BTP e banche guidano il rally di Piazza Affari: il motore nascosto che spinge i listini in alto

Banche e margini: come il credito trascina il listino
Piazza Affari ha chiuso il 2025 con un balzo del FTSE MIB del 31,5%, con i titoli bancari protagonisti assoluti della corsa. Il comparto del credito ha messo a segno un +67% su base annua, più del doppio dell’indice principale, consolidando il proprio peso specifico su un mercato che, per struttura settoriale, risente in modo amplificato delle dinamiche di margine di interesse e di redditività bancaria.
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La spinta è arrivata dall’ampliamento dei margini legato al nuovo regime dei tassi nell’area euro: la fine del ciclo di calo e la successiva stabilizzazione hanno mantenuto elevato il differenziale tra interessi attivi su impieghi e passivi sulla raccolta. Parallelamente, gli istituti hanno accelerato la diversificazione dei ricavi, incrementando le commissioni da servizi e prodotti di risparmio gestito, riducendo la dipendenza dai soli proventi da interesse. Questo mix ha sorpreso le attese di mercato, che prefiguravano una normalizzazione più rapida della redditività.
Rispetto al post-crisi 2008, quando l’esplosione dei crediti deteriorati zavorrò il listino, la qualità degli attivi è oggi più solida e i bilanci risultano meglio patrimonializzati. La riduzione del costo del rischio, in parallelo al rafforzamento dei coefficienti di capitale, ha liberato capacità di remunerazione per gli azionisti, sostenendo valutazioni e flussi di acquisto. Ne è derivato un effetto di trascinamento sull’intero listino, data l’elevata incidenza del settore finanziario sulla borsa di Milano.
A completare il quadro, le OPA lanciate negli ultimi mesi hanno aumentato la liquidità e acceso l’interesse degli operatori, offrendo multipli di riferimento e catalizzando rotazioni settoriali favorevoli al credito. In sintesi, la combinazione tra margini robusti, commissioni in crescita, rischio in calo e dinamiche straordinarie ha consolidato il ruolo delle banche come principale motore del rally di Piazza Affari nel 2025.
Btp e spread: il volano per valutazioni e fiducia
Il ritorno di interesse verso i BTp ha inciso in modo determinante sulla traiettoria di Piazza Affari. Il restringimento dello spread con i Bund tedeschi fino a circa 65 punti base, sui minimi dal 2009, ha segnalato un calo marcato del rischio sovrano percepito. Un anno prima lo scarto viaggiava ancora sopra 115 punti: il nuovo equilibrio ha migliorato i parametri di costo del capitale per gli emittenti domestici e ha riacceso l’appeal dei titoli esposti all’economia italiana.
Il ribilanciamento del premio per il rischio è stato accompagnato da un allentamento dei CDS a 5 anni, scesi sotto i livelli della Francia, evidenziando una rivalutazione del profilo creditizio del Paese sui mercati internazionali. La combinazione di stabilità politica e disciplina di finanza pubblica ha rafforzato la narrativa di affidabilità, sostenendo flussi in ingresso su debito e azioni.
Per le banche italiane, storicamente detentrici di importanti portafogli di titoli di Stato, il re-pricing favorevole dei BTp ha prodotto un doppio effetto: incremento del valore delle riserve AFS/HTC&S e riduzione della volatilità di bilancio. Ciò ha compresso il costo del funding, migliorato la posizione di liquidità e attenuato i fabbisogni di capitale a fronte di minori assorbimenti di rischio. Il risultato si è tradotto in multipli più generosi e in una maggiore disponibilità a remunerare gli azionisti tramite dividendi e buyback.
L’attenuazione del differenziale con i Bund ha agito anche come catalizzatore di fiducia per l’intero listino di Milano. La discesa dello spread ha abbassato l’asticella del rendimento “risk-free” locale, sostenendo le valutazioni azionarie tramite una riduzione del tasso di sconto e un miglior rapporto rischio/rendimento atteso. In parallelo, la domanda retail per BTp ha contribuito a stabilizzare la curva, creando un circolo virtuoso tra costo del debito sovrano, solidità del sistema finanziario e propensione al rischio degli investitori.
In un contesto globale caratterizzato da deficit espansivi in diverse economie avanzate, il posizionamento relativo dell’Italia è apparso più credibile rispetto ad altri mercati core, fattore che ha favorito flussi di portafoglio verso asset domestici. Il beneficio si è propagato oltre il settore finanziario, sostenendo i segmenti più sensibili al costo del capitale e riaccendendo l’interesse per le società a maggiore leva operativa.
Valutazioni e multipli: quanto spazio resta al rialzo
La fotografia delle valutazioni di Piazza Affari evidenzia un disallineamento positivo rispetto ai principali mercati sviluppati. Il rapporto prezzo/utili dell’insieme dei listini italiani si colloca intorno a 13,5, inferiore ai livelli di Spagna (circa 13,8), Germania (oltre 18), Francia (intorno a 19), Regno Unito (quasi 20) e nettamente al di sotto degli Stati Uniti (superiore a 26). Questa forbice implica uno sconto strutturale che riflette sia una prudenza sulle prospettive di crescita degli utili, sia un premio per il rischio ancora incorporato nei prezzi degli asset domestici.
Lo sconto di valutazione, se letto in chiave prospettica, apre margini di rerating. Un avvicinamento del P/E medio italiano a quello delle altre borse europee suggerisce un potenziale di apprezzamento ulteriore fino a circa il 40% per le quotazioni, a parità di utili. Il percorso resta condizionato dalla traiettoria macro e dalla capacità delle società quotate di confermare la resilienza degli utili, ma il differenziale attuale fornisce un cuscinetto che mitiga i rischi di downside rispetto a mercati già prezzati su multipli elevati.
Il confronto con le medie storiche degli ultimi vent’anni indica un recupero solo parziale del gap rispetto alle principali piazze europee. Mentre diversi listini core trattano su livelli prossimi a soglie considerate “tirate”, Milano mantiene valutazioni relativamente più sobrie. Ciò riduce la vulnerabilità a correzioni legate a shock sui tassi di sconto o a revisioni degli utili, preservando spazio di rivalutazione in presenza di catalizzatori domestici favorevoli.
Sul fronte dei driver, la tenuta del ciclo degli utili resta cruciale. La normalizzazione dei tassi nell’area euro, il rafforzamento della qualità degli attivi nel settore finanziario e la dinamica delle commissioni nei servizi possono sostenere i margini, mentre la compressione dello spread e il minor costo del capitale migliorano i multipli di sconto utilizzati dal mercato. In assenza di sorprese negative su crescita e conti pubblici, il profilo rischio/rendimento del listino rimane competitivo rispetto ai peer continentali.
La composizione settoriale incide sui multipli: l’elevato peso del comparto bancario, tradizionalmente prezzato a sconto rispetto ai settori growth, tende a deprimere il P/E aggregato, mascherando valutazioni più generose in nicchie domestiche ad alta redditività. Il rerating potenziale può quindi emergere sia da un ulteriore consolidamento del credito, sia da una rotazione verso società con maggiore leva operativa e capacità di pricing power, favorite da un costo del capitale in discesa.
Il quadro complessivo suggerisce uno spazio di rialzo ancora presente, ma selettivo. L’eventuale convergenza verso i multipli europei richiede continuità su tre assi: disciplina fiscale, stabilità politica e visibilità sugli utili. In tale scenario, la combinazione di valutazioni ancora inferiori alla media e di un rischio sovrano in attenuazione può continuare a sostenere afflussi e a comprimere il premio per il rischio, favorendo una progressiva rivalutazione delle quotazioni.
FAQ
- Qual è il livello attuale delle valutazioni di Piazza Affari rispetto ad altri mercati?
Piazza Affari tratta su un P/E intorno a 13,5, inferiore a Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti, e leggermente sotto la Spagna.
- Quanto potenziale di rialzo implicano i multipli correnti?
Una convergenza verso i P/E medi europei implica, a parità di utili, uno spazio di apprezzamento fino a circa il 40%.
- Perché lo sconto di valutazione dell’Italia resta elevato?
Pesa la prudenza sulle prospettive di crescita degli utili e un premio per il rischio ancora incorporato nei prezzi, anche per via della composizione settoriale a forte peso bancario.
- Quali fattori possono sostenere un rerating del mercato italiano?
Stabilità politica, disciplina fiscale, compressione dello spread, costo del capitale in calo e tenuta degli utili nei settori chiave, in particolare nel credito.
- Il peso delle banche come influisce sui multipli di mercato?
Il comparto bancario tende a essere prezzato a multipli più bassi, trascinando verso il basso il P/E aggregato ma offrendo leva a un rerating in caso di redditività sostenuta.
- Quali rischi possono limitare la convergenza dei multipli?
Shock macro, revisione al ribasso degli utili, peggioramento dei conti pubblici o un’inversione del trend sul rischio sovrano potrebbero frenare il processo di rivalutazione.




