Censimento dei senza dimora svela il vero ostacolo a diritti e lavoro

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Censimento delle persone senza dimora: «Senza una residenza non si possono avere documenti e lavoro. Questa rilevazione è fondamentale: nessuno deve essere invisibile»
Una fotografia che cambia le politiche
Il nuovo censimento nazionale delle persone senza dimora, inserito da Istat nel censimento permanente, rappresenta un cambio di paradigma nelle politiche sociali italiane. Non si tratta più di stime o di indagini campionarie locali, ma di una rilevazione strutturale, programmata ogni 4-5 anni, che coinvolge tutte le principali aree urbane.
L’iniziativa “Tutti contano”, attiva il 26, 28 e 29 gennaio in 14 aree metropolitane, è condotta sul campo da fio.PSD – Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora – in collaborazione con enti locali, servizi sociali e volontari. L’obiettivo è misurare con precisione quante persone vivono in strada o in strutture di accoglienza notturna e delinearne i bisogni reali.
La metodologia unisce una conta visiva, effettuata nelle ore serali tra le 20.30 e la mezzanotte, a un approfondito questionario somministrato a campione alle persone incontrate. Le domande, che richiedono circa 25-30 minuti, esplorano storia abitativa, salute, lavoro, accesso ai servizi, reti familiari, episodi di violenza o discriminazione, con l’obiettivo di costruire un quadro affidabile e comparabile nel tempo.
Città come Milano, Roma, Bari, Padova, Brescia e Catania, già coinvolte in precedenti conte locali o in sperimentazioni con la Federazione europea, diventano oggi parte di un disegno organico nazionale. Il modello si allinea alle esperienze di Parigi, New York e all’“European Homeless Count”, inserendo l’Italia nelle strategie europee di contrasto alla homelessness.
Residenza, diritti e invisibilità amministrativa
Chi vive senza un alloggio stabile spesso è privo di residenza anagrafica, e questa mancanza genera un effetto domino devastante. Senza residenza è difficile ottenere documenti aggiornati, iscriversi al Servizio sanitario nazionale, accedere a un medico di base, richiedere sussidi, partecipare a bandi per la casa o firmare un contratto di lavoro regolare.
L’assenza di un indirizzo ufficiale produce una forma di invisibilità amministrativa: chi è escluso dai registri anagrafici di fatto non esiste per molti sistemi informativi pubblici. Il censimento serve proprio a colmare questo vuoto, offrendo dati solidi per creare strumenti normativi e operativi che semplifichino l’ottenimento della residenza fittizia e dei documenti essenziali, anche per chi vive in strada o in dormitori.
Le organizzazioni del Terzo settore come fio.PSD, in dialogo con i Comuni e con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, chiedono da anni politiche abitative integrate: alloggi di transizione, housing first, servizi di accompagnamento sociale e percorsi di reinserimento lavorativo. Il censimento diventa uno strumento tecnico decisivo per programmare budget, individuare priorità territoriali e monitorare l’efficacia delle misure nel tempo.
Senza questa base di dati, gli interventi rischiano di restare emergenziali: distribuzione di coperte, pasti e piccoli aiuti spontanei da parte dei cittadini, importanti ma incapaci di sostituire politiche strutturali orientate alla casa, alla salute mentale, alla prevenzione del sovraindebitamento e alla tutela delle persone più fragili.
Dalla conta alle azioni concrete
Le operazioni sul campo mobilitano centinaia di volontari, operatori dei servizi e professionisti sociali. A Milano sono coinvolte oltre 600 persone, con squadre che si muovono a piedi, in bicicletta e in auto per coprire tutte le zone urbane, dalle periferie alle aree centrali. Roma, con un’estensione fino a sette volte maggiore, richiede una pianificazione capillare e una collaborazione intensa tra istituzioni e associazioni.
L’innovazione non è solo numerica, ma culturale: si supera la logica dell’emergenza umanitaria, centrata su pasti e coperte, per affermare che chi vive senza casa ha bisogno prima di tutto di una politica abitativa stabile. Non si tratta di “persone senza panino”, ma di cittadini privi di diritti essenziali legati alla casa, al lavoro, alla salute e alla partecipazione civile.
A livello europeo, il coordinamento è affidato a Feantsa, la federazione che riunisce le principali organizzazioni impegnate sul tema nei diversi Paesi. L’obiettivo condiviso è la progressiva riduzione, fino al superamento, della homelessness cronica attraverso piani nazionali misurabili. Il censimento italiano si inserisce in questo quadro, fornendo indicatori comparabili con altre città europee e favorendo l’accesso a fondi comunitari dedicati.
Il coinvolgimento di volti noti, come quelli di Luciana Littizzetto e Richard Gere in precedenti campagne di sensibilizzazione, ha contribuito a rendere più visibile un fenomeno spesso nascosto. Ma la vera svolta passa per dati affidabili, programmazione pluriennale e responsabilità diretta dello Stato nel garantire accesso alla casa e a un reddito dignitoso.
FAQ
D: Che cos’è la rilevazione “Tutti contano”?
R: È una rilevazione nazionale delle persone senza dimora nelle 14 città metropolitane italiane, promossa da Istat e realizzata da fio.PSD con una conta serale in strada e nei dormitori.
D: Perché la residenza è così importante per chi vive in strada?
R: Senza residenza è difficile ottenere documenti, cure sanitarie, accesso ai servizi sociali, iscrizione alle graduatorie per la casa e contratti di lavoro regolari.
D: In quali città si svolge il censimento?
R: Nelle 14 aree metropolitane italiane, tra cui Milano, Roma, Bari, Padova, Brescia e Catania, con copertura di centro e periferie.
D: Come vengono raccolti i dati durante le notti di rilevazione?
R: Le squadre contano visivamente le persone presenti in strada e nelle strutture di accoglienza, poi somministrano un questionario approfondito a un campione delle persone incontrate.
D: Qual è il ruolo di fio.PSD nel progetto?
R: fio.PSD coordina sul campo le operazioni, forma i volontari, supporta la raccolta dei dati e traduce i risultati in proposte di politiche abitative e sociali.
D: Come si collega questo censimento alle politiche europee?
R: I dati alimentano il lavoro di Feantsa e dell’“European Homeless Count”, permettendo confronti internazionali e l’accesso a programmi europei di contrasto alla homelessness.
D: Chi finanzia e utilizza i risultati della rilevazione?
R: I risultati sono utilizzati da Istat, Ministeri, Regioni e Comuni per programmare fondi e politiche di welfare, casa e inclusione sociale.
D: Qual è la fonte giornalistica che ha raccontato questo progetto?
R: Il progetto e le sue modalità operative sono stati raccontati in modo esteso da Vanity Fair in un approfondimento dedicato alla rilevazione delle persone senza dimora.




