Briatore attacca la frana e avverte: ecco l’errore che nessuno vede

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Accuse e responsabilità dopo il disastro di Niscemi
Le immagini della frana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, hanno riportato con violenza al centro del dibattito nazionale il tema del dissesto idrogeologico e dell’edilizia in aree a rischio. Circa mille persone sono state evacuate in via precauzionale, con strade interrotte e scuole chiuse, mentre il terreno cedeva trascinando con sé case, strade e terreni per oltre 25 metri. Video e fotografie hanno scioccato l’opinione pubblica, mostrando un quadro che molti esperti definiscono il risultato di anni di scarsa pianificazione territoriale e controlli insufficienti.
Nel corso della trasmissione Real Politik su Rete4, condotta da Tommaso Labate, l’imprenditore Flavio Briatore ha contestato duramente le scelte che hanno permesso la costruzione di abitazioni in una zona già segnata da frane tra il 1996 e il 1997. Secondo l’imprenditore, edificare “a livello frana” rappresenta una scelta priva di logica, resa ancora più grave dal fatto che il territorio avesse già mostrato la propria fragilità. Per Briatore, le immagini sono “allucinanti” e mostrano una “follia” urbanistica reiterata.
Alla domanda su chi debba assumersi la responsabilità, Briatore ha puntato il dito soprattutto contro chi rilascia i permessi: tecnici, amministrazioni locali, uffici preposti al controllo del territorio. Non esclude errori o leggerezze da parte dei cittadini, ma mette al centro del problema il sistema autorizzativo che consente di costruire “al limite di un burrone” nonostante precedenti disastri e allarmi scientifici.
Permessi edilizi, abusivismo e colpe del sistema
Nell’analisi dell’imprenditore, la distinzione tra costruzioni autorizzate e abusivismo edilizio è cruciale. Quando le case sono sorte con regolari permessi, la responsabilità principale ricade, secondo Briatore, su chi ha firmato quelle autorizzazioni in un’area notoriamente instabile. Se invece le abitazioni sono nate in violazione delle norme, la colpa si sposta sui proprietari che hanno deciso di edificare o acquistare in spregio alle regole urbanistiche. In entrambi i casi, la frana di Niscemi viene letta come il risultato di una catena di errori e sottovalutazioni prolungate nel tempo.
L’imprenditore allarga il discorso oltre il singolo episodio, parlando esplicitamente di colpa di “tutto il sistema”. Un sistema che, a suo giudizio, continua a concedere deroghe, sanatorie e permessi in aree ad alto rischio idrogeologico, ignorando mappe di pericolosità, studi geologici e segnalazioni tecniche. Per gli esperti di pianificazione urbana, il caso siciliano rappresenta il paradigma di un modello nel quale la pressione edilizia, gli interessi locali e la ricerca di consenso politico finiscono per prevalere sulla sicurezza.
L’assenza di una memoria istituzionale strutturata emerge con forza: episodi come le frane degli anni Novanta nella stessa zona non hanno generato un cambio di rotta duraturo. Il territorio viene spesso trattato come risorsa infinita da sfruttare, e non come sistema delicato da governare con regole chiare, dati aggiornati e monitoraggi continui, in linea con le raccomandazioni delle autorità scientifiche nazionali.
Prevenzione mancata e sfida del dissesto in Italia
Il crollo del terreno a Niscemi evidenzia un nodo strutturale dell’Italia: una vasta porzione del territorio nazionale è classificata a rischio idrogeologico, mentre migliaia di edifici sorgono in aree esposte a frane e alluvioni. Ogni ondata di maltempo riaccende l’allarme, ma la risposta resta spesso emergenziale, centrata su evacuazioni, chiusure di strade, richieste di stato di calamità e interventi tampone. Manca una strategia di lungo periodo che unisca delocalizzazione delle abitazioni più esposte, rigido rispetto delle norme edilizie e investimenti mirati in manutenzione del suolo e infrastrutture di protezione.
Gli urbanisti sottolineano che la prevenzione passa da scelte politiche non sempre popolari: bloccare nuove costruzioni in aree fragili, rifiutare sanatorie, imporre controlli severi su lottizzazioni e varianti di piano regolatore. Nel caso siciliano, la frana riapre interrogativi critici sull’efficacia dei piani regolatori comunali, dei vincoli paesaggistici e dei piani di assetto idrogeologico. Se precedenti eventi franosi erano noti, la mancata integrazione di quella esperienza nelle decisioni successive diventa un elemento chiave di responsabilità pubblica.
In parallelo, cresce la richiesta di una cultura del rischio più diffusa tra i cittadini. Acquistare o costruire in aree note come instabili dovrebbe implicare consapevolezza delle conseguenze, anche in termini di assicurazioni, risarcimenti e possibili sgomberi. Il caso di Niscemi, con le sue immagini di case trascinate dal terreno, rischia di diventare l’ennesimo monito ignorato se non si trasformano le denunce in riforme, monitoraggi costanti e rigore nell’applicazione delle leggi esistenti.
FAQ
D: Cosa è successo a Niscemi?
R: Una vasta frana, innescata dal maltempo, ha provocato lo scivolamento del terreno per decine di metri, danneggiando case, strade e terreni e costringendo all’evacuazione preventiva di circa mille persone.
D: Perché l’evento ha avuto così grande risonanza mediatica?
R: Le immagini spettacolari e drammatiche del terreno che cede hanno riaperto il dibattito nazionale su dissesto idrogeologico, permessi edilizi e responsabilità istituzionali.
D: Qual è la posizione di Flavio Briatore sulla vicenda?
R: Briatore critica duramente la scelta di costruire abitazioni in un’area già nota per frane passate, ritenendo “folle” edificare “a livello frana” e puntando il dito su chi ha rilasciato i permessi.
D: Chi viene ritenuto maggiormente responsabile secondo Briatore?
R: L’imprenditore attribuisce la colpa principale alle istituzioni e agli uffici che hanno autorizzato le costruzioni, pur riconoscendo responsabilità anche dei cittadini nei casi di edifici abusivi.
D: Che ruolo ha il dissesto idrogeologico in Italia?
R: È un problema strutturale: una parte significativa del Paese è a rischio frane e alluvioni, mentre molte abitazioni e infrastrutture sorgono proprio in queste aree vulnerabili.
D: Cosa servirebbe per prevenire casi simili?
R: Applicazione rigorosa delle norme, stop alle costruzioni in zone a rischio, monitoraggio costante, piani urbanistici aggiornati e, quando necessario, delocalizzazione degli edifici più esposti.
D: I cittadini possono chiedere risarcimenti dopo una frana?
R: Dipende da permessi, vincoli e responsabilità accertate: nei casi di costruzioni autorizzate in aree a rischio si apre il tema delle colpe istituzionali; con edifici abusivi la responsabilità grava soprattutto sui proprietari.
D: Qual è la fonte originale delle dichiarazioni di Briatore?
R: Le dichiarazioni di Flavio Briatore provengono dal suo intervento nella trasmissione Real Politik in onda su Rete4, condotta da Tommaso Labate.




