Can Yaman rompe il silenzio e svela tutta la verità sull’arresto

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Can Yaman: «L’arresto? Non c’è mai stato. La polizia mi ha fermato perché sono famoso, in quel locale mi conoscono tutti»
La notte a Istanbul e il presunto fermo
L’episodio che ha coinvolto Can Yaman a Istanbul ha generato un’ondata di titoli su presunti arresti, ma la ricostruzione del diretto interessato è radicalmente diversa. L’attore 36enne racconta di trovarsi, il 10 gennaio 2026, in un locale notturno che frequenta abitualmente, un posto dove – sottolinea – «mi conoscono tutti» e dove posa ogni giorno per centinaia di foto con i fan.
Secondo la sua versione, diffusa al magazine statunitense No Intervals, l’arrivo delle forze dell’ordine rientra in un controllo di routine: circa 75 agenti entrano nel locale e perquisiscono indistintamente clienti e personale. In questo contesto, Yaman viene sottoposto a verifiche più approfondite proprio per via della sua notorietà.
L’attore ribadisce che non è mai stato formalmente arrestato, né trattenuto oltre i tempi tecnici degli accertamenti. Aggiunge che su di lui non sarebbe stato trovato alcun elemento illecito, smentendo così le ricostruzioni più allarmistiche circolate nella stampa locale e sui social, che avevano fatto pensare a un coinvolgimento in inchieste su sostanze proibite.
Collaborazione con la polizia e rapporto con i media turchi
Nella sua testimonianza, Can Yaman insiste sul fatto di aver collaborato fin dal primo momento con le autorità turche. Racconta di aver accettato ogni procedura richiesta: test di laboratorio, esami del sangue, consegna del telefono con password e codici, fino al prelievo di un campione di capelli per ulteriori analisi. Tutto per chiarire la propria posizione nel modo più trasparente possibile.
Completate le verifiche, l’attore afferma di essere stato immediatamente lasciato andare, senza misure restrittive e senza alcuna imputazione formale. Da qui la sua volontà di «correggere» una narrazione che parla con insistenza di arresto, termine che lui respinge come privo di fondamento rispetto ai fatti accaduti in quel locale di Istanbul.
Pochi giorni dopo, Yaman è in Italia, a Roma, dove pubblica sui social una foto sorridente con il Colosseo sullo sfondo. In quell’occasione affonda il colpo contro una parte della stampa turca, definita «sempre cattiva» nei suoi confronti e accusata di aver gonfiato la vicenda. Si chiede, retoricamente, se sia credibile l’ipotesi che possa aggirarsi per locali con sostanze illegali proprio mentre sono in corso maxi-controlli di polizia.
Nuovi progetti internazionali e immagine pubblica
L’attenzione di Can Yaman è ora rivolta al lavoro e alla costruzione di un profilo artistico sempre più internazionale. Archiviata la parentesi turbolenta in patria, l’attore è tornato sul set in Spagna per le riprese della nuova serie Il labirinto delle farfalle, produzione che punta al mercato globale. Qui veste i panni di Kaplan, ex agente segreto brillante e incorruttibile che, dopo un tradimento e una trappola giudiziaria, diventa l’uomo più ricercato del Paese.
Questo ruolo, centrato sul tema del complotto e della reputazione messa in discussione, assume inevitabilmente una risonanza particolare alla luce dell’episodio di Istanbul. Nel racconto di Yaman, la gestione mediatica del caso dimostra quanto la fama possa trasformare un semplice controllo di polizia in un caso giudiziario percepito come clamoroso, con conseguenze immediate sulla brand reputation dell’interprete turco.
La rapida ripresa dell’attività tra set internazionali e comunicazione diretta via social indica la strategia dell’attore: contrastare la narrativa negativa con la continuità professionale e con una presenza pubblica costante, puntando su trasparenza, tracciabilità degli spostamenti e massima visibilità dei progetti in corso.
FAQ
D: Can Yaman è stato realmente arrestato a Istanbul?
R: Secondo il suo racconto, no: c’è stato un controllo di polizia nel locale, ma nessun arresto formale.
D: Perché la polizia ha fermato Can Yaman nel locale notturno?
R: È stato controllato come gli altri clienti, ma lui sostiene che l’attenzione su di lui sia dipesa soprattutto dalla notorietà.
D: Che tipo di controlli ha subito durante l’operazione?
R: Ha dichiarato di aver effettuato test, esami del sangue, consegna del telefono e prelievo di capelli per le analisi.
D: Come ha reagito Can Yaman alla copertura della stampa turca?
R: Ha criticato duramente alcuni media del suo Paese, accusandoli di aver amplificato e distorto i fatti.
D: Quando è rientrato in Italia dopo l’episodio?
R: Ha fatto ritorno a Roma il giorno successivo, documentando lo spostamento con una foto pubblicata sui social.
D: Qual è il nuovo progetto televisivo a cui sta lavorando?
R: È impegnato in Spagna sul set della serie “Il labirinto delle farfalle”, dove interpreta l’ex agente Kaplan.
D: In che modo l’episodio ha influito sulla sua immagine pubblica?
R: Ha temporaneamente alimentato sospetti e titoli sensazionalistici, ma lui punta a riequilibrare la percezione con trasparenza e lavoro.
D: Qual è la fonte giornalistica che ha raccolto la versione di Can Yaman?
R: Le sue dichiarazioni sono state rilasciate in un’intervista al magazine statunitense No Intervals, citata dalla stampa di settore.




