Bernardini De Pace smonta Corona e lancia l’allarme sul suo rancore

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Bernardini De Pace attacca Corona: “Va fermato. Ha sete di vendetta, domandiamoci il perché”
Scontro aperto nel mondo dello spettacolo
L’avvocata matrimonialista Annamaria Bernardini De Pace torna a prendere posizione contro Fabrizio Corona, volto di spicco del gossip e patron del format web “Falsissimo”, al centro di un acceso dibattito su limiti etici e giuridici dell’informazione di cronaca rosa.
Intervistata da La Repubblica, la penalista, già legale di Raoul Bova in un precedente scontro giudiziario con l’ex fotografo dei vip, indica una linea d’azione netta: chi si ritiene diffamato dovrebbe reagire formalmente e non solo sui social.
Nel mirino finiscono i metodi espositivi e comunicativi dell’ex “re dei paparazzi”, accusato di eccedere sul piano personale e di trasformare il racconto mediatico in uno strumento di pressione reputazionale e, potenzialmente, economica. Il contrasto tra la tradizione del giornalismo verificato e l’infotainment digitale alimenta così un caso emblematico per l’intero ecosistema mediatico italiano.
Secondo la nota legale, la situazione che coinvolge personaggi televisivi, ex concorrenti di reality e figure di primo piano come Alfonso Signorini dimostra quanto il confine tra intrattenimento e tutela dei diritti fondamentali – dalla privacy alla reputazione – sia diventato sottile. In questo contesto, provvedimenti giudiziari recenti vengono letti come un tentativo di ristabilire equilibrio e responsabilità nel flusso costante di contenuti virali.
La linea dura invocata dai legali
Nell’intervista, Bernardini De Pace indica una strada precisa: seguire l’esempio di Raoul Bova e Alfonso Signorini, che hanno scelto la via della denuncia formale contro Corona, anziché limitarsi a smentite pubbliche o all’indignazione in rete.
La civilista elogia espressamente il provvedimento del giudice Roberto Pertile, che ha ordinato la rimozione dei contenuti online contro il direttore di Chi e il divieto di nuove pubblicazioni su quel fronte, definendolo una “lezione” sotto il profilo etico, giuridico e giornalistico.
Per la professionista, il nodo centrale riguarda la responsabilità di chi diffonde notizie su personaggi pubblici: indipendentemente dal tesserino, chi esercita un ruolo assimilabile all’attività informativa deve rispondere delle eventuali diffamazioni. La posizione è netta: chi opera senza nulla da perdere sul piano patrimoniale o reputazionale finisce, secondo la legale, per spingersi dove un giornalista strutturato non potrebbe arrivare.
Il richiamo è rivolto anche alla categoria forense: ogni avvocato, sostiene, dovrebbe leggere le motivazioni del giudice veneto e farne un punto di riferimento nell’azione civile e penale contro l’abuso dell’esposizione mediatica, così da definire meglio i confini tra diritto di cronaca e linciaggio digitale.
Vendetta, business e responsabilità del pubblico
Nel suo ragionamento, Bernardini De Pace individua nella “sete di vendetta” attribuita a Corona una chiave psicologica e narrativa che alimenta il suo racconto online, invitando però a interrogarsi su cause, traumi e frustrazioni che potrebbero stare alla base di questa dinamica.
La giurista sottolinea che, finché esisterà un mercato disposto ad abbonarsi ai podcast e ai format digitali del personaggio – come nel caso di “Falsissimo” seguito anche da ex concorrenti del Grande Fratello vicini a Signorini – il modello continuerà a reggere, spinto da curiosità, voyeurismo e tensione verso lo scandalo virale.
Il punto, però, viene riportato sul piano delle sanzioni: una strategia giudiziaria uniforme, caratterizzata da multe, risarcimenti e condanne in serie, potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri economici del sistema di monetizzazione fondato su rivelazioni aggressive, accuse frontali e dichiarazioni allarmanti su personaggi come Claudio Lippi o altri volti noti.
Secondo l’avvocata, solo un’azione coordinata di magistratura e parti lese potrà trasformare la responsabilità civile e penale in un vero deterrente, costringendo chi produce contenuti borderline a ricalibrare linguaggio, toni e soglie di prova, in nome di una gestione più etica della notorietà altrui.
FAQ
D: Chi è Annamaria Bernardini De Pace?
R: È una nota avvocata matrimonialista, saggista e commentatrice dei media italiani, spesso coinvolta in casi che riguardano personaggi famosi.
D: Perché l’avvocata critica Fabrizio Corona?
R: Contesta i suoi metodi comunicativi, ritenuti lesivi dell’onore e della reputazione altrui, e invita chi si sente danneggiato ad agire in giudizio.
D: Qual è il ruolo di Raoul Bova in questa vicenda?
R: L’attore è stato assistito da Bernardini De Pace in un precedente contenzioso con Corona, indicato come esempio di reazione legale strutturata.
D: Cosa ha deciso il giudice Roberto Pertile?
R: Ha ordinato la rimozione di contenuti online contro Alfonso Signorini e vietato nuove pubblicazioni sul tema, fissando un importante precedente giurisprudenziale.
D: Perché si discute della qualifica giornalistica di Corona?
R: Perché l’avvocata sostiene che, anche se non è giornalista, deve comunque rispondere alle stesse norme su diffamazione e responsabilità informativa.
D: Qual è il ruolo del pubblico in questa dinamica?
R: Abbonamenti, visualizzazioni e condivisioni alimentano economicamente il sistema di contenuti controversi, contribuendo alla sua persistenza.
D: Cosa può cambiare la situazione secondo Bernardini De Pace?
R: Un fronte giudiziario compatto, con multe e risarcimenti significativi, che renda economicamente sconveniente la reiterazione di contenuti diffamatori.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle dichiarazioni riportate?
R: Le affermazioni di Annamaria Bernardini De Pace su Fabrizio Corona sono state rese in un’intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica.




