Carne responsabilità ambientale chi deve davvero sostenere i costi nascosti

Prezzi del cibo e impatto ambientale
Allineare il prezzo degli alimenti al loro impatto ambientale è una delle leve più discusse nelle politiche climatiche europee. I sistemi alimentari generano oltre un terzo delle emissioni globali di gas serra di origine antropica e incidono in modo diretto su biodiversità, consumo di suolo, risorse idriche e inquinamento da fertilizzanti. Intervenire sulla carne, responsabile della quota maggiore di emissioni del settore, è quindi centrale per qualsiasi strategia di decarbonizzazione credibile, purché accompagnato da misure di equità sociale e trasparenza fiscale.
Una ricerca pubblicata su Nature Food propone scenari di riforma dei prezzi basati sui consumi delle famiglie dei 27 Stati UE, con l’obiettivo di ridurre l’impronta ecologica senza penalizzare in modo sproporzionato i redditi più bassi.
L’impatto climatico dei sistemi alimentari
I sistemi alimentari contribuiscono a oltre un terzo delle emissioni antropiche, includendo produzione agricola, trasformazione, trasporto e distribuzione. La zootecnia intensiva concentra la maggior parte dell’impatto climatico per via di metano, protossido di azoto e CO2 legati a mangimi, deforestazione e gestione dei reflui.
A ciò si sommano erosione della biodiversità, degrado dei suoli e forte pressione su acqua dolce e nutrienti. Nelle valutazioni di impronta ecologica, la dieta individuale emerge come uno dei fattori più influenti sull’impatto complessivo di una persona sugli ecosistemi, più di molte altre scelte di consumo.
La proposta pubblicata su Nature Food
Lo studio su Nature Food parte dai dati di spesa delle famiglie dei 27 Paesi UE per simulare due scenari di adeguamento dei prezzi. Nel primo, più semplice, si interviene solo sulle aliquote fiscali dei prodotti a base di carne. Nel secondo, si ipotizza una vera tassa ambientale proporzionale alle emissioni di ciascun alimento.
L’obiettivo è valutare quanta riduzione di emissioni si possa ottenere, a parità di gettito redistribuito, e quali effetti distributivi si determinino tra diversi gruppi di reddito, aree geografiche e abitudini alimentari.
L’eliminazione delle agevolazioni IVA sulla carne


Nel contesto attuale, 22 dei 27 Stati UE, tra cui l’Italia, applicano un’aliquota IVA ridotta anche ai prodotti a base di carne, equiparandoli ad altri alimenti di base. La ricerca guidata da Charlotte Plinke, dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico, analizza cosa accadrebbe se queste agevolazioni fossero eliminate e si applicasse alla carne l’aliquota IVA standard. L’intervento, tecnicamente semplice e già oggetto di discussione politica, produrrebbe un segnale di prezzo diretto sui consumatori, influenzando la domanda.
Secondo il modello, la misura ridurrebbe in modo misurabile l’impatto ambientale della carne con un costo medio limitato per famiglia.
L’analisi di Charlotte Plinke
«Adottare un sistema pienamente graduato sui singoli prodotti è molto complicato nel breve termine. Per questo esaminiamo prima un’opzione semplice: l’eliminazione delle agevolazioni fiscali sui prodotti a base di carne», spiega Charlotte Plinke. L’approccio parte da un principio di neutralità fiscale: non si introduce una nuova tassa, ma si rimuove un vantaggio rispetto ad altri beni tassati a aliquota piena.
Questa scelta, più facilmente implementabile rispetto a una carbon tax alimentare dettagliata, permette di testare la reattività dei consumi, raccogliere dati empirici e preparare un’evoluzione del sistema verso forme di tassazione più strettamente collegate all’impronta ecologica.
Effetti su emissioni e spesa delle famiglie
Applicare alla carne l’IVA standard, al posto di un’aliquota ridotta, condurrebbe – secondo il modello – a una riduzione dell’impatto ambientale compresa tra il 3,48 e il 5,7%, a seconda del tipo di danno ecosistemico considerato. La produzione di carne pesa infatti per circa il 60% delle emissioni del comparto alimentare complessivo.
Per le famiglie europee, l’aumento medio di spesa derivante dalla rimozione delle agevolazioni sarebbe di circa 26 euro all’anno. Una cifra contenuta, ma sufficiente a spostare parte della domanda verso alimenti meno impattanti, con benefici ambientali sistemici nel medio periodo.
Verso una tassa CO2 su misura per gli alimenti
Lo scenario più avanzato esplorato dallo studio prevede una vera e propria tassa ambientale differenziata per alimento, calcolata sulle emissioni di gas serra lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti. A ciascun cibo verrebbe attribuito un sovrapprezzo proporzionale alla CO2 equivalente emessa, superando la logica delle sole aliquote IVA. Il livello ipotizzato di circa 52 euro per tonnellata di CO2 equivalente consentirebbe di ottenere una riduzione di emissioni paragonabile a quella derivante dall’eliminazione delle agevolazioni IVA sulla carne, ma con maggiore precisione climatica.
La chiave politica diventa allora la redistribuzione del gettito per non aggravare le disuguaglianze.
Come funzionerebbe una tassa ambientale sul cibo
Una tassa CO2 sugli alimenti richiede dati robusti sul ciclo di vita dei prodotti, sistemi di tracciabilità e metodologie condivise tra Stati membri. Ogni alimento riceverebbe un coefficiente di emissione, trasformato in sovrapprezzo unitario al consumo. Nel modello, 52 euro per tonnellata di CO2 equivalente generano un segnale di prezzo sufficiente a orientare i consumi senza shock violenti sulla spesa complessiva.
Questa logica premia di fatto i prodotti vegetali e le filiere a minore impatto, incentiva innovazione nelle pratiche agricole e spinge le aziende a ridurre le emissioni per restare competitive sugli scaffali.
Rimborsi fiscali e impatto sui redditi
Per garantire accettabilità sociale, lo scenario proposto prevede rimborsi fiscali ai consumatori finanziati con il gettito della tassa ambientale. In questo quadro, la spesa aggiuntiva netta media per famiglia si ridurrebbe a circa 12 euro l’anno, pur mantenendo l’effetto di riduzione delle emissioni analogo allo scenario IVA sulla carne.
I rimborsi possono essere calibrati per proteggere le fasce di reddito più basse, ad esempio tramite crediti d’imposta o trasferimenti mirati, trasformando la tassa sul cibo in uno strumento di politica climatica che non accresce la povertà alimentare ma guida transizioni graduali nelle abitudini di consumo.
FAQ
Perché collegare i prezzi del cibo all’impatto ambientale?
Perché oggi i costi climatici e ambientali non sono riflessi nei prezzi finali. Internalizzare questi costi rende più conveniente scegliere prodotti meno impattanti, riducendo emissioni e danni agli ecosistemi.
Quanto incide la carne sulle emissioni del settore alimentare?
I prodotti di origine animale, in particolare la carne, sono responsabili di circa il 60% delle emissioni complessive del comparto alimentare, pur rappresentando solo una parte dell’apporto calorico totale.
Cosa comporta eliminare l’IVA agevolata sulla carne?
Significa applicare alla carne l’aliquota standard, come ad altri beni. Il modello stima una riduzione dell’impatto ambientale tra il 3,48 e il 5,7% e un aumento di spesa medio di circa 26 euro annui per famiglia.
Che cos’è una tassa CO2 specifica per gli alimenti?
È un’imposta che applica un sovrapprezzo proporzionale alle emissioni di gas serra generate da ciascun alimento lungo il ciclo di vita, espressa in euro per tonnellata di CO2 equivalente.
Quali vantaggi ha una tassa ambientale rispetto alla sola IVA?
Permette di colpire in modo mirato gli alimenti più emissivi, premiando quelli a basso impatto. È più coerente con gli obiettivi climatici rispetto a un intervento uniforme sulle aliquote fiscali.
Come si tutelano le famiglie a basso reddito?
Attraverso rimborsi fiscali o trasferimenti mirati finanziati dal gettito della tassa, così da compensare l’aumento medio dei prezzi e proteggere il potere d’acquisto dei nuclei più vulnerabili.
Qual è il costo netto stimato per famiglia con la tassa CO2?
Con un sovrapprezzo di circa 52 euro per tonnellata di CO2 equivalente e meccanismi di rimborso, la spesa aggiuntiva netta media stimata è di circa 12 euro all’anno per famiglia.
Qual è la fonte scientifica delle stime citate?
Le stime su emissioni, scenari IVA e tassa ambientale derivano da una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Food, analizzata nell’articolo originale di Focus.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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