Bormio, cresce la protesta dei residenti contro la nuova strada olimpica

Olimpiadi 2026 e piana dell’Alute: il progetto che divide Bormio
La nuova strada di 800 metri prevista sulla piana dell’Alute, a Bormio, è divenuta un caso emblematico del rapporto tra grandi eventi sportivi, territorio alpino e consenso delle comunità locali. L’opera, dal valore di circa 7 milioni di euro, dovrebbe collegare l’arteria principale del paese agli impianti sciistici in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, ma al momento resta bloccata dall’opposizione organizzata dei cittadini, che contestano sia l’impatto ambientale sia l’effettiva utilità viaria dell’intervento.
La vicenda si inserisce nel quadro più ampio dell’eredità infrastrutturale dei Giochi e solleva domande cruciali su sostenibilità, trasparenza nella spesa pubblica e governance delle aree montane. Sullo sfondo, la promessa iniziale di Olimpiadi “a costo zero per lo Stato” si scontra con un budget complessivo che sfiora ormai i 6 miliardi di euro.
Le ragioni dei cittadini contrari alla nuova strada
Il comitato guidato da Ludovica Canclini contesta il consumo di suolo in una delle poche piane rimaste libere attorno a Bormio, ritenendo sproporzionato l’impatto paesaggistico rispetto ai benefici attesi sulla mobilità locale.
I cittadini critici sottolineano che l’opera non affronta alla radice il congestionamento del centro abitato e rischia di innescare nuova urbanizzazione a ridosso degli impianti sciistici, con ulteriore pressione sugli ecosistemi alpini.
Secondo l’Associazione Bormini per l’Alute, la priorità dovrebbe essere data a soluzioni di mobilità sostenibile e a una pianificazione integrata, piuttosto che a una “tangenzialina” percepita come infrastruttura pensata più per l’evento olimpico che per le esigenze permanenti della comunità.
Strumenti di opposizione: petizioni, ricorsi e presidio civico
Il fronte contrario ha raccolto firme, presentato ricorsi e avviato un’azione di monitoraggio pubblico sull’iter autorizzativo, rivendicando maggiore trasparenza negli studi di impatto ambientale e nelle analisi costi-benefici.


L’Associazione Bormini per l’Alute utilizza canali informativi locali e nazionali per dare visibilità al caso, puntando su dati oggettivi e documentazione tecnica per rafforzare la propria credibilità.
L’obiettivo dichiarato è ottenere una revisione del progetto o soluzioni alternative, dimostrando che la partecipazione strutturata dei cittadini può incidere sulle scelte infrastrutturali anche in presenza di forti interessi legati alle Olimpiadi.
La posizione del Comune di Bormio e la logica dell’eredità olimpica
L’amministrazione comunale di Bormio difende la nuova strada e gli altri interventi collegati ai Giochi come parte di una strategia di lungo periodo. Nella narrazione istituzionale, le Olimpiadi sono un acceleratore che consente di sbloccare opere considerate da tempo necessarie per migliorare l’accessibilità turistica e la funzionalità delle aree sciistiche, in particolare la zona di arrivo delle piste. La discussione non è quindi solo sull’evento del 2026, ma sull’impronta strutturale che resterà alla località nei decenni successivi.
Le argomentazioni dell’assessora Samanta Antonioli
L’assessora alle Olimpiadi del Comune di Bormio, Samanta Antonioli, ribadisce la coerenza degli interventi con la programmazione preesistente: “Le Olimpiadi rappresentano un’opportunità che consente di realizzare alcune opere rimaste nel cassetto per molto tempo. Per quanto ci riguarda, sul nostro territorio, si tratta di opere già programmate o che sono utili per il futuro”.
L’amministrazione sostiene che le infrastrutture previste non siano “cattedrali nel deserto”, ma elementi funzionali a un modello turistico incentrato su sport invernali, eventi e competitività internazionale della destinazione.
Nella visione di Antonioli, la critica di spreco non regge se gli interventi sono integrati in un disegno di sviluppo territoriale che guarda oltre il 2026.
Modernizzazione degli impianti e gestione del rischio reputazionale
La riqualificazione delle aree d’arrivo delle piste e dei collegamenti viari è presentata dal Comune come condizione per garantire standard tecnici e logistici adeguati alle competizioni di livello olimpico e ai grandi flussi di spettatori.
Tuttavia, la pressione mediatica sui costi e sugli impatti ambientali impone all’ente locale di dimostrare con dati verificabili la sostenibilità economica e paesaggistica delle scelte, per non compromettere l’immagine di Bormio come località alpina attenta al territorio.
La capacità di comunicare in modo trasparente obiettivi, alternative valutate e misure di mitigazione ambientale è oggi un fattore cruciale di legittimazione politica e reputazionale.
Costi, sostenibilità e casi Cortina e Milano nel quadro Milano-Cortina 2026
Il dossier Milano-Cortina 2026 ha registrato uno scarto rilevante tra le promesse iniziali di sostenibilità e l’evoluzione dei costi. I Giochi erano stati presentati come evento basato su impianti esistenti e a carico minimo per lo Stato, ma il budget complessivo sfiora ora i 6 miliardi di euro, includendo nuove infrastrutture e adeguamenti strutturali. Accanto al caso di Bormio, emergono altri cantieri ad alta sensibilità ambientale e finanziaria, dalla pista da bob di Cortina alla nuova arena del ghiaccio di Milano, che alimentano il dibattito pubblico su priorità, ritorni economici e impatto sul paesaggio.
Pista da bob di Cortina e arena del ghiaccio di Milano nel mirino
A Cortina, la nuova pista da bob è divenuta un simbolo del conflitto tra esigenze sportive di élite, tutela dolomitica e contenimento dei costi, con critiche sul rischio di sovradimensionamento rispetto all’uso post-olimpico.
A Milano, l’arena del ghiaccio solleva interrogativi su gestione futura, modello di business e integrazione nel tessuto urbano, per evitare che l’impianto si trasformi in infrastruttura sottoutilizzata.
Entrambi i progetti mostrano quanto sia fragile l’equilibrio tra ambizione olimpica e sostenibilità finanziaria, soprattutto in un contesto di risorse pubbliche limitate e crescente sensibilità climatica.
Uso dei fondi pubblici e narrazione sul “guardare al futuro”
Le contestazioni sulle spese vengono respinte dai sostenitori dei progetti con l’argomento della visione di lungo periodo. Samanta Antonioli sintetizza questa impostazione: “Non pensiamo di aver sperperato le risorse ma anzi di aver guardato al futuro. Niente è stato fatto ad hoc solo per le Olimpiadi ma è sempre stato guardato al futuro”.
In chiave di policy, la questione centrale è la misurabilità dell’eredità olimpica: tassi di utilizzo delle strutture, ricadute economiche locali, qualità ambientale preservata o compromessa.
Solo indicatori chiari e monitoraggi indipendenti potranno confermare se i 6 miliardi investiti tra Bormio, Cortina, Milano e le altre sedi avranno prodotto valore duraturo o prevalentemente legato all’evento del 2026.
FAQ
Perché la strada sulla piana dell’Alute è così contestata?
I cittadini temono la perdita di un’area di pregio paesaggistico, un aumento del consumo di suolo e benefici limitati sul traffico reale di Bormio, ritenendo sproporzionato l’impatto rispetto ai vantaggi.
Chi guida l’opposizione locale al progetto di Bormio?
L’opposizione è coordinata dall’Associazione Bormini per l’Alute, presieduta da Ludovica Canclini, che ha promosso raccolte firme, ricorsi e iniziative informative pubbliche.
Qual è la posizione ufficiale del Comune di Bormio?
L’amministrazione, attraverso l’assessora Samanta Antonioli, sostiene che gli interventi siano utili al futuro del territorio e non realizzati unicamente per le Olimpiadi.
Quanto costeranno complessivamente i Giochi Milano-Cortina 2026?
Le ultime stime parlano di un costo globale vicino ai 6 miliardi di euro, includendo infrastrutture, adeguamenti e organizzazione dell’evento.
Perché la pista da bob di Cortina è al centro delle critiche?
È considerata ad alto impatto ambientale e con rischi di sottoutilizzo dopo i Giochi, sollevando dubbi sulla sua giustificazione economica e strategica.
Quali sono le principali preoccupazioni legate all’arena del ghiaccio di Milano?
Prevalgono interrogativi su costi di gestione, reale domanda di utilizzo, integrazione urbana e capacità di generare attività continuativa oltre l’evento olimpico.
Che ruolo hanno i cittadini nei processi decisionali olimpici?
Attraverso comitati, ricorsi e consultazioni, le comunità locali possono influenzare progetti specifici, soprattutto quando mancano studi trasparenti su impatti e alternative.
Qual è la fonte originaria delle informazioni sul caso Bormio?
Le informazioni analizzate derivano da un servizio del Telegiornale RSI firmato da Telegiornale-Davide Paggi / AC, incentrato sulla piana dell’Alute a Bormio e sui progetti legati a Milano-Cortina 2026.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



