Bar Centrale, rissa verbale tra Bortone e Lambertucci: tensione alle stelle, esplode il caos in diretta

Scontro in diretta sulle disuguaglianze di genere
La puntata di Bar Centrale registrata il 28 dicembre 2025 e trasmessa il 3 gennaio 2026 è degenerata in uno scontro frontale tra Serena Bortone e Rosanna Lambertucci sul tema delle disuguaglianze di genere nel lavoro, con l’innesco rappresentato dalle affermazioni dello scrittore Davide Rondoni secondo cui le donne “dovrebbero trovare un modo alternativo di fare lavori come le ingegneri”. A quel punto, Lambertucci è intervenuta sostenendo che le donne oggi avrebbero “più numeri degli uomini”, arrivando a parlare di superiorità di capacità femminili nella gestione di ruoli diversi. Una posizione che ha alimentato la tensione in studio, spostando il focus dal nodo della parità agli slogan identitari.
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Serena Bortone ha contestato la linea dell’interlocutrice, richiamando la distanza tra percezioni e realtà occupazionale: se davvero le donne fossero “avanti”, ha incalzato, la distribuzione degli incarichi, in particolare quelli apicali, non confermerebbe il contrario. Il confronto si è fatto rapidamente teso, con la conduttrice che ha respinto l’idea di una presunta predisposizione “naturale” ai compiti di cura come attenuante delle disparità, e ha chiesto di misurare il fenomeno con numeri verificabili, non con generalizzazioni.
Rosanna Lambertucci ha difeso la sua tesi parlando di un cambiamento in corso e di una “marcia in avanti” delle donne, mentre la collega ha insistito sulla necessità di non derubricare le criticità a semplici narrazioni rassicuranti. Da un lato, la retorica dell’ottimismo (“stiamo andando avanti”), dall’altro l’invito a non negare gli ostacoli strutturali: il botta e risposta è diventato il centro del programma, rendendo evidente quanto il tema degli stereotipi di genere continui a polarizzare il dibattito televisivo italiano.
Dati e repliche: la miccia che accende il dibattito
Serena Bortone ha riportato in studio numeri puntuali: tasso di occupazione femminile intorno al 54% contro il 72% maschile, presenza femminile nettamente inferiore nelle posizioni dirigenziali e nei ruoli apicali, oltre a una prevalenza delle donne nei lavori a bassa qualificazione che supera il 70% a fronte di circa il 28% degli uomini. Dati utilizzati per confutare l’idea, espressa da Rosanna Lambertucci, che le donne “siano avanti” per opportunità e capacità. La conduttrice ha incalzato: opinioni e slogan non possono smentire i rilievi statistici, e negare gli squilibri significa oscurare il problema.
Rosanna Lambertucci ha risposto sostenendo che il quadro sarebbe in evoluzione e che “stiamo cambiando”, rivendicando un percorso di avanzamento femminile. Una replica giudicata da Serena Bortone insufficiente a spiegare la divaricazione tra merito e accesso, soprattutto ai vertici. Il confronto è degenerato quando, di fronte all’argomento delle preferenze personali (“ci sono donne che scelgono di non lavorare per accudire i figli”), Bortone ha ribattuto che la cura dovrebbe essere una possibilità anche maschile.
Sul lavoro domestico e di cura Serena Bortone ha citato un altro passaggio cruciale: appena il 2,8% degli uomini condivide in modo significativo i carichi familiari. Secondo la conduttrice, se la quota maschile arrivasse almeno al 30%, l’assetto occupazionale cambierebbe. La controreplica di Rosanna Lambertucci ha rimesso al centro stereotipi di attitudine (“gli uomini non sono portati”), facendo esplodere i toni: Bortone ha rifiutato l’impianto argomentativo definendolo incompatibile con i riscontri oggettivi e con la realtà di un mercato del lavoro che penalizza sistematicamente le donne.
Femminismo rivendicato e accuse incrociate
Il confronto è ripartito quando Serena Bortone ha messo in discussione l’autodefinizione di Rosanna Lambertucci come femminista. La reazione è stata immediata: Lambertucci ha rivendicato un impegno “di una vita” a sostegno delle donne, sottolineando di aver agito con fatti concreti e non con parole. Il botta e risposta si è fatto serrato, con la giornalista che ha respinto l’etichetta di non-femminista definendola offensiva e infondata.
Serena Bortone, con il dito puntato sui dati, ha ribadito che il femminismo non si misura su proclami ma sulla coerenza con i numeri e con le condizioni reali di accesso e permanenza nel lavoro. Alla replica di Lambertucci – “sono femminista, molto più di te” – Bortone ha opposto una linea netta: il confronto richiede riscontri verificabili, non graduatorie personali. Il punto critico è rimasto l’uso di argomenti identitari e di stereotipi di attitudine maschile e femminile, giudicati dalla conduttrice incompatibili con un approccio basato su evidenze.
Nell’alternanza di accuse di “menzogne” e richiami a “crescere”, la discussione si è spostata dal merito delle disuguaglianze al terreno politico-culturale del termine femminismo: per Lambertucci, sinonimo di promozione del valore delle donne; per Bortone, impegno misurabile su parità di incarichi, redistribuzione del lavoro di cura e contrasto agli stereotipi. La frattura tra narrazione ottimistica e realtà documentata ha segnato l’epilogo del segmento, con il richiamo finale di Bortone: “controlla i dati”.
FAQ
- Qual è stato il tema centrale del confronto?
La disparità di genere nel lavoro, con focus su accesso ai ruoli apicali, tassi di occupazione e stereotipi sul lavoro di cura. - Chi sono le protagoniste dello scontro a Bar Centrale?
Serena Bortone e Rosanna Lambertucci, con un passaggio iniziale legato alle dichiarazioni dello scrittore Davide Rondoni. - Quali dati ha citato Serena Bortone?
Tasso di occupazione femminile intorno al 54% contro il 72% maschile, forte sottorappresentanza nei ruoli dirigenziali e prevalenza femminile nei lavori a bassa qualificazione. - Qual è la posizione di Rosanna Lambertucci sulle differenze di genere?
Sostiene che le donne stiano avanzando e che il cambiamento sia in corso, rivendicando inoltre il proprio impegno “femminista”. - Perché il termine “femminismo” è diventato oggetto del contendere?
Perché Bortone ha contestato la coerenza tra dichiarazioni e dati, mentre Lambertucci ha rivendicato un impegno storico a favore delle donne. - Qual è stato il punto più controverso sul lavoro di cura?
La citazione del 2,8% di uomini che condividono significativamente i carichi familiari e l’idea che un aumento al 30% cambierebbe l’equilibrio occupazionale.




