Bruno Vespa ripercorre la storia inaspettata del successo di Porta a Porta nello scenario televisivo italiano

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Bruno Vespa: «“Porta a Porta” doveva durare sei mesi… direi che è andata bene!»
Trent’anni che hanno cambiato la tv
Per Bruno Vespa doveva essere un esperimento di sei mesi, ma il 21 gennaio la puntata speciale numero 3.618 celebrerà trent’anni di uno dei talk più longevi della Rai. Dal debutto del 22 gennaio 1996 con Romano Prodi, in piena era di talk “urlati”, il programma ha imposto un tono più sobrio e argomentato, conquistando subito il 16% di share e la fiducia dei vertici di Rai1.
Nel 1998 la telefonata a sorpresa di Giovanni Paolo II ha consacrato la centralità del salotto televisivo nel dibattito pubblico italiano. Altro momento-chiave è stato il terremoto dell’Aquila del 2009, quando Vespa, in volo su un elicottero, mostrò in diretta la mappa delle macerie, fissando uno standard di cronaca televisiva immersiva. Nel tempo, il programma è diventato archivio vivente della storia politico-sociale del Paese, tra consultazioni, crisi di governo, grandi processi e celebrazioni collettive.
La puntata celebrativa “30 anni della nostra vita”, con ospiti della politica, della cronaca e dello spettacolo (compreso il trio de Il Volo), promette di trasformare i ricordi in un racconto generazionale, specchio dell’Italia che è cambiata insieme al programma.
Linguaggio, scenografia e protagonisti
Il titolo nacque dall’idea dell’autore Brando Giordani di far entrare gli ospiti da due porte, trasformando un talk di politica in un vero “luogo” riconoscibile. La sigla, scelta da Antonella Martinelli, storica autrice del programma, ha puntato sul tema di “Via col vento”, preferito a “Per un pugno di dollari” e rimasto colonna sonora identitaria per tre decenni.
I celebri plastici, ideati da Vespa, hanno creato un nuovo alfabeto visivo per spiegare la cronaca nera: dalle ricostruzioni di Cogne fino alla Cappella Sistina, una sorta di “mappe 3D” per lo spettatore. Nello studio sono custoditi anche pezzi-simbolo, come la scrivania su cui Silvio Berlusconi firmò il “contratto con gli italiani” e un archivio minuzioso di ogni ospite e puntata. Iconica anche la figura del “maggiordomo” interpretato dall’attore Paolo Baroni, che per trent’anni ha aperto la porta come un rito di riconoscibilità.
La regia tematica alterna politica, costume e spettacolo, seguendo la regola confidata a Vespa da un collega americano: chiedersi ogni giorno “cosa interessa oggi a mia moglie?”, con una redazione di circa venti persone, che raddoppiano considerando produzione e inviati.
Momenti cult e ospiti indimenticabili
Tra i momenti più spettacolari spicca l’arrivo di Michael Schumacher in studio a bordo di una Ferrari, con un pit stop televisivo da quattro secondi, adattato ai tempi della diretta. Nel 1998 il programma ospitò il “DopoFestival” di Sanremo, con Umberto Bossi e Clemente Mastella che cantarono “Italia” di Mino Reitano, scena rimasta nella memoria collettiva.
Non sono mancati gli scontri: nel 2001 la rissa in studio tra le onorevoli Alessandra Mussolini e Katia Bellillo, con Vittorio Sgarbi e Piero Chiambretti a separarli, portò a un record di ascolti dopo il clamore suscitato dalle immagini inizialmente trattenute. Sul fronte internazionale, Vespa ha intervistato più volte il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, anche a Kiev dopo l’attacco russo, definendolo un autentico eroe per la scelta di restare nel Paese.
Tra gli ospiti più amati, Rosario Fiorello, considerato da Vespa un “genio” dell’intrattenimento, e un instancabile Al Bano, capace di cantare in collegamento perfino dalla metropolitana di Mosca. Nel 2015, in uno speciale da New York, Vespa riuscì persino a far cantare Woody Allen insieme a Il Volo, gruppo che ha sostenuto fin dagli esordi e che tornerà protagonista nella serata del trentennale.
FAQ
D: Quando nasce il programma condotto da Bruno Vespa?
R: Il debutto è del 22 gennaio 1996 in seconda serata su Rai1.
D: Quante puntate sono state realizzate in trent’anni?
R: La puntata speciale del 21 gennaio sarà la numero 3.618.
D: Qual è stato l’ospite della prima puntata?
R: Il primo ospite fu l’allora leader dell’Ulivo Romano Prodi.
D: Perché i plastici in studio hanno fatto tanto discutere?
R: Perché hanno trasformato la cronaca in ricostruzioni 3D, diventando un simbolo immediato del programma.
D: Chi ha ideato titolo e scenografia con le due porte?
R: L’idea è dell’autore Brando Giordani, che propose le porte come elemento narrativo e visivo centrale.
D: Chi ha scelto la sigla musicale ispirata a “Via col vento”?
R: La selezione è opera di Antonella Martinelli, storica autrice del talk.
D: Qual è uno degli ospiti internazionali più significativi?
R: Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervistato più volte anche in collegamento da Kiev in tempo di guerra.
D: Qual è la fonte giornalistica originale di questo racconto?
R: Il contenuto si ispira all’intervista firmata da Paolo Fiorelli e pubblicata il 21 gennaio 2026, da cui sono stati tratti spunti e dichiarazioni.




