Carla Masiello cerca Giovanni Tamburi: il silenzio angosciante sulla strage di capodanno scuote l’Italia

Appello della madre e attesa senza risposte
Carla Masiello, madre di Giovanni Tamburi, denuncia un vuoto informativo che dura da due giorni e descrive un’attesa definita “snervante”. La donna riferisce di non aver ricevuto alcuna comunicazione né dalle autorità svizzere né da quelle italiane sulla sorte del figlio, tra i dispersi dopo l’incendio avvenuto a Crans-Montana la notte di Capodanno. Secondo il suo racconto, l’identificazione dei corpi e le verifiche sui feriti sarebbero centralizzate in Svizzera, con campioni per il test del DNA da gestire direttamente e aggiornamenti destinati a pochi superstiti, mentre gli altri familiari restano in attesa. La madre chiede di sapere dove si trovino eventuali feriti non identificati, con la possibilità di recarsi personalmente negli ospedali per verificare se tra loro ci sia anche Giovanni. “Voglio sapere dov’è mio figlio, se è vivo o morto”, ripete, contestando la scelta delle autorità elvetiche di non condividere informazioni per evitare “false illusioni”. Per lei, anche una speranza poi smentita sarebbe preferibile al silenzio che sta vivendo in queste ore.
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Le richieste di trasparenza sulle condizioni dei feriti
In un’intervista a Dentro la Notizia, Carla Masiello sollecita un cambio di metodo nella gestione delle informazioni cliniche: chiede che siano resi noti gli ospedali in cui sono ricoverati i feriti non identificati coinvolti nella tragedia di Crans-Montana. Richiama le dichiarazioni di Guido Bertolaso, secondo cui la Protezione Civile disporrebbe delle cartelle cliniche, comprese quelle dei pazienti senza identità accertata, e domanda perché tali dati non vengano condivisi con le famiglie. La priorità, spiega, è tracciare un perimetro chiaro: elenco delle strutture, stato clinico aggregato, protocolli di verifica e canali di contatto immediati.
La madre contesta il criterio opposto finora adottato, che punta a evitare “false illusioni” limitando la diffusione di informazioni sui feriti non riconosciuti. A suo giudizio, la riservatezza senza finestre di verifica produce un danno superiore: impedisce ai parenti di effettuare riscontri in presenza e di accompagnare le procedure di identificazione e di comparazione del DNA. Da qui la richiesta operativa: accesso controllato ai dati essenziali, autorizzazione a recarsi nelle strutture indicare e possibilità di consulto con i referenti clinici.
La trasparenza auspicata riguarda anche i passaggi tecnici: chi gestisce i prelievi per il test del DNA, con quali tempistiche vengono processati i campioni, come e quando si attiva la comunicazione ai familiari, quali soglie di certezza vengono applicate prima dell’avviso ufficiale. In assenza di questi elementi, osserva, ogni ora trascorsa amplifica l’incertezza. L’appello è netto: indicare i nosocomi, chiarire lo stato dei feriti senza identità, mettere per iscritto procedure, tempi e responsabilità delle autorità svizzere e di quelle italiane, consentendo ai parenti di seguire passo dopo passo l’iter di verifica.
Il ruolo delle autorità italiane e il nodo delle informazioni svizzere
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani definisce “centrale” il problema della carenza di comunicazioni dirette, attribuendone la responsabilità primaria alle autorità svizzere, competenti per l’inchiesta e per la gestione delle notifiche ufficiali. Dalla sede operativa a Crans-Montana è attiva una task force consolare 24 ore su 24, con la presenza dell’ambasciatore e del console generale a Ginevra, incaricati di assistere i familiari negli spostamenti, nel raccordo con gli ospedali e nell’eventuale riconoscimento delle vittime. Secondo quanto riferito dal titolare della Farnesina, è stato avviato un confronto costante con le istituzioni elvetiche anche sugli aspetti giudiziari per accertare responsabilità e accelerare gli adempimenti formali collegati all’identificazione.
Tajani sottolinea che ogni aggiornamento ufficiale su decessi o rintraccio di connazionali deve essere validato dagli inquirenti svizzeri prima di essere comunicato alle famiglie, passaggio che spiega la lentezza percepita in Italia. Intanto, su richiesta dei parenti, sono stati inviati psicologi e personale sanitario da Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Trentino per garantire supporto continuativo nei luoghi di raccolta. Il Ministero degli Esteri coordina inoltre i contatti tra le strutture elvetiche e i consolati italiani presenti nell’area, con l’obiettivo di presidiare i reparti dove risultano ricoverati cittadini italiani e monitorare i casi non identificati.
Il quadro operativo descritto dalla Farnesina mette in rilievo una catena di responsabilità scandita da norme internazionali: allo Stato ospitante spettano rilievi, identificazioni e comunicazioni primarie; all’Italia il compito di assistenza, mediazione e tutela dei diritti dei connazionali. In questo contesto si inserisce la richiesta di maggiore trasparenza avanzata dai familiari: indicazioni puntuali sugli ospedali, protocolli chiari sui test del DNA e tempistiche verificabili. La compatibilità tra esigenze investigative svizzere e bisogno di informazione immediata delle famiglie rimane il punto più critico del dossier, sul quale la diplomazia italiana afferma di aver ottenuto impegni per procedure più rapide e per un flusso di comunicazioni più regolare.
FAQ
- Chi è il referente istituzionale per i familiari in Svizzera?
La task force consolare italiana a Crans-Montana, con ambasciatore e console generale a Ginevra, coordina assistenza e contatti con le autorità svizzere. - Perché le informazioni arrivano con lentezza?
Le autorità svizzere hanno competenza su indagini e notifiche ufficiali; ogni dato deve essere validato prima della comunicazione ai familiari. - Cosa sta facendo il Ministero degli Esteri italiano?
Ha attivato una presenza h24 sul posto, supporto psicologico e sanitario, raccordo con gli ospedali e confronto con le istituzioni elvetiche su profili investigativi e procedurali. - Come vengono gestiti i test del DNA?
I prelievi e le comparazioni sono coordinati in Svizzera; l’esito ufficiale viene trasmesso alle famiglie solo dopo verifica formale delle autorità competenti. - È possibile conoscere gli ospedali con feriti non identificati?
I familiari chiedono elenchi e canali diretti; la condivisione dipende dalle procedure svizzere e dal livello di riservatezza imposto dall’inchiesta. - Quali servizi di supporto sono disponibili per i parenti?
Sono operativi psicologi provenienti da Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Trentino, oltre all’assistenza logistica e consolare garantita dalla Farnesina.




