Bruzzone svela a Verissimo le minacce segrete legate al caso Garlasco

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Roberta Bruzzone a Verissimo: “Per il caso Garlasco ho ricevuto minacce di morte”
Minacce e pressione mediatica
La criminologa forense Roberta Bruzzone, ospite di Verissimo nello studio di Silvia Toffanin su Canale 5, ha raccontato di aver ricevuto ripetute minacce di morte legate alla propria attività professionale. In particolare ha spiegato che le intimidazioni si sono intensificate in relazione al cosiddetto caso di Garlasco, nonostante non abbia mai avuto un ruolo operativo nell’indagine giudiziaria.
Bruzzone ha precisato di conoscere in profondità il fascicolo sull’omicidio di Chiara Poggi e la posizione di Alberto Stasi perché ha studiato tutti gli atti processuali e ha dedicato al caso un libro di analisi tecnica. Sulla base di questo lavoro documentale, la criminologa ha dichiarato di ritenere la condanna «giuridicamente fondata», posizione che l’ha resa bersaglio di campagne ostili in rete e fuori.
Secondo il suo racconto, tra gli autori degli attacchi figurano tanto soggetti dal profilo paranoide quanto persone organizzate in piccoli gruppi che si muovono sui social e via mail. Le minacce, ha spiegato, non si limitano alla diffamazione ma evocano anche aggressioni fisiche, inclusi scenari estremi come possibili agguati con acido, costringendola a una costante vigilanza.
Sicurezza personale e rapporto col pubblico
La criminologa ha ammesso che il suo stile di vita è stato profondamente modificato dalle minacce. Ha parlato di una «vita tranquilla solo fino a un certo punto», spiegando che attorno a lei sono state rafforzate misure di controllo e sicurezza, con una pianificazione più rigida degli spostamenti pubblici e degli impegni televisivi. Questo ha inevitabilmente raffreddato il contatto diretto con il pubblico e con chi la segue nei casi di cronaca nera.
Il timore di aggressioni, in particolare l’ipotesi di un attacco con sostanze corrosive, è diventato un elemento strutturale della sua quotidianità. La criminologa ha descritto questa costante allerta come il prezzo pagato per un lavoro che espone a forti polarizzazioni, soprattutto quando si esprimono posizioni nette su casi giudiziari che dividono l’opinione pubblica.
Bruzzone ha sottolineato come la violenza verbale online e le minacce mirate a professionisti dell’analisi criminologica rappresentino un problema sistemico, che riguarda non solo la propria persona ma più in generale chi opera nello spazio pubblico su temi di giustizia, femminicidi e violenza di genere, compresi casi recenti come quello di Federica Torzullo, per cui sono ancora in corso le indagini.
Scelte personali e maternità
Nella conversazione televisiva è emerso anche un raro scorcio sulla dimensione privata della criminologa. Bruzzone ha spiegato di non aver mai intrapreso il percorso di maternità per una scelta meditata e consapevole. Ha raccontato di sentirsi profondamente legata alla vita che conduce, fatta di studio, inchieste, partecipazioni televisive e consulenze tecniche, e di non essere disposta a sacrificare questa dimensione in favore di un ruolo genitoriale che considera totalizzante.
Secondo il suo punto di vista, diventare madre richiede strumenti emotivi e organizzativi che avrebbero inevitabilmente conflitto con la parte più dominante della sua identità professionale. Per questo, pur riconoscendo l’importanza della genitorialità, ha preferito non intraprendere un’esperienza che non sentiva di poter gestire in modo equilibrato rispetto alle responsabilità e all’esposizione del proprio lavoro.
La criminologa ha rivendicato questa scelta come atto di responsabilità verso se stessa e verso l’idea di maternità, rifiutando l’idea che una donna realizzata sotto il profilo professionale debba necessariamente completarsi attraverso la dimensione familiare. Un posizionamento che alimenta il dibattito pubblico sui modelli femminili contemporanei, tra carriera, sicurezza personale e autonomia nelle scelte di vita.
FAQ
D: Chi è Roberta Bruzzone?
R: È una criminologa forense e psicologa italiana, consulente in casi di cronaca nera e presenza fissa in diversi programmi televisivi.
D: Perché ha ricevuto minacce di morte?
R: Ha spiegato che le minacce sono legate alle sue posizioni espresse su casi giudiziari molto discussi, in particolare su quello di Garlasco.
D: Qual è il suo ruolo nel caso di Garlasco?
R: Non ha partecipato alle indagini, ma ha studiato gli atti, ne ha scritto un libro e ha formulato valutazioni tecniche sulla vicenda.
D: Cosa pensa della condanna nel caso Garlasco?
R: Ritiene che la condanna sia giuridicamente fondata, posizione che ha contribuito a renderla bersaglio di attacchi.
D: Che impatto hanno avuto le minacce sulla sua vita?
R: Hanno imposto maggiori misure di sicurezza, limitato il contatto col pubblico e aumentato la percezione del rischio personale.
D: Come si collega al femminicidio di Federica Torzullo?
R: Il suo intervento si inserisce nel contesto più ampio delle analisi sulla violenza di genere e sui femminicidi, mentre le indagini sul caso Torzullo proseguono.
D: Perché ha scelto di non diventare madre?
R: Ha dichiarato di non sentirsi adatta a conciliare una maternità totalizzante con la vita professionale intensa che conduce.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle dichiarazioni?
R: Le dichiarazioni sono state rese durante l’intervista trasmessa da Verissimo su Canale 5, con conduzione di Silvia Toffanin, riprese da testate online di cronaca e spettacolo.




