Chiara Poggi, nuova ricostruzione sul mistero irrisolto di Garlasco

Delitto di Garlasco, il nuovo fronte televisivo e giudiziario
Nel talk di Rai 3 “Lo Stato delle Cose”, condotto da Massimo Giletti, il delitto di Garlasco è tornato al centro dell’attenzione pubblica con nuove ipotesi e tensioni tra legali. A distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi e dalla condanna definitiva di Alberto Stasi, le dichiarazioni di Massimo Lovati, ex avvocato di Andrea Sempio, rilanciano scenari alternativi che incrociano inchiesta giudiziaria, analisi dei dispositivi informatici e presunte trame criminali organizzate.
La Procura di Pavia sta esaminando i computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi, mentre in parallelo nel dibattito mediatico si discute di possibili nuovi elementi, delle loro ricadute processuali e dei limiti tra ricostruzione giornalistica e verità giudiziaria.
Le nuove indagini sui computer di Poggi e Stasi
Secondo quanto ricordato in studio da Massimo Giletti, da circa un anno Andrea Sempio è iscritto nel registro degli indagati, mentre gli inquirenti analizzano i computer di Chiara Poggi e di Alberto Stasi alla ricerca di dati residui, cronologie, file cancellati e collegamenti tra ricerche online e contatti reali.
L’analisi forense dei dispositivi punta a verificare se vi siano tracce coerenti con le piste emerse negli anni, incluse quelle legate a contenuti sensibili come pedofilia e pornografia, già citati in varie fasi dell’inchiesta. Il focus tecnico riguarda eventuali correlazioni fra ciò che Chiara Poggi avrebbe potuto scoprire e i possibili moventi dell’omicidio, nel perimetro degli elementi accertabili e utilizzabili in sede di revisione.
Il ruolo di Andrea Sempio nel nuovo scenario investigativo
L’iscrizione di Andrea Sempio nel registro degli indagati, ricordata da Massimo Giletti, riapre un capitolo rimasto a lungo sullo sfondo rispetto alla posizione di Alberto Stasi. Gli inquirenti intendono chiarire al millimetro orari, spostamenti, contatti telefonici e digitali di Sempio, oltre agli eventuali legami con l’ambiente frequentato da Chiara Poggi.
In questa cornice, le dichiarazioni pubbliche del suo ex legale, Massimo Lovati, pesano sul dibattito ma non sostituiscono gli accertamenti tecnici, che restano ancorati a perizie, tabulati, tracciati informatici e riscontri oggettivi necessari per ogni possibile sviluppo processuale.
Le teorie di Massimo Lovati e l’ipotesi del sicario
In studio, Massimo Lovati ha sostenuto con forza che l’omicidio di Chiara Poggi non sarebbe attribuibile né a Alberto Stasi né a Andrea Sempio, né a un concorso di persone, ma a un sicario solitario incaricato da un’organizzazione criminale strutturata, paragonata a una sorta di “Spectre”.
Questa ricostruzione, priva al momento di riscontri processuali consolidati, si inserisce in un contesto di forte esposizione mediatica, in cui è necessario distinguere tra opinioni, suggestioni e ciò che può trasformarsi in prova in un eventuale giudizio di revisione.
L’ipotesi di un omicidio commissionato da una rete criminale
Massimo Lovati ha affermato che l’inchiesta in corso sarebbe, a suo dire, “finta” e orientata solo a ottenere la revisione del processo di Alberto Stasi. Secondo la sua tesi, Chiara Poggi avrebbe scoperto “cose innominabili”, elementi così gravi da minacciare la sopravvivenza di una rete criminale occulta, al punto da giustificare, per chi l’avrebbe decisa, un omicidio su commissione.
Lovati descrive un sistema che agirebbe secondo logiche di protezione interna e mutuo soccorso fra affiliati, in cui un soggetto in difficoltà avrebbe potuto chiedere l’intervento di un killer per mettere a tacere una testimone scomoda. Tale ricostruzione, tuttavia, non è stata confermata da provvedimenti giudiziari.
Le ricerche sul computer di Chiara Poggi e i contenuti sensibili
Nel confronto con Massimo Giletti, il conduttore ha chiesto se l’ipotesi di complotto fosse collegata alle ricerche sul computer di Chiara Poggi relative a pedofilia e pornografia, chiedendo esplicitamente: “Aveva capito qualcosa?”.
Massimo Lovati ha risposto: “Lei ha sul suo computer cose simili? Io no, le cercava perché era venuta a sapere qualcosa”, suggerendo che quelle attività online sarebbero state finalizzate a capire meglio un ambiente o un segreto già intuito. Anche su questo fronte, però, spetterà alle perizie informatiche valutare se vi siano collegamenti concreti fra tali ricerche e un ipotetico movente riconducibile a reti criminali organizzate.
Figure citate, denaro sospetto e scontro tra legali
Nel delineare il presunto perimetro di questa organizzazione, Massimo Lovati ha richiamato altre figure e flussi economici ritenuti anomali. In parallelo, in studio si è consumato un netto confronto con l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, che ha ridimensionato drasticamente la portata giuridica delle tesi avanzate dall’ex collega.
Il contrasto evidenzia il divario tra narrazioni mediatiche e standard probatori richiesti in sede giudiziaria, in particolare in un caso già definito con sentenza definitiva e ora proiettato sul terreno delicato dell’eventuale revisione.
I riferimenti a Don Gregorio, Flavius Savu e ai flussi di denaro
Massimo Lovati ha citato l’ex parroco del Santuario della Bozzola, Don Gregorio, e Flavius Savu, attualmente detenuto, collegandoli a somme di denaro giudicate “inspiegabili” per entità e provenienza. Il riferimento a questi nomi, già emersi in altre cronache, è stato inserito nel quadro più ampio di presunti rapporti, appoggi e coperture interne alla rete criminale descritta dall’avvocato.
Non risultano, però, decisioni giudiziarie che abbiano consacrato una trama unitaria in grado di collegare in modo diretto queste figure all’omicidio di Chiara Poggi. Qualunque ulteriore sviluppo dipenderà da verifiche su conti, transazioni e relazioni effettivamente documentabili.
La replica di Antonio De Rensis e i limiti delle ricostruzioni mediatiche
In studio, l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, ha reagito con fermezza alle tesi di Massimo Lovati, dichiarando di accoglierle “come quelle di un opinionista”. Con questa formula ha marcato la distanza tra valutazioni basate su convinzioni personali e l’impianto probatorio richiesto da un tribunale.
La replica di De Rensis evidenzia il rischio di sovrapporre il racconto televisivo alla realtà processuale. In un caso di forte impatto emotivo e mediatico come quello di Garlasco, la centralità resta nei documenti, nelle sentenze e nelle nuove prove eventualmente sottoponibili ai giudici, non nelle ipotesi formulate in studio.
FAQ
Perché il caso di Garlasco è tornato al centro dell’attenzione?
Il caso è riemerso per le dichiarazioni di Massimo Lovati a “Lo Stato delle Cose” su Rai 3, mentre la Procura di Pavia sta analizzando i computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi, riattivando il dibattito su possibili nuovi scenari.
Qual è la tesi principale avanzata da Massimo Lovati?
Massimo Lovati sostiene che l’omicidio di Chiara Poggi sarebbe opera di un sicario di una struttura criminale simile a una “Spectre”, e non di Alberto Stasi, di Andrea Sempio o di un gruppo di persone.
Cosa stanno cercando gli inquirenti nei computer di Poggi e Stasi?
Le analisi forensi puntano a recuperare cronologie, file, ricerche online e collegamenti con eventuali ambienti criminali, per valutare se emergano elementi nuovi rilevanti per il movente o per un’eventuale revisione processuale.
Che ruolo ha Andrea Sempio nella nuova fase dell’indagine?
Andrea Sempio è da circa un anno nel registro degli indagati; gli inquirenti rivisitano al dettaglio i suoi spostamenti, i suoi contatti e i possibili legami con Chiara Poggi, senza che al momento vi siano nuove decisioni definitive.
Cosa si sa delle ricerche su pedofilia e pornografia sul computer di Chiara?
Se ne discute da anni nel procedimento; Massimo Lovati le collega a presunte scoperte di Chiara Poggi, ma solo le perizie informatiche possono stabilire se tali ricerche abbiano un nesso concreto con l’omicidio.
Perché vengono citati Don Gregorio e Flavius Savu?
Don Gregorio e Flavius Savu sono richiamati da Lovati in relazione a somme di denaro ritenute anomale; al momento non esiste una sentenza che li leghi in modo diretto all’omicidio di Chiara Poggi.
Come ha commentato Antonio De Rensis le affermazioni di Lovati?
L’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, ha definito le frasi di Massimo Lovati come quelle di un semplice opinionista, marcando la distanza tra tesi mediatiche e prove validabili in tribunale.
Qual è la fonte delle dichiarazioni riportate su Lovati e Giletti?
Le affermazioni di Massimo Lovati e il confronto con Massimo Giletti derivano dalla puntata del 9 febbraio di “Lo Stato delle Cose” e dall’articolo originale pubblicato da Liberoquotidiano.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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