Autovelox fuori controllo, il dato nascosto sugli impianti realmente omologati

Nuove regole sugli autovelox e impatto sui Comuni
Il percorso di riforma degli autovelox avviato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti punta a ridurre il contenzioso e a rendere trasparente l’uso dei dispositivi. Il censimento nazionale ha evidenziato un forte scarto tra apparecchi presenti sul territorio e quelli realmente registrati e conformi, con meno del 10% che rispetta i requisiti previsti dalle nuove norme.
Censimento nazionale degli autovelox e numeri reali
Dal censimento sono emersi circa 11.000 dispositivi di controllo velocità informalmente presenti, ma solo 3.800 sono stati effettivamente registrati sulla piattaforma telematica ministeriale.
Di questi, soltanto 1.000 risultano automaticamente in linea con i requisiti di omologazione previsti dal nuovo decreto.
Ne deriva che la grande maggioranza degli autovelox dovrà essere adeguata, sostituita o spenta, con impatti diretti sui bilanci dei Comuni e sulla pianificazione della sicurezza stradale.
Effetti sulla sicurezza stradale e sulla fiducia dei cittadini
Il disallineamento tra numero di dispositivi installati e apparecchi effettivamente omologati ha alimentato sfiducia nei confronti dei controlli elettronici, percepiti spesso come strumenti per “fare cassa”.
Un sistema basato su pochi strumenti ma pienamente certificati permette, invece, di concentrare i controlli nei tratti più pericolosi, rafforzando la funzione di prevenzione degli incidenti.
La trasparenza dei dati su posizione, tipologia e stato di omologazione è centrale per ricostruire credibilità istituzionale e ridurre il contenzioso.
Iter del decreto autovelox e procedura europea
Il decreto sugli autovelox predisposto dal Ministero dei Trasporti è stato trasmesso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per l’attivazione della procedura TRIS presso Bruxelles. Parallelamente, il testo è stato inviato al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per il parere tecnico obbligatorio.
Procedura TRIS e periodo di stand still di 90 giorni
La procedura TRIS impone agli Stati membri di notificare in anticipo le regole tecniche che possono incidere sul mercato interno, consentendo alla Commissione europea di valutarne l’impatto.
Con la clausola di “stand still”, l’Italia si impegna a sospendere per 90 giorni l’adozione definitiva del decreto.
Durante questo periodo Bruxelles e gli altri Stati possono formulare osservazioni o richiedere modifiche, per evitare barriere o distorsioni concorrenziali sui dispositivi di controllo della velocità.
Ruolo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici
Il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici serve a verificare coerenza tecnica, sicurezza e applicabilità delle nuove specifiche per gli autovelox su strade urbane ed extraurbane.
L’analisi riguarda standard di installazione, taratura, manutenzione e affidabilità della misurazione.
Questo passaggio è decisivo per ridurre il rischio di nuove contestazioni giudiziarie e per allineare i dispositivi esistenti agli standard più aggiornati in materia di infrastrutture e sicurezza stradale.
Contenzioso, omologazione e obiettivi del Ministero
La riforma è stata fortemente spinta dal Ministro Matteo Salvini con l’obiettivo dichiarato di trasformare gli autovelox in strumenti esclusivamente orientati alla prevenzione degli incidenti, non alla generazione di entrate. Il nuovo decreto intende superare il caos normativo e giurisprudenziale emerso da aprile 2024.
Sentenza della Cassazione e valanga di ricorsi
A partire da aprile 2024, una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito la nullità delle multe elevate con apparecchi approvati ma non omologati secondo le regole vigenti.
Molti verbali emessi da dispositivi non pienamente conformi sono stati impugnati, generando una “valanga” di ricorsi presso i Giudici di Pace e i tribunali competenti.
Il decreto mira a fornire criteri chiari e univoci di omologazione, riducendo il margine di interpretazione nelle aule di giustizia e i costi amministrativi per gli enti locali.
Autovelox come strumento di sicurezza, non di gettito
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ribadisce che i controlli di velocità devono essere posizionati nei tratti statisticamente più pericolosi, sulla base di dati di incidentalità certificati.
L’uso degli apparecchi per esigenze prevalentemente finanziarie viene espressamente scoraggiato, anche attraverso criteri più rigidi di posizionamento e pubblicità delle postazioni.
L’obiettivo politico dichiarato è ridurre incidenti, vittime e contenzioso, restituendo agli autovelox una funzione chiara, misurabile e verificabile dai cittadini.
FAQ
Quanti autovelox risultano oggi realmente conformi
Secondo i dati del censimento ministeriale, su circa 11.000 dispositivi rilevati informalmente, 3.800 sono stati registrati sulla piattaforma telematica e solo 1.000 soddisfano automaticamente i nuovi requisiti di omologazione.
Cosa cambia per le multe elevate dagli autovelox
Le multe emesse da apparecchi non omologati possono essere dichiarate nulle in base alla giurisprudenza della Corte di Cassazione. Il nuovo decreto punta a definire regole certe, riducendo la possibilità di annullamento in sede di ricorso.
Quali sono i tempi di approvazione del decreto autovelox
Dopo la notifica alla Commissione europea tramite procedura TRIS, vige un periodo di stand still di 90 giorni. Al termine, acquisiti i pareri, il decreto potrà essere approvato e pubblicato, salvo richieste di modifica da parte dell’UE.
Come saranno scelti i tratti di strada per i nuovi autovelox
Le nuove regole prevedono criteri basati su dati di incidentalità, traffico e caratteristiche infrastrutturali. Gli autovelox dovranno essere installati prioritariamente dove si registrano più incidenti gravi o mortali, non in funzione del potenziale gettito.
Cosa devono fare i Comuni con gli autovelox non conformi
I Comuni dovranno verificare lo stato di omologazione di ogni dispositivo, procedere all’adeguamento tecnico ove possibile o disattivare gli apparecchi non aggiornabili, per evitare nuove ondate di ricorsi e spese legali.
Qual è la fonte istituzionale delle informazioni sugli autovelox
Le informazioni derivano dalle comunicazioni ufficiali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, integrate con i dati del censimento nazionale degli autovelox e con i riferimenti alla sentenza della Corte di Cassazione che ha originato il contenzioso.




