Bad Bunny guida Halftime Show Super Bowl con Lady Gaga e Ricky Martin

Super Bowl Halftime Show: la sfida di Bad Bunny tra musica e politica
Lo spettacolo di metà gara del Super Bowl al Levi’s Stadium di Santa Clara ha confermato Bad Bunny come uno degli artisti globali più influenti. Contestato per mesi da ambiente MAGA e da Donald Trump, il performer portoricano ha risposto con un Halftime Show costruito su festa, identità latina e messaggi politici impliciti, affiancato da due icone come Lady Gaga e Ricky Martin.
L’artista, nato Benito Antonio Martínez Ocasio, aveva promesso “una grande festa” e un live centrato sul ballo più che sulla lingua, ribadendo: “Non serve che gli spettatori imparino lo spagnolo, ma è meglio che imparino a ballare”. Sul palco è arrivato esattamente questo: uno show ad alto impatto visivo che punta a ridefinire il peso della cultura latina nel prime time televisivo USA.
Le polemiche MAGA e la risposta dal palco
Le critiche preventive di Donald Trump e del movimento MAGA hanno trasformato l’Halftime Show in un test politico oltre che artistico. Bad Bunny non ha replicato a parole, ma con un set che esalta l’orgoglio latino, rifiutando l’idea di doversi “normalizzare” per il pubblico mainstream americano. Il messaggio finale, “L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”, chiude simbolicamente la partita comunicativa, opponendo inclusione alla retorica divisiva.
Questo posizionamento rafforza il suo brand globale: un artista che usa il palco più visto del mondo non solo per promuovere streaming e tour, ma per affermare un’identità culturale precisa, a rischio di scontro con una parte dell’elettorato USA.
L’importanza mediatica per la cultura latina
Un Halftime Show interamente guidato da un artista urbano latino come Bad Bunny consolida un trend già avviato con Shakira e Jennifer Lopez. La scelta di mantenere lo spagnolo come lingua dominante e di costruire lo show su riferimenti a Porto Rico e all’America Latina indica una strategia chiara: parlare al pubblico globale, non solo a quello statunitense. Per brand, broadcaster e piattaforme, questo set rappresenta un case study di come i contenuti latini possano reggere il prime time mondiale senza compromessi linguistici o estetici.
La regia dello show: narrazione visiva di Porto Rico
La scenografia al centro del Levi’s Stadium ha sostituito il classico palco con un vero set urbano, pensato come affresco di Porto Rico. Tra scorci di vita quotidiana, coreografie di massa e riferimenti alla storia dell’isola, Bad Bunny ha costruito un racconto coerente con la sua discografia: orgoglio popolare, feste di strada, tensione politica sottotraccia.


La regia ha lavorato su piani multipli: spettacolo televisivo per l’audience globale, show dal vivo per lo stadio, manifesto identitario per la comunità latina. L’interazione con centinaia di ballerini e figuranti ha trasformato il set in una piazza aperta più che in un concerto tradizionale.
Scenografia, simboli e coreografie di massa
L’apertura tra finti campi di canna da zucchero colloca subito lo show nella storia economica e coloniale di Porto Rico. La progressione scenica – dai campi alla festa di matrimonio, fino al blocco urbano – suggerisce un passaggio da lavoro e sfruttamento all’autodeterminazione collettiva. Le coreografie, con formazione a blocchi e movimenti corali, richiamano tanto le feste di quartiere quanto le manifestazioni di piazza. La presenza costante di figuranti non “perfetti” in stile videoclip ma vicini alla quotidianità contribuisce alla sensazione di realismo sociale, pur in un contesto mainstream.
Scaletta: equilibrio tra hit globali e narrativa politica
La sequenza brani è progettata per tenere insieme streaming, identità e messaggio. L’apertura con “Tití Me Preguntó”, “Yo Perreo Sola”, “Safaera”, “Party”, “Voy a Llevarte Pa’ PR”, “Eoo” e “Monaco” costruisce una prima parte esplicitamente festaiola, pensata per il pubblico globale e per i social. Nella parte finale, “El Apagón”, “Café Con Ron” e soprattutto la hit “DeBÍ TiRAR MáS FOToS” (1,4 miliardi di ascolti su Spotify) consolidano la dimensione da recordman delle piattaforme. L’inserimento del brano di Ricky Martin contro la colonizzazione crea un ponte diretto tra intrattenimento e denuncia, senza interrompere il ritmo dello show.
L’innesto di Lady Gaga e Ricky Martin nello storytelling
La presenza di Lady Gaga e Ricky Martin non è puro fan service, ma un’operazione strategica di posizionamento culturale. Bad Bunny chiama due figure simboliche: Gaga, emblema del pop globale e dell’alleanza con le minoranze, e Ricky, icona storica latina che ha già aperto la strada al crossover. L’Halftime Show diventa così un dialogo tra generazioni e linguaggi musicali diversi, collegando il nuovo mainstream urbano con le grandi narrazioni pop degli ultimi trent’anni.
L’uso delle guest è misurato: brevi segmenti ad alta riconoscibilità, incastonati dentro una regia che resta chiaramente centrata su Benito Antonio.
Lady Gaga in salsa: sperimentazione e limiti
Lady Gaga appare tra le piante di canna da zucchero per eseguire “Die With a Smile” in versione salsa, durante una scena di matrimonio. L’idea è fondere ballad internazionale e tradizione latina, trasformando un brano radiofonico in colonna sonora di una festa popolare. Dal punto di vista narrativo, il cameo funziona: la star globale che “entra” nel mondo di Bad Bunny, non il contrario. Sul piano musicale, la versione latina divide: la resa ritmica è efficace per lo stadio, ma perde parte della profondità emotiva dell’originale. Resta però un segmento altamente condivisibile sui social, destinato a circolare in clip verticali e highlight televisivi.
Ricky Martin e la traccia politica su Porto Rico
L’intervento di Ricky Martin con “LO QUE LE PASÓ A HAWAii” innesta nello show una dimensione esplicitamente politica. Il brano, che affronta colonizzazione e perdita di identità culturale a Porto Rico, porta in primo piano i temi che Bad Bunny suggerisce visivamente in tutto lo spettacolo. La scelta di lasciare a Ricky uno spazio centrale, dopo il blocco matrimoniale e prima del finale di festa, crea una pausa di consapevolezza all’interno di un set altrimenti dominato dal ballo. Questo passaggio rafforza la percezione dello show come racconto sull’autodeterminazione latina, non solo come sequenza di hit commerciali.
FAQ
Chi ha curato l’Halftime Show del Super Bowl con Bad Bunny?
Lo show è stato guidato artisticamente da Bad Bunny, nome d’arte di Benito Antonio Martínez Ocasio, con un impianto visivo centrato su Porto Rico e sulla cultura latina, coadiuvato da un team di registi, coreografi e scenografi selezionati dalla produzione ufficiale del Super Bowl.
Perché il suo Halftime Show è stato così contestato politicamente?
Le critiche sono arrivate in particolare da Donald Trump e dall’area MAGA, che accusano il cantante di promuovere un’agenda “woke” e di enfatizzare troppo l’identità latina. Lo show, però, ha scelto di non arretrare, ribadendo temi di inclusione e orgoglio culturale.
Quali canzoni ha eseguito Bad Bunny durante lo spettacolo?
Tra i brani eseguiti: “Tití Me Preguntó”, “Yo Perreo Sola”, “Safaera”, “Party”, “Voy a Llevarte Pa’ PR”, “Eoo”, “Monaco”, “El Apagón”, “Café Con Ron” e “DeBÍ TiRAR MáS FOToS”, una delle sue hit più ascoltate in streaming a livello globale.
Che ruolo hanno avuto Lady Gaga e Ricky Martin nello show?
Lady Gaga è intervenuta con “Die With a Smile” in versione salsa durante una scena di matrimonio, mentre Ricky Martin ha cantato “LO QUE LE PASÓ A HAWAii”, brano che affronta colonizzazione e identità portoricana, rafforzando il messaggio politico dell’insieme.
Qual è stato il messaggio finale lanciato da Bad Bunny?
Al termine dell’esibizione, Bad Bunny ha salutato il pubblico con la frase: “L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”, sintetizzando la risposta alle critiche e il senso politico e umano del suo Halftime Show.
In che modo lo show valorizza la cultura di Porto Rico?
Attraverso scenografie ispirate a campi di canna da zucchero, scene di vita quotidiana e riferimenti espliciti alla storia coloniale, lo spettacolo costruisce una narrazione visiva che pone Porto Rico al centro del più grande palco televisivo statunitense.
Come è stata accolta la versione salsa di Die With a Smile?
La performance di Lady Gaga in chiave salsa è stata apprezzata per l’originalità scenica e per l’effetto sorpresa, ma ha diviso parte del pubblico e dei commentatori per l’allontanamento dall’intensità emotiva della versione originale del brano.
Qual è la fonte originale della notizia analizzata?
L’analisi si basa sui contenuti e sulle informazioni diffuse dall’articolo pubblicato su Biccy e firmato da Anthony Festa, che ha riportato dettagli e valutazioni sullo show di Bad Bunny, Lady Gaga e Ricky Martin al Super Bowl.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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