Chiara Poggi al centro del giallo di Garlasco: quei cinque minuti che ribaltano la verità su Stasi

Indice dei Contenuti:
Nuove evidenze sui cinque minuti al pc
Chiara Poggi usò il computer di Alberto Stasi tra le 22:09 e le 22:14 del 12 agosto 2007 senza aprire i file pornografici archiviati nella sottocartella “militare”. Nei log emergono operazioni ordinarie: inserimento di una chiavetta USB, trasferimento di 287 immagini della vacanza a Londra, visione di alcune foto, tra cui scatti innocui di un cagnolino. Questi passaggi risultano tracciati e coerenti con un utilizzo domestico, privo di accessi a contenuti sensibili.
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Le attività furono già decodificate nel 2014 dai consulenti della Procura di Milano, ma rimasero ai margini perché l’attenzione investigativa era concentrata su ipotesi di cancellazioni operate da Stasi. Le nuove verifiche ripropongono quei cinque minuti come segmento decisivo, finora sottopesato nel dibattito pubblico e giudiziario.
Secondo gli esperti informatici Roberto Porta e Daniele Occhetti, incaricati dal 2009 e intervenuti anche a “Zona Bianca”, la sequenza tecnica non mostra aperture di file compromettenti. La corrispondenza temporale tra inserimento USB, copia delle foto e consultazione di alcune immagini conferma un flusso lineare di utilizzo, senza deviazioni verso cartelle nascoste o contenuti hard.
La perizia informatica e la smentita del movente
La lettura forense dei supporti esaminati da Roberto Porta e Daniele Occhetti esclude che in quei minuti siano stati visualizzati i file hard occultati nella sottocartella “militare”. Le timeline dei log attestano esclusivamente operazioni di copia e consultazione di foto della vacanza a Londra, attività compatibili con un uso ordinario del pc di Alberto Stasi da parte di Chiara Poggi.
Gli atti tecnici, già disponibili all’appello bis del 2014 a Milano, erano stati considerati secondari rispetto alle ipotesi di cancellazioni. Oggi quell’impianto probatorio ridimensiona la sceneggiatura della lite nata per la scoperta di immagini pornografiche, spesso richiamata come possibile movente nelle motivazioni giudiziarie e nel dibattito mediatico.
Non emergono elementi digitali che colleghino l’accesso della sera del 12 agosto 2007 alla visione di contenuti compromettenti né a conflitti immediati tra i due. La presunta discussione, priva di riscontri tecnici, non trova fondamento nelle evidenze informatiche, che restituiscono un quadro lineare e privo di anomalie operative.
L’alibi parziale e gli errori nelle indagini
I consulenti informatici Roberto Porta e Daniele Occhetti segnalarono che l’attività di Chiara Poggi al pc di Alberto Stasi si limitò a operazioni di copia e visione di foto, senza apertura di file hard. La sequenza temporale è coerente con un utilizzo ordinario e può costituire un alibi parziale rispetto al presunto movente legato alle immagini pornografiche.
La stessa perizia documentò danni non intenzionali ai supporti durante le operazioni dei carabinieri, compromettendo il pieno recupero dei dati. Tali criticità hanno ridotto la profondità delle verifiche successive, lasciando zone d’ombra su attività potenzialmente rilevanti ma non più estraibili.
Queste anomalie procedurali, sommate alla marginalizzazione dei log del 2014 dalla Procura di Milano, hanno inciso sull’interpretazione investigativa. Elementi tecnici in grado di ridimensionare il racconto della lite furono relegati a dettaglio, mentre l’attenzione si concentrava sulle ipotesi di cancellazioni imputate a Stasi.
Impatto sulla ricostruzione del caso Garlasco
Le tracce digitali relative ai cinque minuti di attività sul pc di Alberto Stasi spostano il baricentro interpretativo del delitto di Garlasco: il presunto movente della lite per le foto hard perde consistenza, perché i log non attestano alcuna apertura di contenuti compromettenti da parte di Chiara Poggi.
La catena probatoria, già delineata nell’appello bis del 2014 a Milano, indica un uso domestico del computer e indebolisce la narrativa che legava direttamente quella sera a una discussione poi evoluta in tragedia. Il focus investigativo, in assenza di riscontri tecnici sul movente sessuale, viene ricondotto su elementi oggettivi e verificabili, riducendo il peso di ricostruzioni congetturali.
Le anomalie nelle acquisizioni dei supporti e la sottovalutazione dei log hanno inciso sull’evoluzione del procedimento, ritardando una lettura più aderente ai dati forensi. La conseguenza è un ribilanciamento del quadro: priorità alle evidenze tecniche, cautela verso scenari narrativi privi di tracce digitali e maggiore attenzione al perimetro temporale e comportamentale effettivamente documentato.
FAQ
In che modo questi elementi incidono sul movente ipotizzato?
Ridimensionano la tesi della lite per foto hard, priva di riscontri tecnici nei log esaminati.
Quali attività al pc sono state attribuite a Chiara Poggi?
Inserimento di una chiavetta USB, copia di 287 foto della vacanza a Londra e visione di alcune immagini.
I file pornografici risultano aperti nei cinque minuti analizzati?
No, i log non mostrano aperture della sottocartella “militare” né di contenuti hard.
Quando furono decodificati quei minuti di attività?
Nell’appello bis del 2014 a Milano, sulla base di perizie forensi.
Chi ha condotto le analisi informatiche chiave?
I consulenti Roberto Porta e Daniele Occhetti, già incaricati dal 2009.
Ci sono stati errori nelle acquisizioni dei supporti?
Sì, furono rilevati danni involontari causati durante le operazioni dei carabinieri.




