Chiesa e abusi sessuali nuovi testimoni rompono il silenzio e svelano verità mai raccontate

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Ricerca storica sugli abusi sessuali nella chiesa cattolica
Un’indagine storica sistematica sugli abusi sessuali nella Chiesa cattolica in Svizzera è stata affidata al Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo, con mandato formale della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), della KOVOS e della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ). Lo studio copre un arco temporale che va dalla metà del Novecento fino ai giorni nostri, con l’obiettivo di documentare in modo rigoroso dimensioni, dinamiche e gestione istituzionale dei casi di abuso.
La ricerca, di natura scientifica e indipendente, utilizza metodi storici classici: analisi critica di archivi ecclesiastici e civili, confronto incrociato delle fonti, raccolta strutturata di testimonianze dirette.
In questa prospettiva, anche la Diocesi di Lugano è pienamente coinvolta, a conferma di un approccio che intende coprire l’intero territorio nazionale e tutte le principali realtà ecclesiali cattoliche. Il progetto non si limita alla semplice ricostruzione cronologica dei fatti, ma mira a chiarire i meccanismi interni che hanno favorito silenzi, omissioni o gestione inadeguata delle segnalazioni, ponendo le basi documentarie per eventuali successive decisioni pastorali, istituzionali e giudiziarie.
Contesti più colpiti e primi risultati emersi
Dalle prime analisi condotte dal team dell’Università di Zurigo emerge un quadro in cui gli abusi non si sono concentrati esclusivamente nell’ambito strettamente pastorale. Oltre alle attività parrocchiali, risultano particolarmente esposti gli ambienti educativi legati alla Chiesa cattolica, come scuole confessionali, collegi religiosi e istituti con internato, spesso caratterizzati da forte asimmetria di potere tra adulti e minori.
La documentazione d’archivio finora recuperata – proveniente sia da strutture ecclesiastiche sia da organismi civili – indica che proprio questi contesti chiusi e gerarchici sono stati tra i più vulnerabili, soprattutto a partire dalla seconda metà del Novecento.
Parallelamente all’esame delle carte, i ricercatori hanno iniziato a raccogliere testimonianze individuali che confermano la diffusione del fenomeno anche nella Svizzera italiana, dove la partecipazione della Diocesi di Lugano consente di integrare fonti locali finora poco esplorate. Questi primi riscontri non forniscono ancora una mappa esaustiva dei casi, ma delineano già linee ricorrenti: scarsità di controlli interni, tendenza alla gestione interna delle segnalazioni, difficoltà per le vittime nel denunciare, soprattutto quando l’autore era una figura autorevole nel contesto scolastico o religioso.
FAQ
Qual è l’obiettivo principale di questa ricerca sugli abusi nella Chiesa cattolica in Svizzera?
Lo scopo è documentare in modo sistematico e scientifico la portata degli abusi, le dinamiche istituzionali che li hanno resi possibili e le modalità con cui sono stati gestiti dalle strutture ecclesiastiche nel tempo.
Quali contesti risultano finora più colpiti dagli abusi?
Dalle prime evidenze emergono come particolarmente esposti gli ambienti educativi legati alla Chiesa: scuole, collegi religiosi e istituti con internato, oltre alle attività pastorali tradizionali.
Che ruolo ha l’Università di Zurigo in questo studio?
Il Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo coordina il progetto, analizza archivi ecclesiastici e civili e raccoglie testimonianze, con un mandato formale della Conferenza dei vescovi svizzeri, della KOVOS e della RKZ.
La Diocesi di Lugano è inclusa nell’indagine?
Sì, la Diocesi di Lugano partecipa pienamente allo studio, consentendo di integrare nella ricerca anche i casi e la documentazione relativi alla Svizzera italiana.
Le vittime che testimoniano sono tutelate nell’anonimato?
Sì, il team di ricerca garantisce anonimato e massima riservatezza a chi decide di condividere la propria esperienza, sia attraverso documenti sia tramite colloqui diretti.
Come vengono utilizzate le testimonianze raccolte?
Le testimonianze vengono analizzate in forma anonima, confrontate con i dati d’archivio e utilizzate per ricostruire i contesti, le responsabilità e le prassi di gestione dei casi di abuso.
Qual è la fonte giornalistica a cui si fa riferimento per questa indagine?
Le informazioni riportate si basano sui dati diffusi dagli enti promotori dello studio e dai comunicati collegati alla Conferenza dei vescovi svizzeri, che rappresentano la principale fonte giornalistica di riferimento.
Come offrire la propria testimonianza in modo riservato
Le persone che hanno vissuto o conoscono episodi di abuso legati alla Chiesa cattolica in Svizzera possono contribuire alla ricerca contattando direttamente il team del Dipartimento di Storia dell’Università di Zurigo. Sono previste modalità di raccolta delle testimonianze calibrate sulle esigenze di tutela della sfera privata e sulla sicurezza dei dati personali.
Il contatto può avvenire via e-mail all’indirizzo ricerca-abusi@hist.uzh.ch oppure telefonicamente al numero 044 634 47 38, dove è disponibile personale formato a gestire segnalazioni sensibili. In ogni fase, viene assicurata la separazione tra i dati identificativi e il contenuto della testimonianza, così da impedire collegamenti diretti con l’identità della persona.
L’anonimato è garantito a chi lo desidera: chi fornisce informazioni può scegliere se rimanere totalmente non identificabile nei risultati della ricerca o se autorizzare un uso controllato dei propri dati. La collaborazione è aperta anche a familiari, testimoni indiretti e persone che abbiano avuto conoscenza documentale dei fatti, inclusi casi avvenuti nella Svizzera italiana e nella Diocesi di Lugano. Le informazioni raccolte non sono trasmesse automaticamente ad autorità ecclesiastiche o civili, ma vengono trattate prima di tutto in chiave scientifica e storica, nel rispetto delle norme sulla protezione dei dati.
FAQ
Chi può contattare il team di ricerca sugli abusi nella Chiesa?
Possono rivolgersi al team vittime dirette, testimoni, familiari o persone che dispongono di informazioni documentate su casi di abuso legati a istituzioni cattoliche in Svizzera.
Quali sono i canali ufficiali per inviare la propria testimonianza?
Le testimonianze possono essere trasmesse via e-mail all’indirizzo ricerca-abusi@hist.uzh.ch oppure tramite contatto telefonico al numero 044 634 47 38.
È possibile rimanere anonimi durante la procedura?
Sì, l’anonimato è garantito: chi partecipa può chiedere che i propri dati identificativi non compaiano né nei documenti di lavoro né nei risultati pubblicati.
Le testimonianze vengono comunicate alle autorità giudiziarie?
Il progetto ha finalità storiche e scientifiche; le informazioni sono trattate in questo quadro. Eventuali segnalazioni alle autorità competenti seguono le norme vigenti e le scelte della persona coinvolta.
Come viene protetta la riservatezza dei dati personali?
I ricercatori applicano protocolli di protezione dei dati che separano identità e contenuto della testimonianza, riducendo al minimo il rischio di identificazione non autorizzata.
La Svizzera italiana e la Diocesi di Lugano sono incluse nella raccolta di testimonianze?
Sì, la ricerca riguarda l’intero territorio nazionale e comprende in modo esplicito anche la Svizzera italiana e la Diocesi di Lugano.
Qual è la fonte giornalistica principale di riferimento per queste informazioni?
Le informazioni derivano dai comunicati e dalle note ufficiali della Conferenza dei vescovi svizzeri e dagli enti promotori dello studio, che costituiscono la fonte giornalistica primaria per la copertura del progetto.




