Auto, in Francia crollo occupazionale nella filiera dal 2010 al 2023

Occupazione nell’industria automobilistica francese: il quadro 2010-2023
Tra il 2010 e il 2023 l’industria automobilistica francese ha vissuto una contrazione strutturale senza precedenti. Le vendite di auto nuove sono diminuite di circa il 20% sul mercato interno, mentre lungo l’intera filiera si sono persi oltre 138.700 posti di lavoro, con una riduzione complessiva del 33%.
L’andamento contrasta nettamente con il resto del manifatturiero francese, dove l’occupazione è scesa solo dell’1% nello stesso periodo. I dati, elaborati dall’istituto di statistica francese Insee, fotografano una trasformazione profonda del settore, segnata da delocalizzazioni, ristrutturazioni e da un riposizionamento industriale verso Paesi a più basso costo del lavoro.
La dinamica impone una lettura di medio-lungo periodo per comprendere le implicazioni su competenze, catene del valore e capacità tecnologica della Francia all’interno della competizione automobilistica europea e globale.
Il crollo dell’occupazione nella filiera auto francese
Nel 2010 la filiera automobilistica francese contava 425.500 addetti; nel 2023 il numero è sceso a 286.800, con una perdita di 138.700 posti e un calo del 33%.
Il dato va confrontato con il restante comparto manifatturiero, dove la riduzione occupazionale si è limitata all’1%, a conferma del carattere specifico e strutturale della crisi dell’auto.
Il contemporaneo calo del 20% delle immatricolazioni di auto nuove sul mercato francese ha ridotto i volumi produttivi interni, comprimendo margini e capacità di assorbimento di manodopera lungo tutta la catena, dalla produzione ai fornitori.
Perché l’auto soffre più del resto dell’industria


L’industria automobilistica è più esposta di altri settori alla concorrenza internazionale sui costi, alla volatilità della domanda e ai cambiamenti tecnologici, dalla transizione all’elettrico alla digitalizzazione dei veicoli.
In Francia questi fattori si sono combinati con una strategia di delocalizzazione dei principali gruppi, che ha spostato capacità produttiva verso Paesi con salari più bassi e politiche industriali più aggressive.
Ne è derivata una riduzione strutturale della base industriale nazionale, che non è stata compensata da un sufficiente sviluppo di attività ad alto valore aggiunto sul territorio francese.
Case automobilistiche francesi: riduzione organici e delocalizzazioni
Nel segmento delle case automobilistiche, gli addetti sono passati da 131.400 nel 2010 a 85.400 nel 2023, con una perdita di 46.000 posti di lavoro. Il ridimensionamento non è solo congiunturale ma legato a decisioni strategiche di lungo periodo di gruppi come Renault e l’ex Psa (oggi parte di Stellantis).
La riallocazione di linee produttive in Europa orientale, nel bacino mediterraneo e nella penisola iberica ha ridotto il peso delle fabbriche francesi nelle reti globali dei costruttori. Il risultato è una minore quota di produzione realizzata sul territorio nazionale, a fronte di marchi che restano francesi ma con catene del valore sempre più distribuite.
Renault: spostamento della produzione verso Est e Sud
Per Renault, una parte consistente della produzione è stata delocalizzata in Romania, Slovenia, Turchia e Spagna. Questi Paesi offrono costi di manodopera più bassi, impianti moderni e, in alcuni casi, incentivi pubblici mirati.
La strategia ha rafforzato la competitività di prezzo di Renault sui mercati globali, ma ha comportato un arretramento della capacità produttiva in Francia, con effetti diretti sui livelli occupazionali e indiretti sulla tenuta dei distretti industriali legati all’auto.
Per l’ecosistema francese la sfida diventa ora spostare il focus verso progettazione, ricerca, software e veicoli elettrici, per mantenere un ruolo rilevante nella catena globale del valore.
Psa e le produzioni trasferite in Europa e Nord Africa
L’ex Psa, oggi integrata in Stellantis, ha seguito una traiettoria analoga, delocalizzando una quota crescente di produzione in Marocco, Portogallo, Slovacchia e Spagna.
Questa scelta ha consentito di ottimizzare costi e capacità produttiva su scala multinazionale, ma ha accelerato la contrazione degli organici nelle fabbriche francesi, incidendo anche sulla filiera dei subfornitori locali.
Il riequilibrio tra efficienza industriale e radicamento territoriale sarà cruciale per evitare una perdita irreversibile di competenze produttive chiave in Francia.
Fornitori automobilistici: l’anello più esposto della catena
I fornitori dell’industria automobilistica risultano il segmento più colpito. Tra il 2010 e il 2023 l’occupazione è scesa da 294.100 a 201.400 addetti, con una perdita di 92.700 posti di lavoro. L’effetto leva delle delocalizzazioni dei costruttori principali ha colpito soprattutto le piccole e medie imprese specializzate in componentistica.
La ristrutturazione delle catene di fornitura, unita alla standardizzazione di molti componenti e alla crescente pressione sui prezzi, ha ridotto i margini per mantenere produzione e occupazione in Francia, in particolare nelle aree industriali più dipendenti dall’auto.
Impatto sui distretti industriali e sulle Pmi della componentistica
Le Pmi della componentistica, spesso concentrate in distretti storici, hanno subito una duplice pressione: calo degli ordinativi dai costruttori nazionali e concorrenza di produttori localizzati vicino ai nuovi impianti in Europa orientale e Nord Africa.
Molte aziende hanno dovuto riconvertirsi verso altri settori manifatturieri o puntare su nicchie ad alto valore tecnologico, come sistemi elettronici avanzati, materiali leggeri e soluzioni per veicoli elettrici.
La capacità di innovare prodotti e processi diventa determinante per restare nella catena di fornitura globale dell’auto, nonostante la minore produzione finale in Francia.
Transizione all’elettrico e rischio di ulteriore selezione
La transizione verso il veicolo elettrico riduce il numero di componenti meccanici tradizionali e favorisce i fornitori specializzati in batterie, elettronica di potenza e software.
Per la filiera francese il rischio è una nuova fase di selezione tra imprese in grado di investire in queste tecnologie e aziende legate a componenti destinate a perdere centralità, come motori termici e sistemi di scarico.
Politiche industriali mirate, formazione e supporto all’innovazione saranno cruciali per preservare competenze e occupazione qualificata nella nuova architettura industriale dell’auto.
FAQ
Quanti posti di lavoro ha perso l’industria auto francese dal 2010
Secondo Insee, tra il 2010 e il 2023 la filiera automobilistica francese ha perso 138.700 posti di lavoro, passando da 425.500 a 286.800 addetti.
Come sono cambiate le vendite di auto nuove in Francia
Le immatricolazioni di automobili nuove sul mercato francese si sono ridotte di circa il 20% tra il 2010 e il 2023, contribuendo al calo dei volumi produttivi interni.
Quanti addetti hanno perso le case automobilistiche francesi
Gli occupati nelle case automobilistiche sono scesi da 131.400 nel 2010 a 85.400 nel 2023, con una riduzione di circa 46.000 posti di lavoro.
Qual è stato il calo di occupazione tra i fornitori auto
I fornitori sono passati da 294.100 addetti nel 2010 a 201.400 nel 2023, con una perdita di 92.700 posti di lavoro lungo la filiera.
In quali Paesi ha delocalizzato Renault la produzione
Renault ha spostato parte della produzione in Romania, Slovenia, Turchia e Spagna, riducendo la quota di veicoli prodotti in Francia.
Verso quali Paesi ha spostato impianti l’ex Psa
L’ex Psa, oggi in Stellantis, ha delocalizzato produzioni in Marocco, Portogallo, Slovacchia e Spagna, ottimizzando i costi industriali.
Perché il settore auto cala più del resto del manifatturiero
L’auto è più esposta a concorrenza globale, delocalizzazioni e transizione tecnologica; per questo registra un calo del 33% dell’occupazione, contro l’1% del resto dell’industria.
Qual è la fonte dei dati sull’occupazione automobilistica
I dati citati sull’andamento di vendite e occupazione nell’industria automobilistica francese tra 2010 e 2023 provengono dalle rilevazioni ufficiali di Insee, riprese dall’articolo originale di Adnkronos.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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