Banda ultralarga traina crescita economica italiana con ritorni record su fibra

Fibra ottica, perché lo switch off del rame è una scelta economica e industriale
La transizione dalla rete in rame alla fibra ottica non è più un tema esclusivamente tecnologico: riguarda produttività, occupazione, sostenibilità energetica e tenuta competitiva del sistema Paese. Tre studi presentati alla Luiss durante l’evento “Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso” confermano che la fibra FTTH è un’infrastruttura abilitante per crescita economica, coesione sociale e riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Nonostante una copertura ormai prossima ai livelli europei, l’Italia rimane intrappolata nello “spread digitale” fra infrastruttura disponibile e reale utilizzo, con un take up di poco superiore al 25%. Il superamento definitivo del rame, accompagnato da politiche di formazione e da un quadro regolatorio chiaro, emerge come condizione necessaria per trasformare gli investimenti in valore concreto per famiglie, imprese e Pubblica Amministrazione.
Il ruolo di Luiss, Butti, Agcom e Commissione europea
Per il Rettore Paolo Boccardelli la fibra FTTH è “driver di sviluppo” e “vero game changer” solo se accompagnata da formazione digitale diffusa e accesso equo ai servizi.
Alessio Butti richiama la “sfida dell’adozione”: con la rete in fibra al 78% delle famiglie e copertura FTTH al 71%, il nodo non è più costruire ma usare, puntando su competenze e servizi digitali avanzati come piattaforme della PA.
La Commissione Ue, con Lucrezia Busa (DG CNECT), inserisce il tema nel Digital Networks Act, che affida alle autorità nazionali – fra cui Agcom di Giacomo Lasorella – il compito di garantire uno switch off sostenibile, salvaguardando concorrenza e specificità dei mercati.
La “trappola del rame” e il paradosso della digitalizzazione
Il documento Luiss “Fiber for Human Value” descrive un’Italia a lungo bloccata nella “trappola del rame”, dove strategie conservative hanno rallentato la migrazione verso reti gigabit ready.


Gli investimenti pubblici legati a “Strategia Italiana per la Banda Ultralarga” e “Italia a 1 Giga” hanno permesso di allineare la copertura FTTH ai migliori benchmark europei.
Resta però il “paradosso della digitalizzazione”: infrastruttura di eccellenza ma basso utilizzo, con oltre tre linee su quattro ancora ancorate a tecnologie legacy, a scapito di produttività e qualità dei servizi digitali per cittadini e imprese.
Competenze, regolazione e politiche pubbliche per sbloccare il take up
La vera discontinuità non è più infrastrutturale ma culturale: per “accendere” la fibra occorre superare diffidenza, scarsa alfabetizzazione digitale e inerzia regolatoria.
Lo switch off del rame è un passaggio obbligato ma complesso: pone problemi tecnici sui servizi critici, impatta sui modelli di business degli operatori e richiede un’attenta gestione sociale della transizione, soprattutto nelle fasce di popolazione meno digitalizzate.
La lezione del Covid e dello smart working mostra che, quando compresa, la fibra viene percepita come indispensabile; il nodo è trasformare casi di successo isolati in standard di sistema, riducendo al contempo i divari territoriali e anagrafici.
Resistenze sociali, divari territoriali e ruolo dei Comuni
Una quota consistente di over e utenti poco digitalizzati percepisce la fibra come costo aggiuntivo, non come abilitatrice di servizi essenziali (sanità, lavoro, istruzione).
Il report Luiss evidenzia che “chi usa la fibra la apprezza”: il vero driver è l’esperienza d’uso, non la mera disponibilità tecnica.
Permane inoltre uno “zoccolo duro” di Comuni (circa il 6-7%) con immobili storici o vincolati, concentrati in Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna, dove la posa della fibra richiede soluzioni progettuali dedicate e un forte coordinamento con amministrazioni locali e soprintendenze.
Azioni prioritarie per istituzioni, regolatore e mercato
Lo studio raccomanda uno sportello unico digitale per permessi e un’anagrafe civica centralizzata interoperabile, per ridurre tempi e incertezze autorizzative.
Dal lato concorrenza, si suggerisce di favorire modelli Wholesale-Only e Open Access, legando incentivi e regolazione allo switch off del rame, così da ridurne artificialmente la convenienza rispetto alla fibra.
Per i policymaker, procurement pubblico e voucher per connettività e investimenti in aree a fallimento di mercato diventano leve chiave contro nuove disuguaglianze, mentre operatori, utility e mondo della formazione devono cooperare su Academy tecniche e certificazioni per colmare il gap di competenze.
Sostenibilità energetica, impatto sul PIL e occupazione
La migrazione totale alla fibra FTTH presenta un forte rational non solo industriale ma ambientale e macroeconomico.
Le analisi del Politecnico di Torino e di Deloitte quantificano i benefici: drastica riduzione dei consumi energetici delle reti, maggiore capacità di investimento degli operatori, moltiplicatore sul PIL e nuova occupazione, in particolare nelle aree bianche.
In questo quadro, la roadmap fissata dal Digital Networks Act al 2035 per lo spegnimento del rame diventa un benchmark vincolante, ma gli studi suggeriscono che anticipare la transizione genererebbe ulteriori vantaggi in termini di costi energetici evitati e accelerazione della crescita.
Politecnico di Torino: risparmio energetico e imperativo di sostenibilità
Le ricercatrici Michela Meo e Daniela Renga stimano che lo spegnimento del rame consenta una riduzione dei consumi energetici dell’86%, grazie al minor fabbisogno dei dispositivi ottici e al numero inferiore di apparati necessari.
Scenari di transizione più rapida rispetto ai 10 anni previsti dal Digital Networks Act potrebbero generare risparmi fino a 4 TWh, liberando risorse per innovazione e resilienza delle reti.
Come sintetizza Michela Meo, *“ogni anno perso nel completamento della migrazione non rappresenta solo un freno all’innovazione digitale, ma si traduce in un costo energetico e ambientale diretto”*; l’FTTH è la tecnologia che consuma meno, mentre la coesistenza prolungata di più tecnologie è strutturalmente inefficiente.
Deloitte: moltiplicatore sul PIL, lavoro e coesione territoriale
Lo studio Deloitte “Lo switch-on della Fibra FTTH: Impatti economici e occupazionali per l’Italia” stima che ogni euro investito in fibra abbia generato 4,4 euro di contributo totale al PIL.
Nelle aree bianche, la banda ultralarga avrebbe già prodotto oltre 16 miliardi di euro di PIL aggiuntivo e più di 250 mila posti di lavoro, cui si sommano 5,3 miliardi e oltre 90 mila occupati legati alla sola fase infrastrutturale.
Per Marco Vulpiani, la fibra è “motore di inclusione, produttività e sviluppo territoriale”: abilita smart working, servizi pubblici digitali evoluti e valorizzazione dei borghi, contribuendo a frenare lo spopolamento dei piccoli centri e a sostenere un turismo più diffuso.
FAQ
Perché la fibra FTTH è strategica per l’Italia
Perché abilita servizi digitali avanzati, aumenta produttività e competitività, riduce il divario territoriale e consente politiche di inclusione sociale, andando oltre il semplice miglioramento delle velocità di connessione.
Cosa si intende per switch off del rame
È il processo di spegnimento progressivo delle reti in rame a favore di reti interamente in fibra ottica, con migrazione di tutti i servizi, inclusi quelli critici, su infrastrutture più moderne, efficienti e sostenibili.
Perché il take up della fibra rimane basso
Pesano scarsa consapevolezza dei benefici, competenze digitali limitate, resistenze al cambiamento nelle fasce più anziane, offerte commerciali non sempre chiare e inerzie regolatorie nella dismissione del rame.
Qual è il ruolo del Digital Networks Act europeo
Il Digital Networks Act definisce la roadmap Ue per lo switch off del rame entro il 2035, chiede alle autorità nazionali di garantire sostenibilità economica e concorrenziale e incentiva il passaggio a reti interamente ottiche.
Quanti benefici energetici porta la fibra rispetto al rame
Lo studio del Politecnico di Torino indica che lo spegnimento del rame può ridurre i consumi energetici delle reti fino all’86%, con risparmi cumulati fino a 4 TWh in scenari di migrazione accelerata.
Qual è l’impatto economico della fibra nelle aree bianche
Secondo Deloitte, la banda ultralarga nelle aree bianche ha generato oltre 16 miliardi di euro di PIL aggiuntivo e più di 250 mila posti di lavoro, rafforzando coesione sociale e sviluppo locale.
Perché la formazione digitale è decisiva per il successo della fibra
Senza competenze digitali diffuse, cittadini e imprese non sfruttano i servizi gigabit-ready, mantenendo bassi i tassi di adozione e riducendo il ritorno economico e sociale degli investimenti infrastrutturali.
Qual è la fonte principale delle analisi citate
Le evidenze provengono dagli studi presentati all’evento Luiss “Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso”, riportati e approfonditi dall’articolo pubblicato su Key4biz.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



