Cerno attacca sulla vicenda Crans-Montana e accusa la procuratrice

Crans-Montana, indagine sotto accusa: nodi giudiziari e responsabilità istituzionali
La vicenda di Crans-Montana, con 41 vittime e oltre 150 feriti, si conferma uno dei casi giudiziari più controversi in Svizzera. La gestione dell’inchiesta da parte della procura vallesana, guidata da Beatrice Pilloud, è al centro di critiche crescenti da parte di familiari delle vittime, osservatori giuridici e media.
La scelta di procedere per omicidio colposo, e non per strage, insieme alla libertà su cauzione dei principali indagati, Jessica e Jacques Moretti, alimenta la percezione di una risposta istituzionale non proporzionata alla gravità del fatto.
In questo quadro, le valutazioni del direttore de il Giornale, Tommaso Cerno, contribuiscono a mettere a fuoco criticità sistemiche del modello investigativo vallesano e del rapporto tra potere politico e potere giudiziario.
Qualifica giuridica dei reati e impatto sulle famiglie
In molti ambienti legali si sottolinea che un evento con 41 morti e oltre 150 feriti è, in termini sostanziali, assimilabile a una strage, con esigenze di accertamento rafforzate su dolo eventuale, catena delle responsabilità e prevenzione omessa.
La qualificazione come omicidio colposo rischia di ridurre il perimetro investigativo, gli strumenti a disposizione degli inquirenti e la percezione pubblica della gravità del fatto.
Per le famiglie delle vittime, il mantenimento di questa impostazione accentua la sensazione di ingiustizia, soprattutto a fronte della libertà su cauzione di Jessica e Jacques Moretti, percepita come una sproporzione etica e simbolica rispetto alle dimensioni del disastro.
Gestione della procura vallesana e requisiti di imparzialità
La guida della procura da parte di Beatrice Pilloud viene messa in discussione sul piano della prontezza organizzativa, della capacità di coordinare una maxi-indagine e della necessaria distanza da pressioni politiche e territoriali.
La percezione diffusa è che l’apparato giudiziario non fosse preparato a gestire una crisi di tale portata e abbia reagito con strumenti ordinari a un caso straordinario.
Le accuse di “indagare contro le vittime invece che a favore”, rivolte pubblicamente alla procuratrice, fotografano un deficit di fiducia che, in contesti di tragedia collettiva, può compromettere in modo duraturo la credibilità dell’intero sistema giudiziario cantonale.
Il ruolo del giornalismo e le accuse di “faida” a Crans-Montana
Nel dibattito sul caso, il contributo del giornalismo investigativo sta incidendo sulla ricostruzione pubblica dei fatti. Tommaso Cerno rivendica un ruolo attivo nella ricerca della verità, anche a costo di esporsi a querele da parte svizzera.
“Il giornalismo mostra che può contribuire all’obbligo di verità: io ho già preso più di una querela dagli svizzeri in varie forme, perché dal secondo giorno ho detto, da giornalista, di avere l’impressione di una grande faida a Crans-Montana”, ha dichiarato il direttore.
Questa lettura introduce l’ipotesi di dinamiche conflittuali radicate nel tessuto locale, che andrebbero indagate non solo sul piano penale ma anche su quello economico e politico.
Le querele e il peso dell’informazione indipendente
Le azioni legali avviate contro Tommaso Cerno evidenziano la tensione tra tutela della reputazione e diritto di cronaca in un contesto ad alta sensibilità sociale.
L’insistenza del direttore nel parlare di “faida” indica la volontà di esplorare piste scomode, legate a contrasti interni e interessi di area che potrebbero aver inciso sulle decisioni assunte prima e dopo la tragedia.
In chiave di trasparenza, il giornalismo investigativo diventa un contrappeso fondamentale all’azione della procura, soprattutto quando la comunità colpita percepisce un deficit di chiarezza e di assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni.
Segnali di una crisi sistemica nel Vallese
La narrazione di una “grande faida a Crans-Montana” suggerisce che il caso non sia isolato, ma sintomatico di una frattura più ampia nel Vallese tra blocchi di potere, amministrazione locale e interessi economici.
Secondo l’impostazione di Cerno, le mail e i documenti emersi disegnerebbero un quadro di consapevolezze diffuse e silenzi reciproci, in cui la tragedia rappresenta l’epilogo di criticità note e non affrontate.
Se confermata, questa lettura imporrebbe non solo una revisione delle responsabilità penali individuali, ma anche un riesame strutturale dei meccanismi di controllo e prevenzione a livello cantonale.
Conferenza stampa congiunta e richiesta di inchiesta sulla procuratrice
Uno degli episodi più discussi è la prima conferenza stampa congiunta tra il sindaco di Crans-Montana e la procuratrice Beatrice Pilloud.
Per Tommaso Cerno, quel momento rappresenta la “plastica” evidenza di un corto circuito istituzionale: “il sindaco e il procuratore hanno fatto una conferenza stampa insieme”, ha ricordato, definendo la tragedia “sostanzialmente quasi intenzionale da quello che cominciamo a vedere”.
Secondo il direttore, un procuratore realmente terzo rispetto agli interessi locali avrebbe evitato di condividere la scena pubblica con una figura potenzialmente coinvolgibile nelle indagini.
Conflitto di ruoli tra sindaco e ufficio del pubblico ministero
La presenza congiunta di sindaco e procuratrice in una fase embrionale dell’inchiesta solleva interrogativi sul rispetto del principio di separazione tra ruoli politici e funzione giudiziaria.
In contesti di possibile responsabilità amministrativa, la scelta di esporsi insieme nella comunicazione ufficiale può essere letta come un segnale di vicinanza impropria, soprattutto agli occhi delle vittime.
Questa dinamica alimenta il dubbio che l’azione penale non sia esercitata con la necessaria distanza da chi, per ruolo, potrebbe trovarsi al centro delle valutazioni di colpa o di negligenza.
Richiesta di inchiesta sulla procuratrice Beatrice Pilloud
Cerno arriva a sostenere che “non le va tolta solo l’inchiesta, va fatta un’inchiesta sulla procuratrice”.
Il ragionamento è netto: “Se tu sei lì e sai cosa succede e indaghi contro le vittime invece che a favore stai facendo favoreggiamento del reato, non chiarezza sul reato”.
La dicotomia tracciata – “o sei completamente scemo oppure sei complice di tutte queste cose che nelle mail abbiamo letto” – rende evidente il salto qualitativo del dibattito, che non riguarda più solo la strategia investigativa, ma l’ipotesi di una responsabilità diretta della procura nell’aver ostacolato, anziché favorito, la piena emersione dei fatti.
FAQ
Perché il caso Crans-Montana è così controverso?
Perché a fronte di 41 vittime e oltre 150 feriti molti si aspettavano un’impostazione da strage, mentre la procura procede per omicidio colposo, generando dubbi su adeguatezza e severità dell’azione penale.
Chi è la procuratrice Beatrice Pilloud e che ruolo ha?
Beatrice Pilloud è la procuratrice vallesana che coordina l’indagine su Crans-Montana; su di lei si concentrano critiche per la gestione del fascicolo e richieste di una contro-inchiesta sulla condotta dell’ufficio.
Perché Jessica e Jacques Moretti sono al centro del dibattito?
Jessica e Jacques Moretti sono indicati come principali sospetti e attualmente liberi su cauzione; questa condizione processuale è percepita come incongrua rispetto alla portata della tragedia.
Cosa sostiene Tommaso Cerno sul contesto locale?
Tommaso Cerno parla di “grande faida a Crans-Montana”, ipotizzando intrecci di interessi e conflitti interni che avrebbero influito sul prima e sul dopo della tragedia.
Perché la conferenza stampa con sindaco e procuratrice è problematica?
Perché la presenza congiunta di sindaco e procuratrice, in un contesto di possibili responsabilità istituzionali, mette in discussione la percezione di indipendenza dell’indagine.
Qual è il ruolo del giornalismo nel caso Crans-Montana?
Il giornalismo investigativo, in particolare quello di Cerno, funge da contro-potere, sollecitando trasparenza, documentando criticità e assumendosi il rischio di querele per difendere il diritto di cronaca.
Perché si parla di possibile inchiesta sulla procura?
Le accuse di indagare “contro le vittime” fanno emergere l’ipotesi di verificare se la procura abbia omesso atti dovuti o agito in modo da favorire interessi diversi dall’accertamento pieno dei fatti.
Qual è la fonte delle principali dichiarazioni analizzate?
Le valutazioni e le citazioni critiche sulla gestione del caso e sulla procuratrice Beatrice Pilloud provengono da dichiarazioni pubbliche del direttore de il Giornale, Tommaso Cerno, riportate nell’articolo originale.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI





