Briatore sorprende tutti e rilancia gli agenti ICE come modello per l’Italia

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Sicurezza, immigrazione e ordine pubblico
Le nuove dichiarazioni di Flavio Briatore, rilasciate a Realpolitik su Rete 4 e raccolte dal giornalista Tommaso Labate, hanno riportato al centro del dibattito pubblico il rapporto tra sicurezza, immigrazione irregolare e diritti umani. L’imprenditore piemontese ha commentato le recenti operazioni della controversa agenzia federale statunitense ICE, finita sotto accusa dopo gli episodi che hanno portato alla morte di Renée Good e Alex Preti. Briatore ha definito quelle immagini “orribili”, riconoscendo la brutalità delle scene circolate sui media internazionali.
Tuttavia, l’ex team principal di Alpine ha introdotto un elemento di rottura, sostenendo che “in un Paese bisogna avere anche un po’ di ordine”, frase che ha immediatamente polarizzato l’opinione pubblica. Per Briatore, la condanna degli eccessi delle forze dell’ordine non può prescindere dalla necessità di garantire sicurezza ai cittadini, soprattutto nelle aree urbane più degradate. Il riferimento esplicito è andato al quartiere di Rogoredo, a Milano, da anni simbolo di spaccio e marginalità sociale.
L’imprenditore ha denunciato la presenza di “gente che vende la droga ai tuoi figli” in condizioni di sostanziale impunità, sostenendo che sia “altrettanto orribile” tollerare chi, con il traffico di stupefacenti, “ammazza centinaia di migliaia di persone”. Un parallelismo duro, che mette sullo stesso piano l’orrore per gli abusi di potere e quello per i danni provocati dalla criminalità organizzata sul territorio.
Il modello americano e i limiti per l’Italia
Nel corso dell’intervista, Flavio Briatore ha esteso il ragionamento alla situazione italiana, evocando un raffronto diretto con il modello americano di controllo dei confini e gestione dell’immigrazione irregolare. Pur riconoscendo che gli agenti ICE “hanno sbagliato sicuramente”, l’imprenditore ha difeso l’idea di un apparato di sicurezza forte, organizzato e ben finanziato, capace di presidiare il territorio e prevenire derive di illegalità. A suo giudizio, gli episodi di violenza registrati negli Stati Uniti andrebbero letti come casi limite all’interno di una strategia complessiva più efficace.
Incalzato da Tommaso Labate sull’opportunità di “importare” un modello simile in Italia, Briatore ha però introdotto un’importante distinzione: “Non a quel livello lì, come sempre, ci vuole una misura, non puoi sempre guardare agli estremi”. L’imprenditore punta a una maggiore professionalizzazione delle forze dell’ordine italiane, chiedendo agenti “addestrati e pagati bene”, con strumenti adeguati per “pulire certe aree che in questo momento sono invivibili”.
Il nodo centrale, per Briatore, resta la percezione di zone franche dominate da spaccio e immigrazione irregolare, dove “nessuno ci può entrare”. Una lettura che si colloca in netto contrasto con le posizioni delle organizzazioni per i diritti umani, che denunciano invece il rischio di criminalizzare intere comunità migranti e di alimentare una narrazione emergenziale permanente, spesso smentita dai dati ufficiali su reati e presenze irregolari.
Politica italiana, consenso e diritti fondamentali
L’affondo più pesante di Flavio Briatore è rivolto alla politica italiana, accusata di “non fare mai niente di concreto” in materia di sicurezza e gestione dei flussi migratori. Nel suo ragionamento, l’imprenditore contrappone la presunta inerzia dei governi di Roma alla linea dura adottata da Donald Trump negli Stati Uniti, interpretata come esempio di decisionismo sul controllo del territorio. Una lettura che ignora in parte la vasta documentazione di abusi, arresti arbitrari e violazioni sistematiche dei diritti umani attribuiti alle operazioni ICE negli ultimi anni.
Il nodo politico è delicato: come bilanciare la domanda di sicurezza, amplificata da episodi di cronaca nera e dalla diffusione virale di video di violenze, con il rispetto dei principi sanciti dalla Costituzione italiana e dalle convenzioni internazionali? Gli esperti di diritto e le associazioni per i diritti civili ricordano che un’azione repressiva priva di controlli e trasparenza rischia di minare lo Stato di diritto, trasformando eccezioni operative in prassi tollerate. Al tempo stesso, amministratori locali e cittadini denunciano quartieri “abbandonati”, dove spaccio e degrado sociale si sommano a povertà abitativa e assenza di servizi.
Nel vuoto lasciato dalle politiche di lungo periodo – integrazione, lotta alle mafie, rigenerazione urbana – trovano spazio proposte muscolari e slogan polarizzanti, capaci di generare consenso immediato ma poco efficaci sul piano strutturale. Le parole di Briatore intercettano questa frattura: una parte del Paese chiede più controllo visibile, un’altra teme la deriva securitaria. Il confronto, per ora, resta affidato agli studi televisivi e alle piazze dei social, mentre sul terreno i nodi di droga, marginalità e sfruttamento dei migranti restano irrisolti.
FAQ
D: Chi è Flavio Briatore e perché le sue parole fanno notizia?
R: Flavio Briatore è un imprenditore noto e ex dirigente di Formula 1, la sua visibilità mediatica rende le sue posizioni politiche immediatamente oggetto di dibattito.
D: Che cos’è l’ICE negli Stati Uniti?
R: ICE è l’agenzia federale statunitense incaricata del controllo dell’immigrazione e delle espulsioni, spesso al centro di polemiche per presunti abusi.
D: Perché Briatore cita Rogoredo a Milano?
R: Cita Rogoredo come simbolo di area urbana segnata da spaccio di droga e degrado, per sostenere la necessità di maggior controllo sul territorio.
D: Briatore vuole copiare il modello ICE in Italia?
R: No, afferma che non va replicato “a quel livello”, ma chiede forze dell’ordine più addestrate, pagate meglio e presenti nelle zone critiche.
D: Qual è il punto più contestato delle sue dichiarazioni?
R: Il parallelismo tra l’orrore per gli abusi delle forze dell’ordine e quello per i danni causati dallo spaccio, percepito da molti come una giustificazione implicita della linea dura.
D: Quali rischi evidenziano le associazioni per i diritti umani?
R: Denunciano il pericolo di criminalizzare intere comunità migranti e di legittimare prassi repressive in contrasto con diritti fondamentali e garanzie costituzionali.
D: Cosa chiede chi vive nei quartieri più problematici?
R: Molti residenti domandano più sicurezza, presenza costante delle istituzioni, servizi sociali e interventi di rigenerazione urbana, non solo operazioni di polizia.
D: Qual è la fonte originale delle dichiarazioni di Briatore?
R: Le frasi di Flavio Briatore provengono dall’intervista rilasciata al programma Realpolitik in onda su Rete 4, condotto da Tommaso Labate.




