Babysitter shock scandalo pedopornografia: indagini svelano rete segreta e genitori in allarme
Indice dei Contenuti:
Arresto e sequestro dei dispositivi
Padova, un ventisettenne che si presentava come babysitter occasionale è stato arrestato dopo una perquisizione disposta dalla Procura di Venezia nell’ambito di un’inchiesta per presunta violenza su minore. Gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito il controllo nell’abitazione del giovane, rinvenendo dispositivi contenenti materiale pedopornografico in grande quantità. Le prime risultanze investigative confermano il carattere sistematico della raccolta e la presenza di contenuti riferibili a minori di età compresa tra i cinque e i sei anni.
▷ Lo sai che da oggi puoi MONETIZZARE FACILMENTE I TUOI ASSET TOKENIZZANDOLI SUBITO? Contatto per approfondire: CLICCA QUI
Nel sequestro sono stati acquisiti due telefoni cellulari e due computer, all’interno dei quali sono state trovate migliaia di immagini e video. Parte dei file risulta scaricata dalla rete nei mesi precedenti, ma tra i contenuti emergono diverse centinaia di materiali che appaiono realizzati direttamente dall’indagato con i dispositivi ora sottoposti a sequestro probatorio. La polizia giudiziaria ha avviato copia forense e messa in sicurezza dei dati per preservare l’integrità probatoria.
Il giovane è stato trasferito in carcere in attesa dell’udienza di convalida e della valutazione di eventuali misure cautelari. L’analisi tecnica proseguirà nelle prossime settimane con focus su metadati, cronologie e archivi, elementi ritenuti cruciali per definire l’estensione temporale delle condotte e l’eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti.
Indagini sulla produzione dei materiali
Gli accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati puntano a distinguere i contenuti scaricati da quelli realizzati in prima persona dall’indagato. Le prime perizie indicano la presenza di centinaia di file in cui l’uomo compare direttamente durante atti sessuali su bambini di cinque e sei anni, con metadati coerenti con una produzione domestica.
La cronologia digitale, ricostruita tramite timestamp, log di sistema e tracce EXIF, colloca l’avvio dell’attività almeno al 2019, in parallelo con l’offerta di servizi da babysitter pubblicizzata online e su quotidiani locali. I dispositivi rinvenuti risultano gli stessi utilizzati per la registrazione, circostanza che rafforza la natura autoprodotta del materiale.
La Polizia di Stato ha avviato copia forense integrale e verifica di hash, directory shadow e versioning dei file per cristallizzare l’evidenza. Ulteriori analisi riguardano reti Wi-Fi associate, profili utente, history dei browser e applicazioni di messaggistica per mappare flussi di scambio e possibili backup in cloud.
L’obiettivo investigativo è definire il perimetro temporale delle condotte, isolare eventuali sessioni multiple di registrazione e correlare i fotogrammi con luoghi e orari ricorrenti. La priorità operativa resta l’individuazione puntuale delle scene autoprodotte, presupposto per l’identificazione delle vittime e la qualificazione giuridica dei singoli episodi.
Ricostruzione dei contatti e identificazione delle vittime
Gli investigatori stanno tracciando la rete di annunci pubblicati dall’indagato su piattaforme online e su quotidiani locali, incrociando username, numeri di telefono e indirizzi email riconducibili all’attività di babysitting. Le rubriche dei dispositivi, le chat e gli archivi chiamate vengono confrontati con riscontri esterni per ricostruire ogni ingaggio presso le famiglie.
Le immagini e i video autoprodotti vengono analizzati con tecniche di face e object recognition per isolare elementi identificativi: arredi, giocattoli, tappezzerie, finestre e dettagli di ambienti domestici. Tali indizi, unitamente ai metadati geotemporali, sono utilizzati per associare i luoghi a specifici contatti in agenda.
Parallelamente si procede alla mappatura delle utenze telefoniche agganciate alle celle nelle fasce orarie compatibili con le registrazioni, così da verificare sovrapposizioni tra spostamenti del sospetto e appuntamenti di assistenza ai minori. L’obiettivo è delimitare con precisione ogni episodio e individuare tutte le potenziali vittime.
Le famiglie emerse dall’incrocio dei dati vengono contattate con protocolli di tutela, avvalendosi di psicologi forensi e mediatori, per evitare vittimizzazioni secondarie. È in corso la raccolta di segnalazioni tramite canali dedicati e la verifica di eventuali denunce pregresse collegate ai periodi indicati dai file.
La Polizia di Stato sta consolidando una timeline unificata che integra annunci, incarichi, tracce digitali e rilievi tecnici, base per la notifica degli atti e la richiesta di misure cautelari proporzionate al numero di episodi accertati.
FAQ
- Qual è il focus dell’indagine in questa fase?
La ricostruzione dei contatti del presunto babysitter e l’identificazione completa delle vittime. - Come vengono individuate le famiglie coinvolte?
Incrociando rubriche, chat, annunci pubblicati e riscontri telefonici con i dati dei dispositivi sequestrati. - Che ruolo hanno i metadati dei file?
Consentono di collocare temporalmente e geograficamente i contenuti, collegandoli a luoghi e appuntamenti. - Quali tutele sono previste per i minori?
Contatti mediati da psicologi forensi e procedure per minimizzare l’esposizione e la vittimizzazione secondaria. - Si stanno cercando ulteriori testimoni?
Sì, tramite canali dedicati per segnalazioni e verifica di precedenti denunce compatibili con la timeline. - Come viene costruita la timeline degli eventi?
Integrando annunci, incarichi, celle telefoniche, log di sistema e riconoscimenti ambientali. - Qual è la fonte giornalistica di riferimento?
Le informazioni riprendono i contenuti riportati dalla Procura di Venezia e dagli accertamenti della Polizia di Stato citati nell’articolo di ispirazione.




