Big tech sotto assedio fiscale e Antitrust nel mirino Amazon Meta Apple

Sanzione Agcom a Cloudflare e nodo antipirateria
Il recente scontro tra Agcom e Cloudflare segna un nuovo capitolo nel rapporto, sempre più teso, tra le autorità italiane e i giganti digitali statunitensi. Il contenzioso ruota attorno all’applicazione della normativa antipirateria e alla responsabilità degli intermediari tecnologici nella diffusione di contenuti illeciti, con implicazioni dirette per il settore dei media, dello sport e della cybersecurity. Sullo sfondo, pesano anche i riflessi geopolitici nei rapporti tra Italia, Unione europea e Stati Uniti, in un contesto in cui le sanzioni e i dazi incrociati sono tornati strumento di pressione politica ed economica.
La vicenda Cloudflare non è isolata: si inserisce in una strategia più ampia che vede il fisco italiano e le autorità di garanzia colpire duramente modelli di business percepiti come distorsivi della concorrenza o elusivi sul piano fiscale, da Amazon ad Apple, fino ai grandi gruppi social come Meta.
Perché Cloudflare è stata multata da Agcom
La sanzione di 14 milioni di euro inflitta da Agcom a Cloudflare nasce dall’accusa di non aver bloccato domini e indirizzi IP utilizzati per la diffusione di contenuti pirata, inclusi eventi premium come le partite di Serie A. La base giuridica è la legge antipirateria che consente all’Autorità di ordinare ai fornitori di servizi Internet il blocco rapido di siti illeciti.
Cloudflare, che fornisce servizi di CDN e protezione DDoS, è considerata un nodo tecnico essenziale nella catena distributiva e quindi obbligata a collaborare. La sanzione, relativamente contenuta nell’importo, assume in realtà un valore di precedente regolatorio sulla responsabilità degli intermediari infrastrutturali.
La reazione di Cloudflare e il rischio per Milano Cortina 2026
Cloudflare ha contestato la decisione definendo la normativa antipirateria italiana “pericolosa” per l’ecosistema di Internet e ha impugnato la multa nelle sedi competenti. L’azienda ha inoltre minacciato di sospendere i servizi di cybersecurity per i Giochi di Milano Cortina 2026, sollevando un problema di sicurezza digitale per un evento di rilevanza globale.
Il caso è stato portato all’attenzione del vice presidente Usa JD Vance, in visita a Milano per le Olimpiadi, trasformando un contenzioso regolatorio in un dossier politico tra Italia e Stati Uniti. La vicenda potrebbe diventare un banco di prova per il bilanciamento tra tutela dei diritti d’autore, continuità dei servizi critici e protezione delle infrastrutture digitali strategiche.
Maxi-multe italiane ad Amazon e Apple
Parallelamente al dossier Cloudflare, l’azione delle autorità italiane verso le big tech ha assunto dimensioni ben più rilevanti sul fronte economico, colpendo direttamente il cuore dei modelli di business di Amazon e Apple. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e l’Agenzia delle Entrate hanno combinato interventi antitrust e fiscali, ridisegnando gli equilibri competitivi nei marketplace digitali e nel mercato delle app. Le decisioni seguono le linee europee sull’abuso di posizione dominante, ma con una declinazione nazionale particolarmente incisiva.
Il caso Amazon: abuso di posizione dominante e logistica
La sanzione ad Amazon, inizialmente pari a 1,1 miliardi di euro nel 2021 e rideterminata dall’Agcm in oltre 752 milioni dopo una sentenza del Tar del Lazio, riguarda l’uso della logistica proprietaria come leva concorrenziale. L’azienda fondata da Jeff Bezos è accusata di aver favorito, sul proprio marketplace, i venditori che utilizzavano i servizi di logistica Amazon a discapito di chi si affidava a operatori terzi.
L’Autorità ha ritenuto che questa strategia configurasse un abuso di posizione dominante, restringendo la libertà degli operatori e alterando l’accesso alla visibilità e ai servizi premium. Sul piano fiscale, Amazon ha inoltre accettato una transazione da 723 milioni con l’Agenzia delle Entrate, generando forti tensioni interne al gruppo e la successiva decisione di archiviare in Italia il progetto di consegna con droni.
Le contestazioni dell’Antitrust italiano ad Apple
Nel dicembre scorso l’Agcm ha sanzionato Apple per 98 milioni di euro, contestando le regole applicate sull’App Store. Secondo l’Autorità, le condizioni imposte avrebbero penalizzato le app concorrenti sul fronte della pubblicità e del tracciamento, mentre Apple avrebbe mantenuto vantaggi per i propri servizi.
In particolare, il regime di accesso ai dati e agli spazi promozionali sarebbe stato strutturato in modo da rafforzare l’ecosistema proprietario della società guidata da Tim Cook, con effetti distorsivi sulla concorrenza. La decisione italiana si inserisce in una più ampia pressione regolatoria europea sul controllo delle piattaforme, in linea con il Digital Markets Act e con altre iniziative antitrust a livello Ue.
Pressione fiscale su Meta, LinkedIn, X e riflessi geopolitici
Oltre al fronte antitrust, l’Italia sta intensificando l’azione sul terreno fiscale verso i grandi gruppi digitali statunitensi. Le richieste dell’Agenzia delle Entrate a Meta, LinkedIn e X segnalano la volontà di colmare i gap di gettito legati alla tassazione dei servizi digitali erogati sul territorio nazionale. Le contestazioni sull’Iva e sulle strutture societarie utilizzate per allocare i ricavi nei diversi Paesi membri dell’Ue accrescono il rischio di frizioni diplomatiche, soprattutto in un contesto politico statunitense segnato dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Le richieste del fisco italiano a Meta, LinkedIn e X
Nel corso dello scorso anno il fisco italiano ha avanzato richieste di versamento Iva molto rilevanti a tre big tech: circa 887 milioni di euro a Meta, 140 milioni a LinkedIn e 12,5 milioni a X. Al centro delle contestazioni vi sarebbero modalità di fatturazione e allocazione dei ricavi che, secondo l’Agenzia delle Entrate, non rispecchierebbero pienamente le attività effettivamente svolte in Italia.
Le tre società hanno presentato ricorso nell’estate del 2025, aprendo una fase contenziosa che potrebbe prolungarsi per anni. L’esito dei procedimenti sarà cruciale per definire il perimetro fiscale delle piattaforme digitali e per capire se prevarrà l’approccio nazionale o quello, ancora in evoluzione, di una tassazione digitale coordinata a livello internazionale.
Rischio tensioni Italia-USA e il precedente Google in Europa
L’inasprimento delle sanzioni e delle pretese fiscali verso i colossi Usa rischia di alimentare tensioni tra Roma e Washington. Il rischio è amplificato dalla posizione del presidente Donald Trump, che in passato ha minacciato dazi contro l’Europa dopo la maxi-multa da 2,95 miliardi inflitta dalla Commissione Ue a Google nel settembre scorso.
In questo quadro, il caso Cloudflare, le multe ad Amazon e Apple e le richieste a Meta, LinkedIn e X potrebbero essere percepiti negli Stati Uniti come una pressione sistemica sulle proprie imprese tecnologiche. La capacità dell’Italia di coniugare tutela della concorrenza, giustizia fiscale e stabilità delle relazioni transatlantiche diventerà un elemento chiave della strategia regolatoria nazionale.
FAQ
Perché Agcom ha multato Cloudflare
Agcom ha multato Cloudflare per 14 milioni di euro accusandola di non aver bloccato domini e IP utilizzati per diffondere contenuti pirata, in violazione della normativa antipirateria italiana che impone agli intermediari tecnici obblighi di collaborazione attiva.
Cosa rischia l’Italia per la minaccia di Cloudflare su Milano Cortina
La minaccia di Cloudflare di sospendere i servizi di cybersecurity per Milano Cortina 2026 apre un rischio sulla protezione informatica dell’evento, obbligando l’Italia a valutare fornitori alternativi o un accordo negoziato per garantire la sicurezza digitale delle Olimpiadi.
Qual è la ragione principale della maxi-multa ad Amazon
L’Agcm ha sanzionato Amazon per abuso di posizione dominante, ritenendo che il colosso dell’e-commerce abbia favorito i venditori che usavano la logistica proprietaria, penalizzando chi sceglieva operatori terzi e alterando così la concorrenza nel marketplace.
Perché Apple è stata sanzionata sull’App Store
Apple è stata multata per 98 milioni di euro perché, secondo l’Agcm, avrebbe imposto sull’App Store regole che penalizzavano app concorrenti nella pubblicità e nel tracciamento, mantenendo vantaggi competitivi per i propri servizi e limitando un gioco concorrenziale equo.
Cosa contesta il fisco italiano a Meta, LinkedIn e X
L’Agenzia delle Entrate contesta a Meta, LinkedIn e X presunti versamenti Iva insufficienti su servizi digitali resi in Italia, per un totale richiesto di oltre un miliardo di euro, legato alle modalità di fatturazione e allocazione dei ricavi nei diversi Paesi.
Come si inseriscono questi casi nel quadro europeo
Le azioni italiane contro le big tech sono allineate alla strategia Ue che, attraverso antitrust e nuove normative come il Digital Markets Act, mira a limitare abusi di posizione dominante, riequilibrare i rapporti tra piattaforme e utenti e rafforzare la sovranità regolatoria digitale.
Quali possono essere le conseguenze sui rapporti Italia-Stati Uniti
L’accumulo di sanzioni e pretese fiscali verso società Usa può innescare reazioni politiche, inclusa la minaccia di dazi o contromisure, soprattutto con Donald Trump alla Casa Bianca, che ha già reagito duramente a precedenti decisioni europee contro Google.
Qual è la fonte originale delle informazioni analizzate
Le informazioni rielaborate e analizzate in questo articolo derivano da un contenuto originariamente pubblicato da Il Giornale, a proposito delle recenti sanzioni italiane a Cloudflare, Amazon, Apple, Meta, LinkedIn e X.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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