Caprarica svela il retroscena segreto su Ballando e la gaffe con Carlo

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Antonio Caprarica: «Ballando con le stelle? Non lo rifarei. Vidi la Regina Elisabetta con la gonna scucita e feci una gaffe con Carlo»
Confidenze a corte e gaffe reali
Antonio Caprarica, storico volto della Rai, ripercorre i suoi anni da cronista a Buckingham Palace tra inviti ufficiali, etichetta ferrea e clamorose gaffe. Il primo ingresso a corte avviene al Castello di Windsor, sei mesi dopo la morte di Lady Diana, in un clima ancora carico di tensione emotiva. Quando il principe Carlo gli chiede se sia complicato raccontarlo al pubblico italiano, il giornalista risponde con brutale sincerità che non è facile renderlo popolare nel Paese. Lo sguardo sorpreso dell’erede al trono viene sciolto dall’intervento di Iolanta, moglie di Caprarica, che improvvisa: le italiane sarebbero tutte innamorate del principe, e per questo i loro uomini lo sopporterebbero poco.
La battuta salva l’incontro e l’atmosfera, mentre il principe finge di credere alla spiegazione, trasformando una potenziale gaffe diplomatica in un episodio da cronaca mondana. In anni di frequentazione della corte, il cronista osserva da vicino le dinamiche interne della monarchia britannica, affinando quello sguardo ironico e disincantato che ritroverà in libri e corrispondenze televisive. Una volta, durante una visita ufficiale al Campidoglio, nota persino un dettaglio impensabile: l’orlo della gonna della regina scucito in un punto, nonostante lo stuolo di sarte sempre al seguito. Un piccolo difetto che umanizza la figura di Elisabetta II, simbolo di perfezione protocollare.
Le memorie londinesi alimentano la sua passione per la biografia storica e per il racconto della corona, fino al volume dedicato a Elisabetta, che uscirà incredibilmente un anno prima della scomparsa della sovrana, diventando uno dei lavori a cui il giornalista resta più legato.
Carriera, libri e il “no” al talent
La traiettoria professionale di Caprarica attraversa decenni di informazione: direttore, caporedattore, inviato speciale e corrispondente da Il Cairo, Gerusalemme, Londra, Mosca e Parigi. Ama citare Enzo Biagi: fare il mestiere che piace e venire persino pagati per farlo. Tra le interviste che rivendica con orgoglio c’è quella a Michail Gorbaciov nel 1992, poco dopo le dimissioni dalla presidenza sovietica. Lo colpiscono le lodi senza riserve al papa Giovanni Paolo II, riconosciuto come protagonista nel crollo del comunismo, in un dialogo che fotografa un’epoca in frantumi.
Sul fronte editoriale, il cronista firma decine di libri, fino al venticinquesimo, dedicato a Donald Trump e intitolato in modo provocatorio Il bullo. Nelle sue pagine unisce memoria personale, analisi geopolitica e racconto popolare, con uno stile divulgativo ma fondato su fonti verificabili, coerente con i principi di attendibilità e autorevolezza richiesti dall’informazione di qualità. Con la Rai, lasciata nel 2013, i rapporti oggi sono definiti eccellenti: gli “uomini in grigio”, simbolo di burocrazia e diffidenze interne, sarebbero spariti, sancendo una rivincita maturata nel tempo.
Più netto il bilancio sull’esperienza a Ballando con le stelle. Il giornalista riconosce il divertimento, ma ammette che non la ripeterebbe: gli allenamenti quotidiani richiedono una forma fisica che sente lontana. Sostiene che la conduttrice Milly Carlucci gli avesse raccontato solo metà della verità sull’impegno necessario, svelando col senno di poi il lato meno patinato dei talent show televisivi.
Stile, dettagli e rapporto con il servizio pubblico
Nel tempo Caprarica ha trasformato l’eleganza in parte integrante della propria cifra professionale. Difficile vederlo in video senza cravatta: ne possiede circa un migliaio, molte ereditate dal padre, che condivideva la stessa passione. Ama in particolare le tonalità rosa, scelta che spezza la rigidità formale e lo rende immediatamente riconoscibile nel panorama dei volti del servizio pubblico. Il dettaglio estetico dialoga con l’attenzione quasi maniacale all’immagine pubblica delle figure che racconta, dalla regina Elisabetta ai leader globali intervistati per i telegiornali.
La memoria dell’orlo scucito sull’abito della sovrana in visita al Campidoglio diventa, nelle sue parole, il simbolo di quanto anche una macchina perfetta come la monarchia britannica possa mostrare una crepa: una piccola disattenzione che scompagina l’ideale di impeccabilità, ma la rende più vicina alle persone comuni. La forza del racconto sta nella precisione del dettaglio, nel contesto storico definito e nella capacità di trasformare una scena in informazione rilevante per capire il potere e chi lo incarna.
Rispetto alla Rai, il giornalista parla oggi di clima disteso, dopo anni segnati da contrasti interni e da quella che definisce la stagione degli “uomini in grigio”. Rivendica il tempo come alleato nel ristabilire reputazioni e pesi specifici dentro il sistema mediatico. Il suo percorso combina esperienze internazionali, presenza televisiva e produzione saggistica, elementi che lo collocano tra i profili più autorevoli nel racconto delle vicende britanniche e della politica globale per il pubblico italiano.
FAQ
D: Chi è Antonio Caprarica?
R: È un giornalista e scrittore italiano, storico corrispondente Rai da Londra e autore di numerosi libri sulla monarchia britannica e sulla politica internazionale.
D: In quali città è stato corrispondente?
R: Ha lavorato come inviato e corrispondente da Il Cairo, Gerusalemme, Londra, Mosca e Parigi, oltre a ricoprire ruoli direttivi nei telegiornali italiani.
D: Perché non rifarebbe Ballando con le stelle?
R: Ritiene che il programma richieda un impegno fisico quotidiano molto intenso, incompatibile con la sua forma, pur riconoscendo di essersi divertito durante l’esperienza.
D: Quale intervista internazionale considera più significativa?
R: Ricorda con particolare orgoglio il colloquio con Michail Gorbaciov nel 1992, in cui l’ex leader sovietico elogiò apertamente Giovanni Paolo II per il ruolo avuto nel crollo del comunismo.
D: Che rapporto ha con la monarchia britannica?
R: Ha seguito per anni la famiglia reale da vicino, partecipando a inviti ufficiali a Buckingham Palace e a Windsor, e ha scritto vari saggi dedicati alla corona inglese.
D: Perché è noto per le cravatte?
R: Possiede circa mille cravatte, molte ereditate dal padre, e le indossa quasi sempre in video; predilige in particolare quelle rosa, divenute un tratto distintivo della sua immagine.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di queste dichiarazioni?
R: Le confidenze su carriera, gaffe a corte e talent show derivano da un’intervista rilasciata al quotidiano Corriere della Sera e ripresa dalla stampa italiana.
D: Qual è l’ultimo libro importante che ha scritto?
R: Tra le opere più recenti figura un volume su Donald Trump, intitolato Il bullo, mentre tra quelli più cari all’autore c’è la biografia dedicata a Elisabetta II.




