate allo yuan e alla tokenizzazione di asset reali, qualificando molte attività RWA come finanza illecita se non autorizzate da PBoC e CSRC.
Le stablecoin legate al renminbi possono essere emesse all’estero da società cinesi?
No, società cinesi e soggetti esteri da esse controllati non possono emettere all’estero stablecoin indicizzate allo yuan senza previa autorizzazione delle autorità cinesi competenti.
Come viene regolata la tokenizzazione degli asset reali (RWA) dalla Cina?
La tokenizzazione è considerata emissione e scambio di diritti su asset e rientra nella normativa su titoli e finanza; attività e servizi non autorizzati possono configurare offerta e intermediazione illegale di strumenti finanziari.
Qual è il ruolo della National Development and Reform Commission nel contrasto al mining?
La National Development and Reform Commission coordina controlli e sanzioni sulle operazioni di mining, con focus su data center mascherati e spostamento di apparecchiature per eludere la vigilanza locale.
In che cosa differisce l’approccio di Hong Kong rispetto alla Cina continentale?
Hong Kong introduce un regime di licenze per stablecoin tramite la Hong Kong Monetary Authority, mentre la Cina continentale mantiene un bando totale sulle criptovalute e rafforza i divieti su stablecoin e RWA.
Perché Pechino è preoccupata dal ruolo delle stablecoin in dollari?
Pechino teme che le stablecoin in dollari rafforzino l’influenza della valuta statunitense nel mercato degli asset digitali e favoriscano l’uso illecito dei capitali, indebolendo la sovranità monetaria cinese.
Quali opportunità vede Hong Kong nello sviluppo di stablecoin regolamentate?
Hong Kong punta a usare stablecoin e tokenized deposits per pagamenti transfrontalieri e servizi finanziari regionali, attirando grandi gruppi come Ant Group e JD.com sotto rigorosa supervisione.
Qual è la fonte originale delle informazioni su queste nuove misure cinesi?
Le informazioni analizzate derivano da un articolo pubblicato da crypto.news sulle nuove linee guida cinesi in materia di stablecoin, RWA e regolamentazione degli asset digitali.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



