Bruzzone rompe il silenzio su Milo Infante e svela tutto

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Rottura in diretta
La frattura tra la criminologa Roberta Bruzzone e il conduttore Milo Infante si è consumata davanti alle telecamere di Rai2 nel talk pomeridiano “Ore 14”. Durante una puntata dedicata al delitto di Garlasco, l’esperta di scena del crimine è intervenuta con una presa di posizione molto netta sulla gestione delle ricostruzioni in studio.
Secondo la criminologa, alcuni passaggi del confronto stavano banalizzando dinamiche investigative complesse, al punto da richiedere – a suo dire – l’intervento di persone “che sanno di cosa parlano”.
La puntualizzazione, pur presentata come chiarimento tecnico, è stata letta come una critica diretta non solo agli ospiti ma anche alla squadra editoriale del programma.
L’invito di Bruzzone a “leggere i verbali” prima di avventurarsi in ipotesi sul caso di Garlasco ha toccato un nervo scoperto. Milo Infante, sentendosi chiamato in causa, ha reagito con un commento secco: “Lo facciamo anche noi lo sforzo di leggere i verbali, non li ha letti solo lei”.
Quello scambio, dal tono insolitamente teso per un duo televisivo abituato a una certa complicità professionale, ha segnato l’inizio della fine della collaborazione.
Il giorno successivo, la criminologa ha disertato lo studio: un segnale forte, interpretato come atto di rottura definitiva con il format pomeridiano.
Amicizia incrinata e dinamiche di ruolo
Nel podcast “Burnout”, condotto da Selvaggia Lucarelli, Roberta Bruzzone ha scelto di ricostruire la vicenda in prima persona, spostando il baricentro dal semplice contrasto professionale alla crisi di un rapporto privato.
“Ho lasciato il programma perché è venuto meno il rapporto di amicizia con Milo Infante e di conseguenza tutto il resto”, ha dichiarato senza mezzi termini.
Per la criminologa, il conduttore non era solo un collega, ma “quasi un fratello”, al punto da condizionare sue decisioni di carriera per non penalizzare la presenza nel talk.
Secondo la sua versione, qualcosa avrebbe iniziato a incrinarsi quando il suo ruolo nel programma ha preso una piega sempre meno riconoscibile rispetto alla sua identità professionale.
Bruzzone racconta di essersi sentita progressivamente incasellata nella parte dell’opinionista “aggressiva”, chiamata a incarnare in trasmissione una cifra caratteriale più “felina” e sopra le righe.
Non tanto per scelta spontanea, quanto perché, a suo dire, venivano create le condizioni narrative e di studio per innescare lo scontro, enfatizzando i momenti di tensione come marchio di fabbrica del personaggio televisivo.
La criminologa ha ribadito di non avere “passione per arrabbiarsi a prescindere”, prendendo le distanze da un modello di talk show basato sulla costante esasperazione dei toni, soprattutto quando si parla di casi di cronaca nera che coinvolgono vittime e familiari.
Dietro le quinte tra narrativa televisiva e credibilità
Nelle settimane successive all’addio a “Ore 14”, intorno alla figura di Roberta Bruzzone si sono moltiplicate ipotesi e retroscena, molti dei quali legati a presunte richieste su orari, ospiti o gestione del parterre in studio.
La criminologa ha smentito queste ricostruzioni, definendole riduttive rispetto al vero nodo: la perdita di fiducia personale e la distanza sempre maggiore tra il ruolo richiesto in video e la propria etica professionale.
Da parte sua, Milo Infante al momento non ha offerto una replica dettagliata in pubblico, mantenendo un sostanziale silenzio sulle dichiarazioni dell’ex opinionista fissa.
Il caso mette in luce un tema centrale per i programmi di approfondimento di cronaca su Rai2 e sulle altre reti generaliste: il confine tra spettacolarizzazione del conflitto e qualità dell’informazione.
Quando le dinamiche narrative spingono verso scontri costruiti o amplificati, il rischio è quello di sacrificare la chiarezza sui fatti, minando la percezione di autorevolezza di giornalisti, consulenti tecnici e redazioni.
Per figure come Bruzzone, che fondano la loro visibilità su competenze specialistiche in ambito forense, la credibilità resta un capitale delicato, che non può essere messo al servizio, senza limiti, delle esigenze di show e di share.
L’uscita dal programma apre di fatto un precedente nel dibattito su come talk e format di cronaca dovranno bilanciare, in futuro, emozione, polemica e rispetto dei codici deontologici, soprattutto quando in gioco ci sono processi mediatici che corrono paralleli a quelli nelle aule di tribunale.
FAQ
D: Perché Roberta Bruzzone ha lasciato il programma?
R: Perché, secondo la sua versione, è venuto meno il rapporto di amicizia e fiducia personale con Milo Infante, oltre a un crescente disagio sul ruolo che le veniva richiesto in trasmissione.
D: Cosa è successo nella puntata del 27 novembre?
R: Durante il dibattito sul delitto di Garlasco, Bruzzone ha invitato ospiti e redazione a “leggere i verbali”, provocando la reazione stizzita di Infante in diretta.
D: Il giorno dopo lo scontro Bruzzone è tornata in studio?
R: No, il 28 novembre non si è presentata in trasmissione e da quel momento la collaborazione con il programma si è considerata conclusa.
D: Milo Infante ha risposto pubblicamente alle accuse?
R: Finora non ha fornito una replica articolata alle dichiarazioni di Bruzzone, mantenendo una posizione di riserbo.
D: C’entrano richieste di orari o condizioni particolari?
R: La criminologa ha smentito che l’addio sia legato a pretese logistiche o di palinsesto, indicando piuttosto motivazioni personali e di linea editoriale.
D: Qual è il nodo centrale sollevato da Bruzzone?
R: La trasformazione del suo ruolo in una figura chiamata soprattutto a generare scontro, in contrasto con la propria idea di intervento tecnico e misurato sulla cronaca nera.
D: Che impatto ha questa vicenda sul rapporto tra talk show e cronaca giudiziaria?
R: Riaccende il dibattito sul limite tra spettacolo e informazione, soprattutto quando si trattano casi complessi e sensibili per l’opinione pubblica.
D: Dove ha raccontato nel dettaglio la sua versione Roberta Bruzzone?
R: Nel podcast “Burnout” condotto da Selvaggia Lucarelli, che rappresenta la fonte originale delle sue dichiarazioni più articolate sulla rottura.




