Bologna giovane agganciava uomini su Grindr per rapinarli finisce in carcere

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25enne di Bologna incontrava uomini grazie a Grindr e poi li derubava: ora è in carcere
Incontri trappola in città
Un 25enne di origine moldava residente a Bologna è finito in carcere per una serie di aggressioni e rapine ai danni di uomini conosciuti tramite l’app di dating Grindr. Il giovane, secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile, prendeva di mira persone tra i 50 e i 60 anni, spesso sposate o molto riservate, consapevole della loro vulnerabilità rispetto al rischio di outing e giudizio sociale.
Attraverso chat prolungate e un’abile gestione della fiducia, l’indagato concordava appuntamenti nelle abitazioni delle vittime, presentati come incontri consensuali. Una volta varcata la soglia di casa, la situazione cambiava rapidamente: l’uomo passava alla violenza fisica, colpendo e immobilizzando i malcapitati con fascette di plastica, strumenti facili da reperire e difficili da rompere.
Una volta resi inermi, gli uomini venivano privati del contante e degli oggetti di valore presenti nell’appartamento. Parallelamente, l’aggressore li riprendeva con il cellulare, documentando le vittime legate e in condizioni umilianti. Le immagini diventavano la base di un ricatto spietato, fondato proprio sulla paura di essere riconosciuti e di vedere resa pubblica la propria vita privata.
Ricatti, bonifici e complicità
I video registrati durante le aggressioni venivano utilizzati per estorcere ulteriori somme di denaro tramite bonifici istantanei. Secondo gli inquirenti, una parte consistente dei trasferimenti finiva sul conto della fidanzata del 25enne, anche lei individuata e indagata. La donna, che avrebbe incassato e speso il denaro, è stata successivamente condannata per riciclaggio con pena sospesa a due anni.
Almeno quattro uomini hanno trovato il coraggio di denunciare, nonostante il forte timore di ripercussioni sulla propria vita familiare e professionale. Gli investigatori ritengono tuttavia che le vittime complessive possano essere almeno sei, se non di più, alla luce del modus operandi sistematico e della ripetitività delle condotte emerse.
L’indagine della polizia di Bologna ha ricostruito con precisione le fasi delle aggressioni, incrociando tabulati telefonici, movimenti bancari e testimonianze. Il procedimento penale si è celebrato con rito abbreviato, scelta che ha consentito uno sconto di pena, ma non ha impedito una condanna severa: sei anni e otto mesi di reclusione per rapina e lesioni aggravate. In aula il giovane ha ammesso le proprie responsabilità e chiesto scusa alle persone colpite.
Profilo omofobo e risposta della comunità
Alcune delle vittime si sono costituite parte civile grazie al supporto legale del Cassero LGBT+ Center, storico presidio della comunità arcobaleno bolognese. I legali dell’associazione hanno evidenziato come le aggressioni non fossero semplici rapine, ma episodi con una chiara connotazione omofoba: l’autore sfruttava consapevolmente il timore di essere “scoperti” come persone gay o bisessuali per rafforzare il ricatto e garantire il silenzio.
Secondo gli avvocati e gli operatori del centro, si tratta di una dinamica purtroppo in crescita, favorita dal ricorso alle app di dating e dall’uso di profili falsi o poco tracciabili. La vulnerabilità aumenta quando le vittime vivono la propria identità affettiva e sessuale in segretezza, spesso per pressioni familiari, lavorative o di contesto sociale.
Le associazioni chiedono maggiore consapevolezza nell’uso di piattaforme come Grindr, invitando a segnalare subito comportamenti sospetti e a rivolgersi senza esitazioni alle forze dell’ordine. Sul piano culturale, sottolineano come la riduzione dello stigma verso l’orientamento sessuale sia uno strumento concreto di prevenzione: meno paura di essere sé stessi significa anche meno potere per chi vuole usare quella paura come arma di controllo e violenza.
FAQ
D: Come adescava le vittime il 25enne di Bologna?
R: Utilizzava l’app Grindr, instaurava un dialogo confidenziale e proponeva incontri nelle abitazioni delle vittime, presentandoli come appuntamenti privati.
D: Qual era lo schema delle aggressioni?
R: Una volta in casa, aggrediva gli uomini, li immobilizzava con fascette di plastica, li derubava e li filmava per avviare successivi ricatti economici.
D: Quante persone hanno denunciato finora?
R: Quattro uomini hanno presentato denuncia, ma gli investigatori stimano almeno sei vittime complessive.
D: Che pena è stata inflitta al giovane moldavo?
R: È stato condannato a sei anni e otto mesi di reclusione per rapina e lesioni aggravate, al termine di un processo con rito abbreviato.
D: Quale ruolo aveva la sua compagna?
R: La fidanzata riceveva e spendeva i soldi provenienti dai bonifici estorti; è stata condannata a due anni per riciclaggio, con pena sospesa.
D: Perché si parla di violenza a sfondo omofobo?
R: L’autore sfruttava la paura di outing e la vergogna legata all’orientamento sessuale delle vittime per potenziare il ricatto e ridurle al silenzio.
D: Chi ha assistito le vittime dal punto di vista legale?
R: Alcune si sono costituite parte civile grazie al supporto dello sportello legale del Cassero LGBT+ Center di Bologna.
D: Qual è la fonte giornalistica originale del caso?
R: La vicenda è stata riportata, tra gli altri, dal Corriere della Sera e ripresa in forma divulgativa da Fabiano Minacci sul sito di intrattenimento da cui è tratto il testo di partenza.




