CheckSig analizza il mercato cripto 2025 tra istituzioni, stablecoin e impatto del MiCa regolamentare

La crescita istituzionale e l’espansione degli ETF nel mercato cripto 2025
Il mercato delle criptovalute nel 2025 ha raggiunto un importante punto di svolta grazie a un consolidamento significativo dell’ingresso istituzionale. L’adozione di criptovalute da parte di istituzioni finanziarie tradizionali ha accelerato dopo l’entrata in vigore del regolamento MiCA, consolidando la presenza di banche di rilievo come BBVA, Santander e Commerzbank, insieme a challenger bank quali Revolut e N26. Questo sviluppo ha spostato l’attenzione verso servizi avanzati come la custodia sicura, la fiscalità e i prestiti garantiti da asset digitali, settore in cui CheckSig si è distinta sin dal 2024 introducendo soluzioni innovative.
Indice dei Contenuti:
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L’ascesa degli Exchange Traded Funds (ETF) legati alle criptovalute ha definito un altro trend chiave del 2025. Dopo il debutto nel 2024 di ETF su Bitcoin e Ether, il mercato ha visto l’ampliamento dell’offerta con nuovi prodotti dedicati a Solana, XRP e Dogecoin. Tuttavia, il primato nelle performance è stato mantenuto dall’ETF su Bitcoin, in particolare quello gestito da BlackRock (IBIT), che è divenuto la principale fonte di ricavi per l’asset manager. Sul piano statale, l’iniziativa degli Stati Uniti di creare una riserva strategica da 200.000 BTC e l’investimento diretto di paesi come Lussemburgo e Repubblica Ceca in ETF Bitcoin testimoniano una crescente partecipazione istituzionale a livello globale.
In termini quantitativi, si stima che banche centrali e fondi sovrani detengano circa 40 miliardi di dollari in Bitcoin, a fronte di 130 miliardi accumulati dalle tesorerie aziendali. Tra queste, la strategia attiva di accumulo di Bitcoin adottata da alcune imprese come Strategy rappresenta un esempio significativo di come l’esposizione indiretta a questo asset sia sempre più diffusa nel tessuto economico globale.
La competizione globale sulle stablecoin e il ruolo dei big tech
Il 2025 si conferma un anno cruciale nella trasformazione delle stablecoin da semplici strumenti di pagamento a leve strategiche della finanza globale, segnando l’ingresso di normative rigorose e nuovi attori influenti. La normativa statunitense con il GENIUS Act rappresenta un punto di svolta regolamentare, introducendo standard stringenti su riserve, custodia e audit, oltre a vietare rendimenti su stablecoin per evitare interferenze con il sistema bancario tradizionale. Tether continua a dominare il mercato con USDT, particolarmente diffuso nei paesi emergenti, e ha introdotto USAT, una versione conforme agli standard USA, consolidando la sua posizione geopolitica anche attraverso consistenti detenzioni di Treasury americani.
In Asia, la competizione si intensifica con la Corea del Sud che avanza verso l’autorizzazione delle stablecoin private, mentre la Cina valuta un progetto di stablecoin ancorata allo yuan per rafforzare il ruolo internazionale della propria valuta. Nel frattempo, i big tech globali rappresentano una nuova frontiera: Amazon e Walmart studiano l’emissione di stablecoin proprie, mentre Meta esplora integrazioni di token esistenti nei propri servizi, aggiungendo ulteriore spinta all’innovazione nel settore. Secondo il Financial Times, anche Fidelity sta valutando una stablecoin proprietaria, segnalando il crescente interesse degli operatori tradizionali verso questo strumento.
In Europa, invece, la prudenza prevale. Il progetto di euro digitale promosso dalla BCE avanza lentamente, mentre privati e banche tentano di colmare il gap: nove istituti bancari europei, tra cui l’italiana UniCredit e Banca Sella, si sono uniti per sviluppare una stablecoin privata denominata in euro. Questo contrasto tra rapidità del settore privato e lentezza delle istituzioni pubbliche evidenzia le sfide regolamentari e competitive che l’Unione deve affrontare nel consolidare la sua posizione nel nuovo paradigma digital-finanziario globale.
MiCAR e il contesto regolamentare europeo: impatti e strategia di CheckSig
Il regolamento MiCAR, entrato in vigore il 30 dicembre 2024, ha segnato l’avvio di una nuova fase istituzionale per il mercato europeo delle criptovalute. Nel 2025 sono state già rilasciate 102 licenze, distribuite soprattutto in Germania, Paesi Bassi e Francia, coinvolgendo exchange, banche e piattaforme di trading. In Italia, tuttavia, il processo autorizzativo condotto da CONSOB e Banca d’Italia si distingue per il rigore e l’alta selettività, con una sola domanda formale presentata da CheckSig e ancora nessuna licenza rilasciata.
La maggioranza degli operatori italiani punta a completare le domande entro fine 2025 per poter operare in regime di grandfathering fino a giugno 2026. L’approccio estremamente severo delle autorità implica che solo pochi VASP nazionali riusciranno a ottenere la licenza MiCAR, con il rischio di un aumento dell’arbitraggio regolamentare verso giurisdizioni come Malta o Cipro, scelte meno impegnative in termini di governance. Tuttavia, questa fase sarà transitoria: l’introduzione della vigilanza unificata da parte dell’ESMA rappresenterà un passaggio cruciale verso una regolamentazione integrata e armonizzata a livello europeo.
CheckSig ha intrapreso con anticipo il percorso MiCAR, presentando formalmente la domanda a CONSOB il 1° settembre 2025 e instaurando un dialogo positivo e avanzato con le autorità di vigilanza. L’azienda prevede di ottenere l’autorizzazione nel primo trimestre 2026 per i primi quattro servizi, tra cui custodia e scambio cripto-fiat e cripto-cripto, consolidando così il proprio ruolo istituzionale.
Nel 2025 CheckSig ha raggiunto risultati significativi, aprendo la filiale svizzera, lanciando nuovi prodotti come i Piani di Accumulo, rafforzando le coperture assicurative con Munich RE e ampliando il round Series A con una valutazione pre-money di 30 milioni di euro. La sottoscrizione ha già superato i 3 milioni, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo tecnologico e l’espansione internazionale. I risultati finanziari del terzo trimestre confermano un trend di crescita superiore al 100% su ricavi, masse in custodia, volumi di trading e base clienti, evidenziando un dinamismo che supera anche le performance di Bitcoin nello stesso periodo.
Infine, CheckSig ribadisce il proprio impegno per una disciplina fiscale equa, sostenendo l’emendamento Pellegrino-Gelmetti che prevede di allineare l’aliquota sulle plusvalenze da cripto al 26%, uniformandola a quella degli strumenti finanziari tradizionali e degli ETF Bitcoin, per evitare una tassazione più gravosa sulle attività digitali rispetto al mercato finanziario convenzionale.




