Bimbo costretto a lasciare il bus nella neve per un biglietto sbagliato

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Bambino lasciato a piedi nella bufera
Un bambino di 11 anni è stato fatto scendere da un autobus di linea lungo la statale 51 di Alemagna, tra San Vito di Cadore e Vodo di Cadore, in provincia di Belluno, e costretto a coprire a piedi oltre sei chilometri mentre nevicava e la temperatura era di -3 gradi. Secondo la ricostruzione fornita dalla famiglia, il ragazzino stava rientrando dal rientro pomeridiano scolastico quando è salito sul mezzo diretto verso casa.
Alla richiesta del titolo di viaggio, il minore ha mostrato il biglietto in suo possesso, valido fino a pochi giorni prima sulla linea 30 Calalzo–Cortina gestita da Dolomiti Bus. La nuova tariffazione, introdotta in vista del periodo olimpico, prevede un ticket unico da 10 euro acquistabile solo tramite app o pagamento elettronico. L’11enne non aveva con sé né contanti né strumenti di pagamento digitale.
Il conducente del bus, dipendente della società privata La Linea S.p.A., a cui sarebbe stato subappaltato il servizio, avrebbe quindi invitato il bambino a scendere alla fermata di San Vito di Cadore. Da lì il ragazzino ha affrontato circa 90 minuti di cammino al buio, sulla pista ciclopedonale parallela alla statale, in condizioni meteo invernali critiche e con traffico intenso, esponendosi a un rischio evidente per la propria incolumità.
Il fronte legale e le ipotesi di reato
La vicenda è stata denunciata dalla famiglia del minore, assistita dall’avvocata padovana Chiara Balbinot, che è anche nonna del bambino. La legale ha presentato querela alla Procura di Belluno ipotizzando il reato di abbandono di minore, sottolineando l’esistenza di un obbligo di custodia in capo a chi presta un servizio di trasporto pubblico rivolto in particolare a studenti e minorenni.
Secondo la ricostruzione della professionista, in quei 90 minuti di cammino il piccolo avrebbe potuto essere coinvolto in incidenti stradali, scivolare sul ghiaccio, subire un malore per il freddo o essere vittima di incontri pericolosi, in un contesto isolato e in orario pomeridiano avanzato. Per la difesa, la scelta di farlo scendere, invece di cercare una soluzione alternativa, integrerebbe una grave violazione dei doveri di diligenza e prudenza.
Chiara Balbinot ha reso noto di aver ricevuto due telefonate di scuse da parte di Dolomiti Bus, titolare del contratto di servizio. La famiglia, tuttavia, intende proseguire nell’azione giudiziaria, ritenendo necessario un accertamento pieno delle responsabilità individuali e aziendali e una riflessione più ampia sulle procedure da adottare in presenza di minori sprovvisti di biglietto valido.
La reazione delle aziende di trasporto
In una nota ufficiale, Dolomiti Bus ha espresso “sollievo” per il fatto che il bambino non abbia riportato conseguenze fisiche gravi, precisando che la corsa incriminata era svolta su autorizzazione da La Linea S.p.A., società subappaltatrice. Contestualmente, l’azienda ha comunicato di aver immediatamente formalizzato una contestazione alla subappaltatrice e richiesto chiarimenti sull’operato dell’autista.
La Linea S.p.A., dal canto suo, avrebbe disposto in via prudenziale la sospensione dal servizio del conducente coinvolto, avviando approfondimenti interni per ricostruire con precisione tempi, modalità e circostanze del fatto. Dolomiti Bus ha inoltre annunciato l’istituzione di una commissione interna per un “rigoroso accertamento dei fatti”, basato anche sulle registrazioni degli impianti di videosorveglianza installati a bordo dei mezzi.
L’episodio solleva interrogativi sulla gestione dei minori nel trasporto pubblico locale, soprattutto in aree montane come il Cadore dove freddo, neve e strade extraurbane rendono ogni spostamento potenzialmente critico. Esperti di mobilità e diritto minorile sottolineano la necessità di protocolli chiari: in caso di irregolarità di biglietto, la priorità dovrebbe restare la sicurezza del minore, rinviando l’eventuale contestazione alla famiglia o agli enti competenti, senza mai lasciare un bambino da solo in condizioni di rischio.
FAQ
Dove è avvenuto l’episodio?
Il fatto è avvenuto tra San Vito di Cadore e Vodo di Cadore, lungo la statale 51 di Alemagna, in provincia di Belluno.
Quanti anni aveva il bambino?
Il minore ha 11 anni ed era di ritorno dal rientro pomeridiano scolastico.
Perché il biglietto non era considerato valido?
Era in vigore una nuova tariffa fissa da 10 euro sulla linea 30, acquistabile solo tramite app o bancomat, diversa dal vecchio biglietto cartaceo.
Chi ha presentato la querela?
La querela è stata presentata dall’avvocata padovana Chiara Balbinot, nonna del bambino.
Quale reato viene ipotizzato?
La famiglia ipotizza il reato di abbandono di minore, rimettendosi alle valutazioni della Procura di Belluno per eventuali ulteriori contestazioni.
Cosa è successo all’autista?
L’autista, dipendente di La Linea S.p.A., è stato sospeso in via prudenziale dalla società che ha effettuato il servizio.
Cosa ha dichiarato Dolomiti Bus?
Dolomiti Bus ha espresso sollievo per le condizioni del bambino, ha avviato una commissione interna e ha contestato formalmente l’accaduto alla società subappaltatrice.
Qual è la fonte originale della vicenda?
La notizia è stata riportata originariamente dal quotidiano Il Gazzettino di Belluno, che ha raccolto le testimonianze della madre e della nonna del bambino.




