Cancro al polmone nuova ricerca italiana chiarisce resistenza all’immunoterapia

Scoperto nuovo meccanismo di resistenza all’immunoterapia nel tumore al polmone
Chi: i ricercatori dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, con il supporto di Fondazione Airc.
Che cosa: hanno identificato un meccanismo di resistenza all’immunoterapia nel tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc), centrato sulla proteina hMena e sui fibroblasti associati al cancro.
Dove: nello studio pubblicato sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer e condotto negli Ifo (Istituti fisioterapici ospedalieri).
Quando: risultati resi noti recentemente, in un contesto di rapido sviluppo delle immunoterapie nel Nsclc avanzato.
Perché: per comprendere perché molti pazienti non rispondono o sviluppano resistenza alle immunoterapie, e progettare nuove combinazioni farmacologiche più efficaci.
In sintesi:
- Nel tumore al polmone Nsclc una barriera di fibroblasti e matrice extracellulare ostacola le cellule immunitarie.
- La proteina hMena e la via del Tgf-β creano un circolo vizioso protettivo per il tumore.
- Questa firma molecolare è associata a prognosi peggiore e minore risposta all’immunoterapia.
- I ricercatori Ire sviluppano strategie farmacologiche per bloccare hMena e superare la resistenza.
Come hMena e i fibroblasti costruiscono la “fortezza” del tumore
Nel tumore del polmone non a piccole cellule, che rappresenta circa l’85% dei carcinomi polmonari, l’immunoterapia ha migliorato sopravvivenza e controllo di malattia. Tuttavia, una quota rilevante di pazienti non risponde o va incontro, nel tempo, a resistenza terapeutica.
Lo studio coordinato dall’Istituto Regina Elena ha mostrato che specifici fibroblasti associati al cancro, regolati dalla proteina hMena, producono una matrice extracellulare estremamente densa. Questa struttura irrigidisce il tessuto tumorale, creando una vera barriera fisica che limita la penetrazione delle cellule immunitarie anche quando il sistema immunitario è riattivato dall’immunoterapia.
Oltre all’ostacolo meccanico, questi fibroblasti attivano segnali molecolari immunosoppressivi, in particolare la via del Tgf-β. Ne deriva la riduzione dell’attività delle difese e l’accumulo di cellule T regolatorie, che spengono ulteriormente la risposta immune antitumorale.
I ricercatori hanno evidenziato un circolo vizioso: hMena e Tgf-β si mantengono reciprocamente attivi, consolidando un microambiente favorevole alla crescita del tumore e alla resistenza ai farmaci. L’analisi bioinformatica di ampie coorti di pazienti ha permesso di identificare una firma molecolare associata a questo specifico assetto del microambiente, correlata a prognosi più sfavorevole e minore efficacia delle immunoterapie.
Il gruppo dell’Unità di Immunologia e Immunoterapia, che ha individuato la proteina hMena diversi anni fa, sta sviluppando molecole mirate per bloccarne l’attività. L’obiettivo è disgregare la “fortezza” tumorale, rendendo di nuovo accessibile il tumore alle cellule immunitarie e potenziando l’efficacia delle terapie già disponibili.
Implicazioni cliniche future e nuove strategie terapeutiche integrate
I dati dell’Istituto Regina Elena confermano che il tumore non è un’entità isolata, ma modella attivamente il proprio microambiente per sfuggire ai controlli immunitari. I fibroblasti guidati da hMena non solo schermano il tumore, ma rendono le cellule cancerose più mobili e invasive, favorendo metastasi e progressione.
Come sottolinea Paola Nisticò, *“comprendere come il tumore costruisce il proprio ambiente di difesa è una delle sfide più importanti dell’oncologia”*. Per Giovanni Blandino, questa ricerca chiarisce “uno dei nodi più complessi: il ruolo dell’ambiente tumorale nella resistenza alle terapie”.
Le prossime fasi riguarderanno studi preclinici e clinici su farmaci diretti contro hMena e la via del Tgf-β, in combinazione con immunoterapia, con l’obiettivo di migliorare la sopravvivenza dei pazienti con Nsclc avanzato.
FAQ
Che cos’è il tumore del polmone non a piccole cellule Nsclc?
Il Nsclc è la forma più frequente di tumore polmonare, circa l’85% dei casi. Comprende adenocarcinoma, carcinoma squamoso e a grandi cellule. Viene spesso diagnosticato in fase avanzata, quando la chirurgia non è più praticabile e servono terapie sistemiche.
Perché alcuni pazienti non rispondono all’immunoterapia nel tumore al polmone?
Molti pazienti non rispondono perché il tumore modifica il proprio microambiente. Fibroblasti e matrice extracellulare creano barriere fisiche e segnali immunosoppressivi, limitando l’azione delle cellule immunitarie anche quando attivate dai farmaci immunoterapici, con conseguente resistenza primaria o acquisita.
Che ruolo ha la proteina hMena nella resistenza alle terapie?
La proteina hMena regola fibroblasti associati al tumore, promuovendo produzione di matrice extracellulare densa e rigidità tessutale. In sinergia con Tgf-β, contribuisce sia alla barriera fisica sia all’immunosoppressione locale, peggiorando la prognosi e riducendo la risposta alle immunoterapie.
Saranno disponibili farmaci specifici contro hMena nel Nsclc?
Sì, i ricercatori dell’Istituto Regina Elena stanno sviluppando strategie farmacologiche per bloccare hMena. L’obiettivo è combinare questi futuri farmaci con immunoterapie esistenti, per rompere il microambiente protettivo del tumore e aumentare l’efficacia del trattamento nei pazienti resistenti.
Qual è la fonte scientifica principale di questi nuovi dati?
La fonte è uno studio coordinato dall’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, sostenuto da Fondazione Airc e pubblicato sul Journal for ImmunoTherapy of Cancer. I risultati sono stati diffusi anche tramite comunicazione ufficiale e ripresi dall’agenzia Adnkronos.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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