Azienda può sospendere il premio produzione senza accordo integrativo definitivo

Premio di produzione aziendale, cosa decide la magistratura dopo la scadenza
La Corte d’Appello di Catanzaro, con sentenza del 29 aprile 2025, ha chiarito se il premio di produzione aziendale continui a spettare oltre la scadenza degli accordi che lo hanno istituito.
Il caso riguarda un lavoratore di una società del settore aeroportuale, che chiedeva il pagamento del premio per il 2019.
L’azienda aveva interrotto l’erogazione dopo aver ritenuto scaduti gli accordi sindacali del 2000 e 2006.
I giudici hanno stabilito che, cessata la vigenza di tali accordi, non esiste alcun obbligo contrattuale perpetuo e che la semplice prosecuzione dei pagamenti non trasforma il premio in un diritto acquisito per il futuro.
La decisione incide su imprese e lavoratori che fanno affidamento su premi legati alla contrattazione aziendale a termine.
In sintesi:
- Nessun automatismo: il premio di produzione non prosegue oltre la scadenza degli accordi aziendali.
- Pagamenti protratti nel tempo non creano un diritto quesito per gli anni successivi.
- L’accordo del 2016 sulla detassazione non istituisce un nuovo obbligo permanente di premio.
- Il lavoratore non restituisce i premi già percepiti in assenza di errore riconoscibile.
Perché il premio non diventa un diritto permanente
Il dipendente, forte di un decreto ingiuntivo ottenuto in primo grado, pretendeva il premio di produzione 2019, versato in passato in due quote semestrali, una fissa e una variabile legata alle presenze.
Il tribunale aveva ritenuto che gli accordi aziendali del 2000 e 2006 continuassero a produrre effetti, anche alla luce dell’accordo del 2016 sulla detassazione dei premi di produttività previsto dalla legge 208/2015.
In appello la prospettiva cambia radicalmente. Corte d’Appello di Catanzaro evidenzia che la contrattazione aziendale, in base al Ccnl, ha durata quadriennale e non può generare obblighi illimitati nel tempo.
Scaduti gli accordi, l’obbligo di corrispondere il premio viene meno; i pagamenti successivi sono considerati mera prassi, non fonte di un vincolo permanente.
Il cosiddetto diritto quesito copre solo i premi già maturati ed esigibili durante la vigenza dell’accordo, non quelli futuri. Estendere l’istituto al futuro renderebbe di fatto eterna una disciplina nata per essere temporanea, svuotando di significato la fisiologica revisione periodica della contrattazione collettiva.
Impatto pratico per aziende e lavoratori
La Corte sottolinea che riconoscere un diritto quesito eterno sul premio ostacolerebbe la funzione sociale della contrattazione collettiva, che deve poter adeguare trattamenti economici all’evoluzione organizzativa e finanziaria dell’impresa.
Viene richiamato l’orientamento costante della Cassazione: i rapporti di durata non possono trasformarsi in vincoli fissi e irreversibili.
Quanto all’accordo aziendale del 2016, i giudici lo qualificano come atto meramente fiscale: esso recepisce il regime di favore per i premi di produttività, ma non rinnova né proroga la durata del premio, né introduce un obbligo senza termine.
Rilevante anche la questione opposta, posta dall’azienda: la restituzione dei premi corrisposti tra 2016 e 2018. La Corte la nega, applicando la giurisprudenza di legittimità: una retribuzione più elevata integra un trattamento di miglior favore, ripetibile solo se il datore provi un errore essenziale, non imputabile e riconoscibile dal lavoratore.
Nel caso concreto, tale prova manca e le somme restano acquisite al dipendente.
FAQ
Il premio di produzione aziendale è sempre un diritto acquisito?
No, il premio di produzione previsto da accordi aziendali a termine non è automaticamente un diritto acquisito per il futuro, ma solo per le annualità maturate durante la vigenza degli accordi.
Cosa succede al premio quando scade l’accordo aziendale?
Scaduto l’accordo aziendale, il datore non è più obbligato a corrispondere il premio, salvo rinnovo espresso o nuove intese collettive che ne disciplinino durata, importi e condizioni.
La continuità dei pagamenti può creare un obbligo permanente?
No, la continuità dei pagamenti configura una prassi favorevole ma non basta, da sola, a fondare un vincolo contrattuale perpetuo, in assenza di specifiche clausole scritte.
L’azienda può chiedere la restituzione dei premi già corrisposti?


Sì, ma solo provando un errore essenziale, non imputabile e oggettivamente riconoscibile dal lavoratore; in mancanza di tale prova, i premi restano definitivamente acquisiti.
Qual è la fonte della decisione sul premio di produzione 2019?
La decisione deriva dalla sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro del 29 aprile 2025, richiamando anche i principi consolidati della Cassazione sul lavoro subordinato.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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