Christian De Sica sorprende tutti con un film segreto su Vittorio
Un comico tra censura e nuovi linguaggi
Christian De Sica, a 75 anni, ammette senza giri di parole che molte battute dei suoi cinepanettoni oggi sarebbero impensabili. La sensibilità sociale è cambiata, i social amplificano ogni frase e il comico che cercava la risata “a ogni costo” ora si misura con un pubblico più esigente e frammentato. Non è autocensura, ma consapevolezza del contesto culturale. Le gag che negli anni Ottanta e Novanta riempivano le sale oggi verrebbero passate al setaccio da opinionisti, attivisti e algoritmi di piattaforme globali.
De Sica rivendica una carriera costruita sull’istinto, sul tempo comico e su una certa incoscienza giovanile, ma riconosce che la stessa irriverenza, a 75 anni, rischierebbe di essere letta come fuori luogo, persino offensiva. Il rapporto con l’“intellighenzia” rimane spigoloso: una parte della critica non gli ha mai perdonato il successo popolare, percependo la commedia commerciale come cinema di serie B. Eppure, la sua filmografia ha intercettato paure, desideri e stereotipi dell’italiano medio meglio di molti film d’autore.
Oggi l’attore romano sceglie con attenzione parole e progetti, ma non ha alcuna intenzione di fermarsi. Si definisce ancora “un ragazzino”, con l’ingranaggio un po’ arrugginito ma la stessa voglia di palcoscenico. La sfida è coniugare memoria del vecchio cabaret, rispetto delle nuove sensibilità e una comicità che resti riconoscibile al pubblico che lo segue da decenni.
Tra set, nipoti e un nuovo ruolo da detective
L’agenda di Christian De Sica non conosce pensione. In attesa dell’uscita, fissata per il 5 febbraio 2026, del film in cui interpreta un detective di fama internazionale, l’attore vive una stagione doppiamente inedita: quella sul set di un giallo e quella a casa, da nonno. Al suo fianco, come sempre, la moglie Silvia Verdone, compagna di vita e di equilibri fuori dai riflettori, in una famiglia che intreccia cinema e televisione da generazioni.
La vera rivoluzione privata si chiama Bianca, la nipote di due anni e mezzo che vive a Modena con la madre Maria Rosa e il marito. De Sica racconta di come, con lei, stia recuperando il tempo che sente di aver sottratto ai figli nei periodi più intensi della carriera: oggi aspetta con impazienza il treno o l’auto per raggiungerla, pronto a concedersi quella quotidianità che un tempo sacrificava per i set. Per chi ha sempre vissuto “sul lavoro”, la nonnità diventa nuova materia emotiva, forse anche nuovo serbatoio narrativo.
Il ruolo di detective internazionale, dal canto suo, segna l’ennesimo spostamento di registro: dall’uomo medio pasticcione dei cinepanettoni a un protagonista più sfaccettato, pensato per un pubblico abituato alle serie crime globali. È un banco di prova importante per misurare quanto il nome De Sica possa dialogare con le nuove generazioni senza perdere la sua riconoscibilità storica.
Il peso dell’eredità di Vittorio
L’ombra luminosa di Vittorio De Sica accompagna da sempre Christian, tra ammirazione e responsabilità. L’attore ricorda spesso un episodio teatrale: durante lo spettacolo “Parlami di me”, scritto da Enrico Vaime e Maurizio Costanzo, un aneddoto sulla morte del padre scatenò un applauso spontaneo dell’intera platea. Non era solo un omaggio al figlio sul palco, ma un tributo a uno dei registi simbolo del neorealismo, “lui che stava lassù”. Quel momento sancì la consapevolezza di un’eredità che va oltre il cognome.
A questa memoria è legato il progetto di un film su “La porta del cielo”, pellicola girata nel 1943 da Vittorio De Sica, con cui conobbe Maria Mercader e riuscì a salvare decine di ebrei, scritturandoli come comparse per proteggerli dalle persecuzioni. Christian ha scritto la sceneggiatura da vent’anni e spera finalmente di vederla realizzata, non più come interprete del padre – ruolo per cui ora si considera anagraficamente fuori tempo – ma come custode di una storia morale e cinematografica cruciale per la memoria del Paese.
In corsa per il ruolo principale ci sono attori come Alessandro Borghi, Claudio Santamaria e Francesco Scianna. De Sica non cerca un sosia di Vittorio, ma una presenza capace di restituire complessità etica e carisma. È il tentativo di unire cinema della memoria e sensibilità contemporanea, facendo dialogare la stagione del neorealismo con i codici narrativi dell’audiovisivo di oggi.
FAQ
D: Perché Christian De Sica dice che oggi rischierebbe “il carcere” per alcune battute?
R: Allude, in modo iperbolico, al cambiamento di sensibilità e alle possibili polemiche social e mediatiche che oggi colpirebbero certe gag del passato.
D: Christian De Sica ha intenzione di smettere di recitare?
R: No, si sente ancora energico e motivato, nonostante l’età, e continua a scegliere nuovi progetti cinematografici e teatrali.
D: Qual è il nuovo film in uscita con Christian De Sica?
R: È un film in cui interpreta un detective di fama internazionale, con uscita prevista per il 5 febbraio 2026.
D: Che rapporto ha De Sica con la nipote Bianca?
R: È molto affettuoso: la considera “la cosa più bella” successa nella sua vita e con lei cerca di recuperare il tempo non dedicato ai figli da piccoli.
D: Perché Christian De Sica si sente criticato dall’“intellighenzia”?
R: Ritiene che una parte della critica non gli abbia mai perdonato il grande successo popolare dei suoi film comici e natalizi.
D: Che cos’è il progetto sul film “La porta del cielo”?
R: È una sceneggiatura scritta da Christian De Sica, ispirata al film di Vittorio del 1943, che racconta anche il salvataggio di ebrei usati come comparse.
D: Chi potrebbe interpretare Vittorio De Sica nel nuovo film?
R: Tra i nomi valutati da Christian De Sica ci sono Alessandro Borghi, Claudio Santamaria e Francesco Scianna.
D: Qual è la fonte originale delle dichiarazioni di Christian De Sica?
R: Le principali dichiarazioni riportate provengono da un’intervista rilasciata a La Stampa.




