Cerimonia olimpica, scoperta russa dietro il cartello Ucraina sul palco

Una russa porta il cartello dell’Ucraina: il significato di un gesto
Alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano, una scena apparentemente ordinaria ha assunto un valore simbolico inatteso. A guidare la delegazione dell’Ucraina non era una volontaria qualunque, ma una cittadina russa che vive in Italia e che ha deciso di esporsi con un gesto silenzioso ma eloquente. Anastasia Kucherova, architetta residente a Milano da 14 anni, ha scelto di accompagnare i cinque atleti ucraini nello stadio di San Siro, trasformando un ruolo logistico in una presa di posizione pubblica sul rapporto tra russi e ucraini in tempo di guerra.
La sua presenza, inizialmente anonima grazie a un abbigliamento studiato per non farsi riconoscere, è diventata in seguito un caso mediatico, dopo il racconto sui social e l’intervista all’Associated Press.
Chi è Anastasia Kucherova e perché era irriconoscibile
Anastasia Kucherova è un’architetta russa che si è trasferita a Milano 14 anni fa, integrandosi nel tessuto professionale e sociale della città. Durante la cerimonia ha indossato un piumino argentato con cappuccio e occhiali scuri, scelta che le ha permesso di restare nell’ombra mentre svolgeva il compito di portabandiera della squadra ucraina.
Solo dopo l’evento ha deciso di rivelare la propria identità, raccontando l’esperienza ai suoi 879 follower su Instagram e poi all’Associated Press. La volontà iniziale di restare anonima sottolinea il peso personale e politico del gesto, in un contesto in cui l’esposizione pubblica può avere ripercussioni sia nella comunità russa sia in quella internazionale.
Dalla casualità alla scelta consapevole della delegazione ucraina
Secondo il racconto di Kucherova, l’assegnazione delle delegazioni ai volontari doveva avvenire in modo casuale, seguendo il protocollo tipico delle cerimonie olimpiche. In un secondo momento, la coreografa ha chiesto se qualcuno avesse preferenze specifiche. È in quel frangente che Kucherova ha scelto deliberatamente l’Ucraina, trasformando una procedura organizzativa in una decisione etica.
La selezione non è stata quindi frutto del caso, ma di una volontà chiara di farsi carico di un simbolo complesso: una cittadina russa che accompagna atleti ucraini davanti al mondo, mentre la guerra continua. Questa scelta aggiunge una dimensione personale al racconto del conflitto, oltre la retorica ufficiale degli Stati.
Dialogo tra russi e ucraini nel contesto olimpico
Durante la sfilata, il rapporto tra Anastasia Kucherova e gli atleti ucraini ha assunto subito una connotazione umana, oltre che protocollare. Gli sportivi, racconta, hanno compreso immediatamente le sue origini e le si sono rivolti in russo, evidenziando un terreno linguistico e culturale condiviso. In quel breve tragitto sul campo di San Siro si è condensata l’immagine di un legame che precede e supera la guerra, pur senza negarne la violenza. Le parole di Kucherova, affidate all’Associated Press, delineano una consapevolezza lucida del diritto degli ucraini alla rabbia e, al tempo stesso, la volontà di mostrare che non tutti i russi si riconoscono nelle scelte del Cremlino.
Il gesto diventa così una forma minima ma tangibile di diplomazia dal basso.
Il diritto all’odio e il valore dei piccoli gesti
Parlando con l’Associated Press, Kucherova ha affermato: “Quando cammini accanto a queste persone, ti rendi conto che hanno tutto il diritto umano di provare odio verso qualsiasi russo”. Riconoscere questo diritto significa accettare la sproporzione tra chi subisce direttamente la guerra e chi, pur provenendo dal Paese aggressore, ne è distante geograficamente.
Subito dopo, però, aggiunge: “Tuttavia, penso che sia importante fare anche un piccolo gesto per dimostrare loro che forse non tutti la pensano allo stesso modo”. Il portare il cartello dell’Ucraina diventa quindi un atto di responsabilità individuale, una forma di discontinuità rispetto alla narrativa ufficiale russa, fondata sulla negazione o sulla giustificazione del conflitto.
Lingua condivisa e legami interrotti dalla guerra
Kucherova sottolinea come gli atleti ucraini le abbiano parlato immediatamente in russo, cogliendo senza esitazione la sua provenienza. Per lei è la prova di “un profondo legame” tra russi e ucraini, un tessuto comune fatto di lingua, famiglie miste, rapporti economici e culturali.
Quel legame, afferma, “ovviamente potrebbe continuare a vivere se non ci fosse la guerra”. Nel contesto olimpico, la scelta dei ragazzi di usare il russo segnala una memoria condivisa che resiste al conflitto, pur essendo segnata da dolore e sospetto. L’episodio mostra come la separazione politica non cancelli in automatico le connessioni umane, ma le carichi di tensione e ambivalenza.
La realtà quotidiana della guerra e il ruolo dello sport
Nelle sue dichiarazioni, Anastasia Kucherova insiste sulla distanza tra la normalità percepita in Paesi non direttamente coinvolti e la condizione degli ucraini. Per chi vive in Italia, la guerra può essere uno sfondo informativo; per gli atleti ucraini è una presenza costante. “Gli ucraini non hanno alcuna possibilità di evitare questi pensieri o di ignorare l’esistenza della guerra. Quindi è la loro realtà”, afferma. Lo sport, in questo quadro, non rappresenta una fuga totale, ma una parentesi fragile in un contesto devastante, in cui ogni vittoria o sconfitta è accompagnata da notizie dal fronte, famiglie sfollate, città bombardate.
La sfilata a San Siro assume così il valore di un momento di visibilità globale per una nazione che continua a resistere.
Vita che continua tra matrimoni, sport e distruzione
Kucherova descrive con lucidità la contraddizione degli ucraini che, pur immersi nella guerra, continuano a costruire progetti di vita. “Continuano ad amarsi, a sposarsi o a fare sport, a partecipare alle Olimpiadi. Ma tutto questo accade in un contesto devastante”, sottolinea.
Questa coesistenza tra normalità e trauma è tipica delle società in guerra: i gesti quotidiani – studiare, lavorare, gareggiare – diventano atti di resistenza civile. La partecipazione ai Giochi non è quindi solo un risultato sportivo, ma anche una dichiarazione di esistenza collettiva: il messaggio che l’Ucraina vuole restare visibile e riconosciuta come nazione viva, non ridotta alla sola dimensione del campo di battaglia.
Olimpiadi come spazio di memoria e responsabilità
La storia di Anastasia Kucherova evidenzia come le Olimpiadi siano anche un palcoscenico politico, pur nel rispetto dei regolamenti sportivi. Il suo ruolo di volontaria mostra che i singoli possono utilizzare gli spazi offerti dai grandi eventi per esprimere dissenso, solidarietà o vicinanza, senza slogan né bandiere aggiuntive.
In questo senso, il gesto di una cittadina russa che porta il cartello dell’Ucraina diventa un atto di memoria: ricorda al pubblico globale che dietro ogni delegazione ci sono storie di guerra, paura e scelta morale. Il valore del gesto non sta nelle dimensioni, ma nella testimonianza che è possibile prendere posizione anche in modo discreto.
FAQ
Chi è Anastasia Kucherova
Anastasia Kucherova è un’architetta russa che vive a Milano da 14 anni e ha svolto il ruolo di volontaria alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali.
Perché Kucherova ha portato il cartello dell’Ucraina
Quando è stata data la possibilità di scegliere la delegazione, Kucherova ha indicato volontariamente l’Ucraina, per compiere un gesto simbolico di vicinanza in tempo di guerra.
Come hanno reagito gli atleti ucraini
Gli atleti hanno capito subito che era russa e le hanno parlato in russo, segno di un legame linguistico e umano che resiste nonostante il conflitto.
Perché si è presentata irriconoscibile alla cerimonia
Ha indossato un piumino argentato con cappuccio e occhiali scuri per non farsi riconoscere, temendo esposizione e possibili conseguenze, e ha raccontato la storia solo a evento concluso.
Cosa intende Kucherova parlando di diritto all’odio
Riconosce che gli ucraini hanno “diritto umano” a provare odio verso i russi a causa della guerra, pur cercando di mostrare che non tutti condividono le scelte del governo di Mosca.
Qual è il ruolo della lingua russa nei rapporti tra russi e ucraini
La lingua russa resta un elemento di vicinanza: il fatto che gli atleti le abbiano parlato in russo evidenzia una memoria comune che la guerra non cancella.
Cosa dice Kucherova sulla vita quotidiana in Ucraina
Spiega che gli ucraini non possono ignorare la guerra, ma continuano ad amare, sposarsi e fare sport, vivendo una normalità parziale in un contesto devastato.
Qual è la fonte originale della storia di Kucherova
La vicenda è stata raccontata pubblicamente da Anastasia Kucherova sui social e approfondita in un’intervista all’Associated Press, ripresa dall’agenzia Dire.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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