Bitcoin crolla sotto soglia chiave e scatena maxi ondata di liquidazioni
Crollo improvviso e livelli tecnici chiave
Nel fine settimana il valore di Bitcoin è sceso di oltre il 7%, bucando al ribasso l’area degli 80.000 dollari e toccando minimi che non si vedevano dallo scorso aprile. La discesa, amplificata da una liquidità estremamente sottile, ha innescato liquidazioni per circa 800 milioni di dollari, spazzando via un’importante zona tecnica che aveva sostenuto il mercato per buona parte di gennaio.
Secondo i principali provider di dati di mercato, nelle ore più volatili Bitcoin ha sfiorato quota 76.000 dollari, per poi stabilizzarsi in area 77.800. Il movimento ha portato il prezzo al di sotto del costo medio di carico di diversi grandi detentori, un segnale che di solito aumenta la pressione psicologica e alimenta vendite difensive da parte degli investitori più esposti.
Analisti on-chain sottolineano come il prezzo sia scivolato anche sotto la cosiddetta “true market mean”, la media del costo base dell’offerta attiva. Non succedeva dalla fine del 2023 e, storicamente, questo livello ha spesso coinciso con fasi di stress di breve-medio periodo. Per alcuni trader l’area dei 70.000 dollari alti rappresenta ora il primo supporto credibile, mentre sul lungo termine l’attenzione torna verso i 69.000 dollari, massimo del ciclo precedente.
Il superamento al ribasso di queste soglie tecniche mette in discussione la narrativa rialzista di inizio anno e rende il mercato più vulnerabile a nuove ondate di volatilità, soprattutto se le condizioni di liquidità resteranno tese nelle prossime settimane.
ETF, leva e rotazione tra criptovalute
Il calo di Bitcoin arriva al termine di uno dei peggiori mesi di sempre per gli ETF spot quotati negli Stati Uniti. I prodotti su Bitcoin hanno registrato a gennaio deflussi netti per circa 1,6 miliardi di dollari, con quasi 1,5 miliardi concentrati nell’ultima settimana. Un solo giorno, il mercoledì, ha visto riscatti per oltre 800 milioni di dollari, seguito da altri 510 milioni il giovedì: una sequenza che ha prosciugato una delle principali fonti di domanda istituzionale.
L’effetto combinato tra deflussi dagli ETF e posizioni a leva forzate alla chiusura ha creato un vero e proprio “vuoto di bid” nel weekend, momento in cui il book è tradizionalmente più sottile. Le vendite automatiche legate alle margin call hanno trovato pochi acquirenti disposti ad assorbire i volumi, amplificando così la velocità e l’intensità del ribasso.
Il contagio si è esteso a Ether, i cui ETF spot hanno segnato deflussi per circa 353 milioni di dollari nello stesso mese, con una singola seduta da oltre 250 milioni. Il prezzo di Ether è scivolato brevemente sotto i 2.300 dollari, con un drawdown intraday superiore al 13%. In controtendenza, gli ETF su Solana hanno attirato circa 105 milioni di dollari di afflussi netti, mentre i prodotti su XRP hanno mantenuto afflussi moderati, nonostante un forte giorno di riscatti a fine mese.
Questa divergenza suggerisce che molti investitori stanno riducendo l’esposizione “beta” al mercato cripto nel suo complesso, ma continuano a selezionare alcuni asset specifici, piuttosto che uscire completamente dalla classe di attivi.
Fattori macro e strategie degli investitori
Il contesto macro ha aggiunto pressione al sentiment. La nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve è stata interpretata da una parte del mercato come segnale di maggiore prudenza verso gli asset rischiosi, alimentando aspettative di politica monetaria meno accomodante. Sullo sfondo, tensioni geopolitiche e un breve shutdown del governo degli Stati Uniti hanno rafforzato l’orientamento difensivo di molti gestori.
Nonostante il calo, l’interesse istituzionale per i prodotti regolamentati su criptovalute non è scomparso. Colossi come Morgan Stanley hanno depositato nuove richieste di registrazione per ETF spot su Bitcoin e Solana, segnalando una visione di lungo periodo che va oltre la volatilità di breve. Per questi operatori, gli attuali livelli di prezzo possono rappresentare più un’opportunità di posizionamento strategico che un motivo di fuga dal settore.
Tra gli investitori al dettaglio cresce la consapevolezza del ruolo dei livelli di costo base di grandi soggetti, come alcune società quotate che detengono centinaia di migliaia di Bitcoin. Il fatto che il prezzo sia scivolato sotto il loro prezzo medio di carico viene letto come cartina di tornasole del sentiment: se queste posizioni non vengono ridotte, molti trader interpretano il segnale come potenziale area di accumulo; al contrario, qualsiasi vendita da parte loro potrebbe innescare nuove spirali ribassiste.
In questo quadro, la gestione del rischio torna centrale: leva più bassa, maggiore diversificazione sugli ETF più liquidi e attenzione alle finestre orarie di maggiore profondità di mercato sono oggi gli elementi chiave per chi intende restare esposto al comparto cripto.
FAQ
D: Perché il prezzo di Bitcoin è sceso così rapidamente nel weekend?
R: La combinazione di bassa liquidità, deflussi dagli ETF e liquidazioni forzate di posizioni a leva ha amplificato il movimento ribassista.
D: Che ruolo hanno avuto gli ETF spot su Bitcoin?
R: Gli ETF spot statunitensi hanno registrato forti deflussi, rimuovendo una fonte chiave di domanda istituzionale proprio mentre aumentava la pressione di vendita.
D: Cosa significa la rottura del livello degli 80.000 dollari?
R: È un segnale tecnico rilevante perché coincideva con una zona di supporto e con il costo medio di carico di molti grandi detentori.
D: Come si sono mossi gli ETF su Ether rispetto a quelli su Bitcoin?
R: Gli ETF su Ether hanno seguito la stessa direzione, con deflussi consistenti e un calo dei prezzi superiore al 10% in poche ore.
D: Perché Solana e XRP hanno mostrato maggiore resilienza?
R: Gli ETF su Solana e XRP hanno continuato ad attirare afflussi netti, indicando una rotazione selettiva anziché un’uscita totale dal mercato cripto.
D: Quanto incidono i fattori macro sul mercato delle criptovalute?
R: Scelte di politica monetaria, nomine alla Federal Reserve e tensioni geopolitiche influenzano l’appetito per il rischio e quindi anche le cripto.
D: Cosa stanno facendo gli investitori istituzionali in questa fase?
R: Molti stanno ricalibrando il rischio di breve periodo ma continuano a strutturare nuovi prodotti, come dimostrano le richieste di ETF da parte di Morgan Stanley.
D: Qual è la fonte principale dei dati citati sul movimento di mercato?
R: Le informazioni fanno riferimento a dati aggregati di mercato e ai flussi monitorati da provider specializzati come SoSoValue, base della ricostruzione originaria dell’andamento recente.




