Butti rilancia verifica età sui social con App IO, manca norma

Verifica dell’età tramite app IO e QR code
La proposta del Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti introduce un sistema di verifica dell’età basato su app IO e QR code, con l’obiettivo di proteggere i minori e razionalizzare l’accesso ai servizi digitali più sensibili, in linea con GDPR, Digital Services Act e strategia europea sul portafoglio digitale.
Come funzionerebbe il collegamento tra siti e app IO
I siti che offrono contenuti o servizi riservati ai maggiorenni dovrebbero generare un QR code univoco. L’utente lo inquadrerebbe con app IO, che verificherebbe l’età tramite identità digitale, senza condividere dati anagrafici completi con la piattaforma. Il sito riceverebbe solo un esito “over/under” soglia, riducendo conservazione dati e rischi di profilazione diretta.
Per i minori, l’accesso passerebbe attraverso SPID per minorenni, con consenso esplicito dei genitori e log accessi tracciabili. Questo modello punta a superare l’autodichiarazione della data di nascita, oggi facilmente aggirabile, e a creare standard tecnici omogenei per tutti gli operatori, inclusi quelli esteri stabiliti nello Spazio Economico Europeo.
La gestione centralizzata della verifica permetterebbe anche audit pubblici sul sistema.
Quali norme servono per rendere obbligatorio il sistema
Per rendere vincolante il modello QR code–app IO occorrerebbe una legge primaria che definisca soglie d’età, categorie di siti obbligati, ruoli di AGID e AGCOM, regime sanzionatorio e standard minimi di sicurezza. Servono inoltre decreti attuativi su interoperabilità con identità digitali esistenti, tempi di conservazione dei log e audit indipendenti di sicurezza. Cruciale chiarire le basi giuridiche del trattamento dati, il rapporto con il principio di minimizzazione del GDPR e le responsabilità in caso di data breach o accessi fraudolenti, soprattutto quando la verifica avviene tramite provider terzi o piattaforme stabilite fuori dall’Italia ma operative sul mercato nazionale.
Un coordinamento stretto con EDPB e Commissione europea eviterebbe conflitti con norme UE già vigenti.
Tutela dei minori, salute mentale e uso consapevole dei social
La proposta di Butti si inserisce in un contesto di crescente allarme su dipendenza da schermi, contenuti tossici e impatto degli algoritmi sulla salute mentale di bambini e adolescenti, mentre la politica italiana discute limiti di età più stringenti per l’accesso ai social.
Perché la sola autodichiarazione dell’età non è più sufficiente
Oggi molti servizi digitali si limitano a chiedere una data di nascita, senza controlli. In questo scenario, la soglia dei 14 anni fissata dal decreto 101/2018 viene aggirata facilmente, consentendo a bambini delle scuole elementari di iscriversi ai social.
La progettazione “addictive” delle piattaforme, basata su notifiche push, video brevi e scroll infinito, amplifica i rischi: riduzione della capacità di attenzione, disturbi del sonno, confronto sociale tossico, esposizione a pornografia, contenuti autolesionistici e disinformazione. La semplice raccomandazione ai genitori non basta più: servono strumenti strutturali che agiscano a monte, limitando tecnicamente l’accesso ai servizi più rischiosi.
Un sistema di age verification automatica, se ben disegnato, ridurrebbe l’asimmetria tra famiglie e grandi piattaforme.
Norme su social network, baby influencer e pornografia online
Il Decreto Caivano e le delibere AGCOM introducono l’obbligo di verifica rigorosa dell’età per i siti pornografici, anche se stabiliti in altri Paesi UE, con strumenti come SPID e provider terzi certificati. Parallelamente, il disegno di legge S.1136 punta a vietare l’accesso ai social sotto i 14–15 anni senza consenso genitoriale e a imporre sistemi di verifica affidabili.
Altre proposte di legge, sostenute da esponenti di Fratelli d’Italia e Lega, mirano a innalzare la soglia a 15–16 anni, limitare il baby-influencing e alzare a 16 anni l’età per il consenso autonomo al trattamento dati. La discussione è rallentata in commissione, ma il trend politico è chiaro: spostare l’onere della protezione dai singoli genitori alle piattaforme, con regole dettagliate su pubblicità, profilazione, contenuti sponsorizzati e responsabilità in caso di danni psicosociali accertati.
L’integrazione con sistemi pubblici tipo app IO potrebbe diventare requisito standard per la conformità.
Scenario europeo, interoperabilità e rischi per privacy
L’Italia si muove in sintonia con Francia, Spagna, Grecia, Danimarca e Commissione europea, che lavorano a soluzioni interoperabili di verifica dell’età integrate nel futuro portafoglio digitale, per coniugare tutela dei minori, concorrenza e protezione dei dati.
Progetto pilota UE e portafoglio digitale europeo
Il progetto pilota europeo prevede un’app o un wallet capace di certificare in modo crittograficamente verificabile se l’utente è sopra o sotto una certa età, senza rivelare identità, indirizzo o data di nascita completa. Il sistema sfrutta credenziali verificabili e standard aperti, compatibili con eIDAS 2.0 e il portafoglio di identità digitale europeo atteso entro il 2026.
Per i social e le piattaforme video, questo significherebbe poter implementare age-gating uniforme in tutta l’UE, riducendo i costi di conformità e contrastando i servizi che eludono le regole stabilendosi in Paesi più permissivi. L’Italia, con l’uso di app IO, potrebbe fungere da laboratorio nazionale, sperimentando modelli tecnici che poi confluiranno nella soluzione europea, purché mantenga piena compatibilità con gli standard comunitari in via di definizione.
L’obiettivo politico è evitare frammentazioni normative che penalizzino gli operatori virtuosi.
Bilanciamento tra sicurezza, privacy e rischio sorveglianza
Ogni sistema centralizzato di verifica dell’età solleva interrogativi su privacy, sicurezza informatica e rischio di sorveglianza. Con app IO o wallet UE, occorre garantire che né lo Stato né le piattaforme possano ricostruire lo storico di accessi ai siti sensibili, prevenendo profilazioni su orientamenti sessuali, politici o abitudini di consumo.
Sono quindi indispensabili: minimizzazione dei dati, crittografia end-to-end, pseudonimizzazione forte, audit indipendenti, codice sorgente verificabile e limiti rigorosi alla conservazione dei log. I garanti privacy nazionali e il Comitato europeo per la protezione dei dati dovranno valutare ogni schema tecnico prima della piena adozione. Un’implementazione mal progettata rischierebbe di creare un’infrastruttura di tracciamento generalizzato, con conseguenze irreversibili sulla fiducia dei cittadini nei servizi pubblici digitali e sull’adozione stessa di strumenti come SPID e CIE.
Trasparenza e coinvolgimento della società civile saranno determinanti.
FAQ
Che cos’è la proposta di Alessio Butti sulla verifica dell’età
La proposta del Sottosegretario Alessio Butti prevede di obbligare i siti con contenuti sensibili a generare un QR code collegato a app IO. L’utente lo inquadra e l’app conferma solo se ha l’età minima richiesta, senza trasmettere tutti i dati anagrafici alla piattaforma.
Come funziona SPID per minorenni nel sistema di controllo
SPID per minorenni consente ai ragazzi di accedere a servizi online pubblici con l’autorizzazione dei genitori. In uno schema di age verification con app IO, l’identità digitale del minore verrebbe usata per certificare l’età, mentre i genitori mantengono il controllo e possono revocare l’accesso.
Quali sono i limiti fissati oggi dalla legge italiana
Il decreto 101/2018, attuativo del GDPR, stabilisce che sotto i 14 anni il consenso ai trattamenti online deve essere dato dai genitori. Dal 12 novembre 2025, con le delibere AGCOM sul Decreto Caivano, i siti pornografici dovranno applicare sistemi di verifica dell’età robusti per impedire l’accesso ai minori di 18 anni.
In che modo l’Europa sta intervenendo sulla verifica dell’età
L’Unione europea lavora a un portafoglio di identità digitale e a progetti pilota con Francia, Spagna, Grecia e Danimarca per creare un sistema interoperabile di verifica dell’età. L’obiettivo è permettere ai social di sapere se un utente è maggiorenne, in linea con GDPR e Digital Services Act, senza conoscere la sua identità completa.
Quali rischi esistono per privacy e sorveglianza dei cittadini
I rischi principali sono profilazioni occulte, data breach e uso secondario dei dati sugli accessi ai siti sensibili. Per evitarli servono progettazione basata su minimizzazione, crittografia, audit indipendenti, limiti stretti ai log e un ruolo forte delle autorità garanti, che devono validare ex ante i sistemi tecnici proposti.
Da dove provengono le informazioni su proposta IO e dibattito italiano
Le informazioni sono ricavate dall’analisi delle dichiarazioni pubbliche del Sottosegretario Alessio Butti, dalla normativa nazionale su minori e digitale, dalle delibere AGCOM sul Decreto Caivano e dagli approfondimenti giornalistici pubblicati su Key4biz.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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