Bologna città 30 bocciata dal Tar: cosa cambia davvero dopo lo stop al piano del sindaco Lepore

Il Tar dell’Emilia-Romagna ha annullato la delibera con cui Bologna aveva esteso il limite dei 30 km/h all’intera città, ritenendo carente la motivazione tecnica e sproporzionata l’estensione del provvedimento rispetto agli obiettivi dichiarati.
Secondo i giudici amministrativi, l’amministrazione Lepore non ha dimostrato in modo puntuale:
– la necessità del limite 30 su assi viari principali non classificati come “strade locali”;
– il collegamento stringente tra riduzione generalizzata della velocità e obiettivi di sicurezza, emissioni e rumore su ogni singolo tratto interessato;
– un’adeguata istruttoria sugli impatti su trasporto pubblico, tempi di percorrenza e logistica urbana.
L’effetto è lo stop dell’impianto “città 30” come provvedimento generalizzato, pur non azzerando la possibilità di limiti a 30 km/h puntuali e motivati.
## Dove si potrà ancora andare a 30 km/h
La sentenza non vieta i 30 km/h in sé, ma chiede che:
– siano applicati prioritariamente a strade residenziali, scolastiche e con alto tasso di incidentalità;
– siano supportati da dati di traffico, incidenti, inquinamento acustico e atmosferico;
– risultino coerenti con la classificazione del piano urbano del traffico.
Restano dunque legittimi, se correttamente motivati, i limiti ridotti:
– davanti a scuole, ospedali, parchi, case di riposo;
– nelle zone 30 già previste da piani della mobilità preesistenti;
– nei quartieri con strade strette, marciapiedi ridotti e forte presenza di pedoni e ciclisti.
L’amministrazione dovrà ricalibrare la mappa della “città 30”, restringendola alle aree con evidenze tecniche chiare.
## Cosa cambia per automobilisti, moto e bici
Per chi guida, lo stop al piano generale comporta:
– possibile revisione dei limiti su alcuni viali di scorrimento e assi di collegamento;
– riduzione delle multe future nelle aree dove il limite 30 verrà revocato o modificato;
– maggiore differenziazione tra strade a 30, 40 o 50 km/h, con segnaletica da aggiornare.
Per le due ruote e la micromobilità:
– resta prioritaria la tutela nelle zone residenziali e scolastiche;
– si apre però una fase di incertezza sulla continuità delle reti ciclabili sicure;
– possibili ricalibri dei piani di moderazione del traffico (dossi, restringimenti, corsie ciclabili).
La convivenza tra utenti diversi della strada dovrà essere ripensata con interventi più mirati e meno “a tappeto”.
## Effetti su multe, ricorsi e cantieri già avviati
La bocciatura del Tar potrebbe innescare:
– una raffica di ricorsi contro verbali elevati sulle strade ora considerate illegittimamente classificate a 30;
– la necessità per il Comune di riesaminare gli atti sanzionatori più contestati;
– la revisione di alcuni cantieri già impostati in funzione della “città 30” (segnaletica, arredo stradale, dossi).
Non è automatico l’annullamento di tutte le multe: caso per caso andrà verificata la coerenza tra segnaletica, delibera e tratto di strada interessato.
## Le prossime mosse del Comune e il quadro nazionale
Palazzo d’Accursio può:
– impugnare la sentenza al Consiglio di Stato;
– riformulare il piano con una nuova delibera più circostanziata;
– puntare su un mix di zone 30 mirate, enforcement selettivo e infrastrutture per la sicurezza stradale.
La vicenda bolognese pesa anche a livello nazionale:
– rafforza la linea del governo, critico verso le “città 30” generalizzate;
– diventa precedente per altri comuni che stanno valutando piani simili;
– impone una stagione di politiche di traffico più basate su dati, mappature puntuali e valutazioni costi-benefici.
Per le amministrazioni locali, il messaggio è chiaro: la sicurezza stradale resta un obiettivo legittimo e prioritario, ma non può più essere tradotta in limiti di velocità uguali per tutti, senza una robusta istruttoria tecnica a supporto di ogni singolo tratto urbano.
Indice dei Contenuti:
Bologna, stop ai 30 all’ora: cosa succede sulle strade
La sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna blocca il piano voluto dal sindaco **Matteo Lepore** che fissava i 30 km/h sulla gran parte della rete urbana di **Bologna**, lasciando a 50 o oltre solo le principali arterie di scorrimento. Il tribunale amministrativo ha annullato il Piano e le ordinanze attuative, ritenendo illegittimo l’impianto generale.
Il giudice riconosce che nel 2024-2025 il numero di incidenti è diminuito, ma precisa che il risultato non sana i vizi di legittimità. L’effetto immediato è il ritorno al quadro del Codice della strada: limite ordinario di 50 km/h, con eventuali riduzioni solo se motivate e puntuali. Il Comune dovrà quindi riscrivere la regolazione della velocità con una delibera più circoscritta e tecnicamente istruita strada per strada.
Gli automobilisti, intanto, devono attendere le nuove indicazioni segnaletiche e le eventuali comunicazioni di **Palazzo D’Accursio**.
Perché il Tar ha bocciato il piano voluto da Lepore
Secondo il Tar, il Comune ha oltrepassato i limiti della propria competenza in materia di circolazione e sicurezza stradale imponendo un limite generalizzato di 30 km/h al 64-70% delle strade urbane. La legge consente restrizioni solo su singole strade o gruppi omogenei, in presenza di specifiche condizioni di traffico, sicurezza o criticità documentate.
Gli studi tecnici prodotti dal Comune sono giudicati “generali”: mancavano istruttorie analitiche per ogni tratto interessato. Il Tribunale rileva un ribaltamento della regola ordinaria del Codice, che fissa a 50 km/h il limite urbano, e chiede una regolazione “capillare”, caso per caso. Viene citata anche la direttiva del ministro **Matteo Salvini** del 2024 come conferma interpretativa del quadro normativo, pur non essendo direttamente applicabile perché successiva alle delibere.
Risultato: l’impianto di “città 30” è definito sproporzionato e giuridicamente fragile.
Scontro politico e scenari futuri per la mobilità
La bocciatura accende subito lo scontro politico. **Fratelli d’Italia** rivendica il ricorso vincente, con l’eurodeputato **Stefano Cavedagna** e il deputato **Galeazzo Bignami** che parlano di “sconfitta politica netta” per il sindaco **Lepore** e di provvedimento “ideologico” contrario al Codice della strada. Critiche anche sui costi sostenuti per segnaletica e comunicazione del progetto.
Il ministro dei Trasporti **Salvini** plaude alla sentenza, ribadendo che la sicurezza non può diventare bandiera identitaria, ma deve basarsi su buon senso e su Zone 30 mirate in prossimità di scuole, ospedali e aree sensibili. Sul fronte opposto, la giunta rivendica il calo degli incidenti e prepara una strategia difensiva: possibile appello al Consiglio di Stato e revisione tecnica del piano.
Il nodo resta conciliare obiettivi di sicurezza, qualità dell’aria e fluidità del traffico con requisiti legali stringenti.
FAQ
- Perché il Tar ha annullato “Bologna città 30”?
Il Tar ha ritenuto illegittimo l’uso generalizzato del limite di 30 km/h, non motivato strada per strada come impone il Codice della strada. - Cosa cambia subito per gli automobilisti a Bologna?
Torna in vigore il limite ordinario di 50 km/h in ambito urbano, salvo ulteriori atti specifici del Comune sulle singole strade. - Il Comune di Bologna può fare ricorso?
Sì, può appellarsi al Consiglio di Stato, ma fino a nuova decisione la sentenza del Tar produce effetti. - La riduzione degli incidenti è stata riconosciuta?
Sì, il Tar riconosce il calo degli incidenti, ma precisa che il beneficio non sana i vizi di legittimità del piano. - Qual è il ruolo del ministro Matteo Salvini in questa vicenda?
Ha emanato una direttiva nel 2024 contro i limiti generalizzati e ha commentato favorevolmente la sentenza, richiamando la sicurezza “con buon senso”. - Cosa contesta Fratelli d’Italia alla giunta Lepore?
Contesta l’impostazione ideologica, la violazione dell’articolo 142 del Codice della strada e gli oneri economici del progetto. - Qual è la fonte principale delle motivazioni giuridiche sulla bocciatura del piano?
Le motivazioni sono contenute nella sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna e riprese dall’articolo originario che ha riportato il caso.




