Bruxelles boccia il debito comune come risposta alla crisi europea

Euro digitale e debito comune UE: cosa vuole davvero Bruxelles
La Commissione europea ha pubblicato un rapporto di 30 pagine, “Strengthening the role of the euro”, per rafforzare il ruolo internazionale della moneta unica. Il documento, presentato a Bruxelles nel 2026, propone due direttrici: varo di un euro digitale competitivo rispetto a Visa e MasterCard e incremento delle emissioni di debito comune UE come “safe asset” globale.
Il contesto è la fine del Next Generation EU, il fondo anti-Covid del 2020, e il crescente divario economico, tecnologico e militare con gli Stati Uniti.
Al centro del dibattito: chi finanzierà questi titoli, come saranno strutturati e se basteranno a ridurre la dipendenza dal dollaro, mentre crescono i dubbi sulla sostenibilità del modello europeo, accusato di eccesso di centralismo burocratico.
In sintesi:
- La Commissione UE propone più debito comune per creare un vero “safe asset” europeo.
- Le emissioni comuni dovrebbero affiancare, non sostituire, i debiti sovrani nazionali.
- Gli attuali bond UE sono poco liquidi, fuori dai principali indici finanziari globali.
- Il nodo strutturale resta: bassa crescita, iper-regolazione e centralismo di Bruxelles.
Perché il debito comune UE è al centro della nuova strategia
Le attuali emissioni comunitarie – legate soprattutto al Next Generation EU – sono limitate, destinate a esaurirsi e non costituiscono ancora un mercato profondo e continuo come quello dei Treasury USA.
La Commissione propone di aumentare le emissioni per finanziare progetti comuni ad alto valore aggiunto, senza sostituire i debiti nazionali. L’obiettivo è costruire un unico grande mercato del debito UE, liquido e standardizzato, capace di attrarre capitali globali e di offrire un vero “porto sicuro” in euro.
Oggi i titoli UE offrono rendimenti superiori ai Bund tedeschi lungo tutta la curva: il mercato li percepisce solo come semi–“safe asset”. Inoltre, i principali provider di indici si rifiutano di includerli nei benchmark globali, proprio per la loro scarsa liquidità e per l’incertezza sulle future emissioni dopo la fine del programma straordinario post-pandemia.
A differenza delle emissioni sovrane, dove il debito viene sistematicamente rinnovato alla scadenza, il debito UE è concepito per essere ripagato nel tempo dagli Stati beneficiari e tramite nuove entrate proprie dell’Unione.
Questa struttura riflette la natura ibrida dell’UE: unione di 27 Stati, 20 dei quali condividono la stessa moneta ma mantengono piena sovranità fiscale.
La spinta al debito comune nasce dalla volontà politica di colmare il ritardo accumulato rispetto agli USA in innovazione, difesa e tecnologie strategiche, riducendo al contempo l’esposizione sistemica al dollaro, soprattutto in un contesto di tensioni geopolitiche ricorrenti.
L’Europa tra illusione del debito comune e necessità di riforme profonde
L’UE guarda al debito come leva per aumentare il peso dell’euro, ma ignora esempi opposti come la Svizzera, “porto sicuro” globale nonostante un rapporto debito/Pil fra i più bassi del mondo avanzato.
La Confederazione attira capitali grazie a economia snella, neutralità geopolitica, stabilità dei prezzi, disciplina fiscale e forte coesione politica interna.
L’Unione, al contrario, combina bassa crescita, pressione fiscale record, debito pubblico crescente, spesa elevata e regolamentazione soffocante: condizioni che scoraggiano investimenti e imprenditorialità.
I talenti europei migrano soprattutto verso gli Stati Uniti, dove la creazione d’impresa è più semplice e il capitale di rischio abbondante. Nel momento in cui l’IA ridisegna catene del valore e poteri geopolitici, il continente appare in ritardo strutturale, privo di grandi player nativi e ostaggio di norme complesse.
In questo quadro, puntare sul solo debito comune rischia di diventare una falsa soluzione: il centralismo iper-burocratico che ha frenato la competitività europea verrebbe ulteriormente potenziato.
Lo stesso Rapporto Draghi, pur centrando il tema della competitività, ipotizza un “super Stato” UE che investe migliaia di miliardi per sfidare USA e Cina, sostituendo spesso il mercato con l’intervento pubblico.
Un recente rapporto congiunto Italia–Germania insiste invece sulla rimozione delle barriere interne a beni, servizi e capitali: la priorità sarebbe completare il mercato unico, non ampliare la burocrazia di Bruxelles. Senza questa svolta, difficilmente l’Europa potrà diventare davvero un “porto sicuro” per capitali globali, a prescindere dalla quantità di debito comune emesso.
FAQ
Cosa prevede il rapporto “Strengthening the role of the euro” della Commissione?
Il rapporto propone un euro digitale e maggiori emissioni di debito comune UE per creare un “safe asset” globale denominato in euro.
Il debito comune UE sostituirà i titoli di Stato nazionali esistenti?
No, la proposta prevede che il debito UE affianchi i debiti sovrani nazionali, finanziando soprattutto progetti comuni con chiaro valore aggiunto rispetto alle emissioni dei singoli Paesi.
Perché i bond UE non sono ancora considerati veri safe asset dai mercati?
Attualmente i bond UE sono poco liquidi, hanno futuro emissivo incerto e offrono rendimenti superiori ai Bund, risultando meno sicuri agli occhi degli investitori globali.
Quali riforme strutturali servirebbero oltre al debito comune?
Servirebbero riduzione della pressione fiscale, semplificazione normativa, rafforzamento del mercato unico, incentivi all’innovazione e condizioni più favorevoli per startup e capitale di rischio.
Qual è la fonte originale delle analisi sul debito comune UE?
Le analisi richiamano il rapporto della Commissione europea e l’articolo firmato da Giuseppe Timpone pubblicato su InvestireOggi.it.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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