Befana: 8 segreti imperdibili sull’Epifania che nessuno ti ha mai raccontato

Indice dei Contenuti:
Origini e significati della tradizione
Befana ed Epifania affondano le radici nell’Impero romano, dove riti pagani di passaggio d’anno si sono intrecciati con la narrazione cristiana dell’“apparizione”. Il termine Befana deriva popolarmente da “Epifania”, cioè manifestazione: prima religiosa (Gesù ai Re Magi), poi, come ricorda l’Accademia della Crusca, estesa in senso laico a ogni comparsa improvvisa e rivelatrice. La figura della vecchia benefica che scende dal camino incarna il passaggio simbolico: con la scopa di saggina “spazza” il vecchio per fare spazio al nuovo anno. La leggenda racconta che, dopo aver rifiutato i Magi perché indaffarata nelle pulizie, la vecchina si pentì e si mise in cammino seguendo una luce, portando dolci e una scopa per aiutare la madre del Bambin Gesù; non trovando la capanna, iniziò a bussare a ogni casa, lasciando un dono ai bambini in cui vedeva riflesso il divino. Nelle varianti regionali restano costanti il tema del rinnovamento e della chiusura del ciclo festivo: “l’ultima delle feste” che porta via tutte le altre e segna il giorno in cui si ripongono albero e presepe. All’estero la stessa funzione è affidata a figure affini, come la Babuschka in Russia, che accompagna Padre Gelo e distribuisce doni nella notte del 6 gennaio.
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Usanze della notte dell’Epifania
Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio la Befana attraversa i tetti, scende dalla cappa del camino e, senza farsi vedere, lascia piccoli doni ai bambini. La tradizione vuole che si vada a letto presto: la vecchina è schiva e, secondo il racconto popolare, chi la sorprende rischia un colpetto di scopa. Prima dell’arrivo si preparano calze appese al camino o vicino alla finestra e un rinfresco semplice: un’arancia o un mandarino, qualcosa da sgranocchiare e soprattutto un bicchiere di vino genuino, omaggio alla memoria contadina della festa. La scopa di saggina non è solo mezzo di viaggio: simboleggia la pulizia del vecchio anno, il rinnovamento che l’Epifania rappresenta. In molte case si lascia spazio ordinato affinché la vecchina “spazzi” idealmente la soglia domestica. Secondo le varianti regionali la visita può includere gesti propiziatori, come riporre l’albero e il presepe proprio il 6 gennaio, “ultima delle feste” che chiude il ciclo natalizio. All’estero sopravvivono usanze affini: in Russia la Babuschka, talvolta con Padre Gelo, porta doni nella stessa notte, confermando l’idea di apparizione benevola che inaugura l’anno nuovo.
FAQ
- Quando arriva la Befana?
La notte tra il 5 e il 6 gennaio, vigilia dell’Epifania. - Perché non bisogna restare svegli?
La Befana è timida: la tradizione dice che evita chi la vede e può “bacchettare” con la scopa. - Cosa si lascia alla Befana?
Frutta come arance o mandarini, uno spuntino semplice e un bicchiere di vino. - Perché si appendono le calze?
Per ricevere i doni: il sacco logoro della vecchina avrebbe ispirato la forma della calza. - Qual è il significato della scopa?
Strumento simbolico di rinnovamento: “spazza” via il vecchio anno. - Cosa si fa il 6 gennaio in casa?
Si conclude il periodo festivo: tradizionalmente si ripongono albero e presepe.
Doni, calze e carbone
La distribuzione dei doni segue una logica antica e simbolica: la Befana lascia piccoli regali ai bambini come gesto di ricerca del Bambin Gesù in ogni casa. La consegna avviene dentro le calze appese: secondo la tradizione, l’idea nasce dal suo sacco consumato che, colmo, ricorda la forma di una calza. L’uso dei calzettoni vicino al camino si è consolidato nelle famiglie come segno d’attesa. Accanto a dolciumi e frutta, compare il carbone: un tempo poteva essere vero o sostituito da bastoncini di legno in alcune regioni del Sud; oggi è perlopiù di zucchero, a ribadire che nessun bambino è del tutto “cattivo” o “buono”. La leggenda collega anche l’appensione di una calza al gesto di Numa Pompilio, che durante il solstizio d’inverno lasciava una calza in una grotta in attesa di doni da una ninfa. La tradizione domestica completa il rito con un piccolo omaggio per la vecchina: frutta come arance o mandarini, uno spuntino semplice e un bicchiere di vino genuino, memoria del suo legame con il mondo contadino e dei viaggi notturni nella vigilia dell’Epifania.
FAQ
- Perché i doni sono nella calza?
Il sacco logoro della Befana avrebbe ispirato la forma della calza; l’uso è poi divenuto tradizione familiare. - Che significato ha il carbone dolce?
Rievoca l’antico carbone “punitivo” ma, in versione di zucchero, indica che nessun bambino è interamente cattivo. - Cosa inserire nelle calze il 6 gennaio?
Dolci, frutta come arance e mandarini, piccoli regali simbolici. - Si usa ancora il carbone vero?
In passato sì, in alcune zone anche bastoni di legno; oggi prevale il carbone di zucchero. - Perché lasciare vino alla Befana?
È un omaggio alla tradizione contadina e al suo lungo viaggio notturno. - Chi è Numa Pompilio nella leggenda?
Il secondo re di Roma, citato in un racconto sull’appensione di una calza durante il solstizio d’inverno.


