Caligiuri smaschera il nuovo fronte dell’Intelligence: la battaglia segreta per dominare l’IA

Indice dei Contenuti:
Controllo dell’ia come nuova frontiera dell’intelligence
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Mario Caligiuri avverte: la sfida cruciale dei servizi segreti oggi si gioca sul controllo dell’Intelligenza artificiale, terreno dove si decide il dominio sulla mente collettiva. Con l’ecosistema digitale, orientare opinioni e comportamenti è diventato il metodo più economico per conquistare e mantenere il potere, spingendo sulla polarizzazione e sull’odio orchestrato online.
Nel suo ultimo volume “Intelligence” (Treccani), il presidente della Società Italiana di Intelligence indica che le piattaforme e gli algoritmi sono il nuovo campo operativo: chi governa i flussi informativi determina l’agenda sociale e politica.
L’IA, affiancata dalle tecnologie quantistiche, rivoluziona raccolta, trattamento e diffusione dei dati, comprimendo i tempi decisionali e spostando il baricentro del potere verso chi controlla infrastrutture, modelli e reti.
Secondo Caligiuri, la competizione non replica lo schema degli armamenti tradizionali: l’IA non è sotto egida statale come il nucleare, ma nelle mani di grandi soggetti privati, con effetti asimmetrici sulla sicurezza.
Il risultato è un ambiente informativo in cui la distinzione tra vero e falso diventa sempre più ardua, favorendo operazioni psicologiche mirate e campagne di influenza a basso costo.
La capacità di condurre, deviare o saturare il discorso pubblico tramite architetture algoritmiche è ormai parte integrante dell’intelligence contemporanea, che si misura sul controllo percettivo prima ancora che sul controllo territoriale.
Disinformazione, manipolazione e decadenza cognitiva
Per Mario Caligiuri, la “conquista della mente” passa da una filiera di manipolazione e disinformazione che sfrutta la struttura stessa dell’ecosistema digitale. A guidarne la produzione più efficace non sarebbero solo alcuni Stati, ma anche i sistemi politici e finanziari, capaci di saturare i flussi informativi con narrazioni funzionali al consenso.
L’integrazione tra IA e tecnologie quantistiche accelera il ciclo informativo: raccolta, trattamento e diffusione dei dati diventano opachi e ultraveloce, rendendo arduo distinguere contenuti autentici da artefatti. Il pensiero pubblico si “binarizza”, riducendo le sfumature e irrigidendo le posizioni.
La asimmetria è aggravata dal fatto che l’IA è in mano a soggetti privati e non a Stati, come avveniva per il nucleare: il baricentro del controllo cognitivo si sposta verso piattaforme e infrastrutture proprietarie, dove algoritmi e metriche premiano polarizzazione e conflitto.
Caligiuri descrive una “decadenza cognitiva” innescata dagli anni ’90 con l’interazione costante con video e dispositivi: attenzione ridotta, memoria delegata, filtro critico eroso. L’utente diventa bersaglio stabile di campagne di influenza a basso costo, predisposto alla radicalizzazione.
In questo quadro, la distinzione tra vero e falso è sempre più sfumata, mentre l’eterodirezione delle percezioni cresce: embedded advertising, linguaggio d’odio e microtargeting convergono, trasformando il rumore in strumento di governo dell’attenzione.
Democrazia, responsabilità dei media e selezione delle élite
Per Mario Caligiuri, la fragilità delle istituzioni nasce da una classe dirigente inadeguata, vero punto debole della democrazia nell’ecosistema informativo digitale. I media contribuiscono a legittimare figure prive di competenze, amplificando visibilità e consenso senza un reale controllo di qualità.
Questa dinamica alimenta un circuito di conferme: narrazioni semplificate, polarizzazione e marketing politico sostituiscono il merito nella selezione dei vertici pubblici. Il risultato è una governance più esposta a manipolazioni e campagne d’influenza.
Caligiuri evidenzia il contrasto con altri sistemi organizzativi. Nelle organizzazioni criminali e terroristiche, chi fallisce viene eliminato o arrestato; nelle Spa, gli azionisti rimuovono i manager inefficaci. Nelle istituzioni, invece, l’assenza di meccanismi sanzionatori rigorosi preserva leadership inadeguate.
In questo scenario, la responsabilità dei media è duplice: filtro informativo e selezione simbolica del potere. Senza standard professionali stringenti e accountability editoriale, la scena pubblica si riempie di figure mediatiche incapaci di guidare processi complessi.
Secondo Caligiuri, migliorare la democrazia richiede il ripristino del merito come criterio di accesso alle élite, in antitesi alla logica della popolarità algoritmica.
Serve una filiera di selezione che premi competenza e responsabilità, riducendo la dipendenza da narrazioni confezionate e dall’attenzione incentivata dalle piattaforme, dove l’odio e la semplificazione risultano più performanti.
FAQ
- Qual è il nodo centrale evidenziato da Mario Caligiuri? La debolezza della democrazia risiede in una classe dirigente inadeguata, alimentata da media che legittimano figure non meritorie.
- Che ruolo hanno i media nella selezione del potere? Agiscono da moltiplicatori di visibilità, spesso senza adeguato controllo qualitativo e responsabilità editoriale.
- Come avviene la selezione nelle organizzazioni non statali citate? In criminalità e terrorismo l’inefficienza è punita; nelle Spa gli azionisti rimuovono i vertici non performanti.
- Perché le istituzioni risultano meno efficaci nel sanzionare l’incompetenza? Mancano meccanismi stringenti di accountability che premino merito e risultati.
- Qual è l’effetto dell’ecosistema digitale sulla leadership politica? La popolarità algoritmica sostituisce il merito, favorendo polarizzazione e semplificazioni.
- Quale soluzione propone Caligiuri? Ripristinare criteri meritocratici nella selezione delle élite e rafforzare gli standard professionali dei media.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Le affermazioni sono riportate dall’agenzia ANSA in occasione della presentazione del libro “Intelligence”.




