Binance accusa i mercati globali per il crollo record delle criptovalute
Crollo improvviso e leva eccessiva
Il 10 ottobre i mercati cripto e tradizionali hanno vissuto un violento crollo che Binance attribuisce a uno shock macro improvviso combinato con un uso eccessivo della leva e un rapido prosciugamento della liquidità, più che a problemi tecnici interni. Secondo il report ufficiale, le tensioni sulla guerra commerciale e i timori per la crescita globale avevano già messo sotto pressione le borse, mentre Bitcoin ed Ether arrivavano da mesi di rialzo, con trader fortemente esposti.
Il valore dell’open interest complessivo su futures e opzioni su Bitcoin superava i 100 miliardi di dollari, configurando un mercato saturo di posizioni a leva, vulnerabile a ondate di deleveraging forzato non appena i prezzi hanno iniziato a scendere. Il selloff si è autoalimentato: a ogni ribasso, nuove margin call e liquidazioni sistemiche hanno innescato ulteriori vendite, amplificando la pressione ribassista.
Mentre il mercato spot perdeva profondità, i derivati cripto registravano movimenti estremi e una riduzione drastica della liquidità disponibile. L’effetto domino ha colpito anche i mercati azionari, già fragili, creando un cortocircuito tra finanza tradizionale e asset digitali, con un’ondata di volatilità che ha superato le previsioni di molti desk istituzionali.
In parallelo, la volatilità implicita è schizzata verso l’alto e molti trader di opzioni hanno visto modelli di risk management andare fuori scala, aggravando la necessità di ridurre le esposizioni in tempi rapidissimi.
Liquidità evaporata e ruolo dei market maker
Durante il picco del movimento, i dati citati da Binance e forniti da Kaiko mostrano che la profondità sul lato bid è quasi scomparsa su diversi exchange di primo piano. Con meno ordini passivi in acquisto nei book, anche liquidazioni relativamente piccole hanno provocato cadute di prezzo molto accentuate, tipiche delle cosiddette “flash crash”.
I principali market maker hanno attivato sistemi automatici di controllo del rischio, tagliando l’esposizione e ritirando quote di liquidità dagli order book. Questo meccanismo, pensato per proteggere il capitale in fasi estreme, ha però contribuito a rendere il mercato ancora più sottile nei momenti critici. Gli spread si sono allargati, i prezzi sono diventati più instabili e il “price discovery” si è fatto caotico.
La pressione non ha riguardato solo il settore cripto: i listini azionari statunitensi hanno perso circa 1,5 trilioni di dollari in una sola seduta, con S&P 500 e Nasdaq alle prese con il peggior ribasso giornaliero degli ultimi sei mesi. Binance stima in circa 150 miliardi di dollari le liquidazioni sistemiche complessive avvenute sui mercati globali durante l’evento.
La congestione della blockchain ha aggravato il quadro: le fee di rete su Ethereum sono balzate sopra i 100 gwei, rallentando i trasferimenti e rendendo difficile l’arbitraggio tra piattaforme, con conseguente aumento dei gap di prezzo e ulteriore frammentazione della liquidità.
Incidenti interni a Binance e misure correttive
Binance ha riconosciuto due incidenti specifici sulla propria piattaforma durante il crash, pur sottolineando che non sono stati la causa scatenante della caduta generale. Il primo ha riguardato un rallentamento del sistema interno di trasferimento asset tra le 21:18 e le 21:51 UTC, coinvolgendo movimenti tra conti spot, earn e futures. I sistemi core di trading sono rimasti operativi, ma alcuni utenti hanno visualizzato temporaneamente saldi a zero a causa di timeout nel backend.
L’exchange attribuisce l’episodio a una regressione delle prestazioni del database sotto traffico eccezionale, problema che sarebbe stato corretto con interventi di ottimizzazione e scaling. Gli utenti impattati sono stati indennizzati. Il secondo incidente ha riguardato deviazioni temporanee negli indici di USDe, WBETH e BNSOL tra le 21:36 e le 22:15 UTC, quando la maggior parte delle liquidazioni si era già consumata.
Secondo Binance, liquidità sottile su questi mercati e ritardi nel ribilanciamento cross-venue hanno fatto sì che movimenti locali influenzassero in modo sproporzionato il calcolo degli indici. La società ha introdotto modifiche metodologiche per ridurre la sensibilità a queste anomalie e ha compensato gli utenti coinvolti. In totale, oltre 328 milioni di dollari sono stati rimborsati o destinati a programmi di supporto per stabilizzare i partecipanti colpiti.
L’exchange evidenzia che circa il 75% delle liquidazioni del giorno si è verificato prima delle deviazioni sugli indici, a sostegno della tesi che lo shock macro e la leva eccessiva siano stati i veri motori della crisi.
FAQ
D: Cosa ha innescato il crollo del 10 ottobre nei mercati cripto?
R: Una combinazione di shock macro globale, posizionamento a leva elevato e improvvisa mancanza di liquidità sui principali exchange.
D: Binance ha avuto un malfunzionamento di trading?
R: No, i sistemi core di trading sono rimasti operativi; si sono verificati rallentamenti nei trasferimenti interni e anomalie sugli indici.
D: Quanto era alto l’open interest su Bitcoin prima del crash?
R: Secondo i dati citati, l’open interest complessivo su futures e opzioni superava i 100 miliardi di dollari.
D: Qual è stato l’impatto sui mercati azionari USA?
R: S&P 500 e Nasdaq hanno registrato il maggior calo in sei mesi, con circa 1,5 trilioni di dollari di capitalizzazione andati in fumo.
D: Che ruolo hanno avuto i market maker durante il crollo?
R: Hanno ridotto rapidamente l’esposizione attivando controlli di rischio automatici, ritirando liquidità dai book e amplificando la volatilità.
D: Perché le fee su Ethereum sono aumentate così tanto?
R: La congestione della rete e il picco di domanda di transazioni hanno spinto il gas oltre 100 gwei, rallentando spostamenti e arbitraggio.
D: Come ha risposto Binance agli incidenti tecnici?
R: Ha ottimizzato i sistemi, modificato le metodologie degli indici e compensato economicamente gli utenti impattati.
D: A quanto ammontano i rimborsi dichiarati da Binance?
R: L’exchange indica oltre 328 milioni di dollari in compensazioni e programmi di supporto, come riportato nel suo report ufficiale.




