Bitcoin in rivolta contro Trump dopo la sparatoria shock di Minneapolis

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Bitcoin, diritti e disillusione politica
La morte di Alex Pretti a Minneapolis, colpito a fuoco da agenti della Border Patrol durante le proteste contro i raid migratori, ha aperto una frattura profonda tra una parte della comunità crypto e l’amministrazione del presidente Donald Trump. In poche ore, ciò che era stato raccontato come un fronte compatto pro-crypto alla Casa Bianca si è trasformato in un caso emblematico di scontro su Primo e Secondo Emendamento.
Le parole del vice capo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller, che ha definito l’infermiera di terapia intensiva un “would-be assassin”, hanno indignato diversi esponenti storici del mondo Bitcoin. Fra questi, il CEO di Chainstone Labs, Bruce Fenton, figura di riferimento del movimento cypherpunk, che in un video su X ha accusato la Casa Bianca di aver tradito le libertà civili e i principi costituzionali.
Secondo Fenton, il riflesso di difendere l’operato di ICE e delle forze federali prima ancora di un’indagine completa dimostra quanto il tribalismo politico stia erodendo la capacità di molti di restare fedeli ai propri valori. Il fatto che Pretti fosse in possesso legale dell’arma che gli è stata sottratta durante la colluttazione rende, agli occhi di numerosi Bitcoiners, il caso un banco di prova cruciale per la difesa del diritto alle armi.
La frustrazione di Fenton è esplosa ulteriormente dopo le dichiarazioni del segretario Scott Bessent, che in un’intervista su ABC ha messo in discussione il motivo per cui Pretti fosse armato. Per una comunità in cui molti elettori repubblicani sono “quasi mono-tematici” sul Secondo Emendamento, come ha sottolineato lo stesso Fenton, vedere un’amministrazione di riferimento attaccare il diritto alle armi appare come un errore tattico enorme.
Dietro l’indignazione non c’è solo la dimensione emotiva, ma una preoccupazione più ampia: se i diritti costituzionali diventano negoziabili in nome della sicurezza o dell’appartenenza politica, anche la promessa di un’America “crypto capital of the world” rischia di trasformarsi in un semplice slogan elettorale. In questo quadro, la morte di Pretti si sta trasformando in un test di coerenza per l’intero ecosistema delle criptovalute.
Radici libertarie e “stato di polizia”
Il dissenso interno alla comunità crypto non nasce dal nulla: è il ritorno delle sue radici libertarie. Figure come Bruce Fenton si sono avvicinate a Bitcoin più di dieci anni fa in un contesto in cui la narrativa dominante era quella della censorship resistance e della sovranità finanziaria individuale. Per molti libertari, Bitcoin è sempre stato prima di tutto uno strumento contro gli abusi di potere statale, non un asset da integrare nei piani economici di un’amministrazione di turno.
Non stupisce quindi che anche l’ecosistema Ethereum e i suoi protagonisti si siano esposti. Il cofondatore Vitalik Buterin ha avvertito su X che un apparato di “stato di polizia” come quello che si sta consolidando intorno a ICE non si limita mai al bersaglio iniziale: una volta costruito, tende ad allargare il raggio delle sue azioni, passando dagli immigrati irregolari ai difensori statunitensi degli immigrati.
Questa lettura risuona profondamente tra gli attivisti digitali, che vedono nella progressiva normalizzazione di poteri straordinari—come i raid senza mandato o l’uso disinvolto della forza letale—un precedente pericoloso anche per chi opera nel settore crypto, spesso già nel mirino delle autorità finanziarie.
Anche David Marcus, CEO della piattaforma di pagamenti crypto Superstate, ha sottolineato come si possa criticare duramente ICE e i metodi usati nelle strade americane senza per questo giustificare eventuali comportamenti estremi dei manifestanti. La questione, ha suggerito, è che in una democrazia matura i cittadini non dovrebbero essere uccisi per le strade, indipendentemente dalle tensioni politiche o dal contesto di protesta.
Sul fronte legale, l’avvocato pro-XRP e volto noto di Crypto Twitter John Deaton ha collegato il caso Pretti a una serie di segnali preoccupanti: l’avvertimento del Department of Homeland Security sulle “conseguenze” per chi paragona ICE alla Gestapo, e soprattutto un memo interno che autorizza gli agenti a entrare con la forza nelle abitazioni senza mandato giudiziario. Per Deaton, oltre al Primo e al Secondo, è ora il Quarto Emendamento a essere messo sotto pressione, delineando uno scenario che molti libertari definirebbero appunto uno “stato di polizia”.
Un’alleanza di convenienza sotto stress
Negli ultimi anni, l’industria crypto si è progressivamente allineata con l’amministrazione Trump, in particolare dopo lo scontro frontale con la SEC guidata da Gary Gensler. Per molte imprese del settore, la regolazione aggressiva e le azioni legali a tappeto avevano il sapore di un “boot on the neck of the industry”, come ha sintetizzato John Deaton. L’arrivo di un contesto normativo più accomodante è stato percepito come una liberazione e ha rafforzato l’idea di una Casa Bianca amica delle cripto.
Il perdono presidenziale concesso al fondatore di Silk Road, Ross Ulbricht, ha rappresentato il culmine simbolico di questo nuovo asse politico. Quel gesto è stato interpretato come un riconoscimento del contributo di Ulbricht alla causa libertaria e un messaggio forte all’elettorato crypto. Ma il caso Pretti dimostra ora che questa sintonia ha dei limiti netti quando in gioco ci sono diritti fondamentali non negoziabili per i libertari, come le libertà di espressione, di protesta e di armamento.
Deaton parla apertamente di “marriage of convenience”: un matrimonio di convenienza, in cui l’industria crypto ha sostenuto Trump soprattutto perché l’alternativa politica appariva peggiore per il settore. In questa logica comparativa, è possibile che la community continui a vedere l’attuale amministrazione come un “net positive” per le cripto, pur prendendo le distanze dalle derive securitarie e dagli abusi dei diritti civili.
Intanto, i dati mostrano che il consenso non è crollato: sulla piattaforma di prediction market Myriad, operata dalla società madre di Decrypt, Dastan, il rating di approvazione del presidente è risalito vicino al 56% dopo mesi negativi. Ma sotto la superficie dei numeri si intravede una tensione crescente tra opportunismo politico e coerenza ideologica. Il settore crypto, nato per sfidare lo status quo, si trova ora a dover decidere se accettare compromessi strutturali in nome della convenienza regolatoria o se tornare alle sue origini radicali di difesa intransigente delle libertà individuali.
FAQ
D: Perché la morte di Alex Pretti è rilevante per la comunità crypto?
R: Perché viene letta come un caso emblematico di violazione di Primo e Secondo Emendamento, temi centrali per i libertari che hanno storicamente sostenuto Bitcoin.
D: Chi è Bruce Fenton e perché le sue critiche pesano?
R: Bruce Fenton è CEO di Chainstone Labs e storico Bitcoiner cypherpunk; la sua voce è influente tra gli investitori e gli attivisti pro-libertà civili.
D: Qual è la posizione di Vitalik Buterin sul ruolo di ICE?
R: Vitalik Buterin ha avvertito che un apparato di “stato di polizia” come quello legato a ICE tende a espandere nel tempo i propri bersagli, minacciando più categorie di cittadini.
D: In che modo il caso tocca il Secondo Emendamento?
R: Alex Pretti possedeva legalmente un’arma, poi sottratta durante la colluttazione; per molti Bitcoiners l’attacco politico al diritto di essere armati è inaccettabile.
D: Cosa intende John Deaton con “marriage of convenience”?
R: John Deaton descrive l’alleanza tra industria crypto e amministrazione Trump come un accordo di mera convenienza, basato più sul “male minore” che su affinità di principi.
D: Perché Ross Ulbricht è centrale nell’immaginario libertario?
R: Il fondatore di Silk Road, Ross Ulbricht, è visto come un simbolo dell’esperimento radicale di libero mercato alimentato da Bitcoin e della repressione statale contro di esso.
D: Che ruolo gioca la SEC nella politicizzazione del settore?
R: Le politiche aggressive della SEC sotto Gary Gensler hanno spinto molte aziende crypto verso posizioni apertamente filogovernative nei confronti di chi prometteva deregulation.
D: Qual è la fonte principale delle informazioni su questa vicenda?
R: La ricostruzione e le citazioni provengono principalmente da un approfondimento pubblicato da Decrypt, media specializzato nel settore crypto.




