Auto elettriche in leasing rischiano crollo dei valori residui con ondata di usato sul mercato
Perché l’ondata di auto elettriche usate preoccupa l’industria globale
L’industria automobilistica mondiale sta affrontando una crisi silenziosa ma strutturale: il ritorno massiccio di veicoli elettrici a fine leasing negli Stati Uniti e in Europa. Migliaia di auto a batteria, immesse sul mercato tra il 2021 e il 2024 grazie a incentivi e canoni agevolati, stanno rientrando oggi nei piazzali dei concessionari e delle società di noleggio.
Il loro valore residuo reale risulta però molto inferiore alle stime contrattuali, generando potenziali perdite da miliardi per case auto e finanziarie.
La combinazione di guerra dei prezzi sul nuovo, rapido avanzamento tecnologico delle batterie e instabilità degli incentivi pubblici sta comprimendo la domanda di usato elettrico, con il rischio di un vero collasso dei listini tra il 2026 e il 2028.
In sintesi:
- Crollano i valori residui delle elettriche a fine leasing in USA e Europa.
- Case auto e finanziarie rischiano perdite miliardarie sui parchi veicoli rientrati.
- Prezzi aggressivi del nuovo e tecnologia battery in rapido avanzamento spingono la svalutazione.
- Entro il 2028 atteso picco di rientri con forte pressione sull’usato.
Come il leasing EV sta diventando un problema sistemico
Negli Stati Uniti, il rientro dei primi grandi volumi di elettriche in leasing sta rivelando l’entità del problema. John Thacker, presidente della divisione private label captive finance di Chase Auto, ha definito a Autonews.com l’attuale fase “una nuova frontiera del business”, perché i modelli previsivi sui valori residui non reggono più.
Per anni i consumatori americani hanno scelto il leasing elettrico grazie a rate basse, rese possibili da un credito d’imposta federale applicabile più facilmente ai contratti di noleggio rispetto all’acquisto diretto.
Con la scadenza di quei contratti biennali o triennali, il mercato scopre una svalutazione accelerata: le EV rientrano valendo migliaia di dollari in meno del previsto, imponendo pesanti rettifiche di bilancio alle divisioni finanziarie delle case auto.
Il picco è atteso nel 2028, quando quasi 800.000 veicoli potrebbero rientrare contemporaneamente sul mercato dell’usato americano. Per limitare le perdite, i costruttori cercano il supporto dei concessionari, spesso riluttanti a gestire usato elettrico, e delle aste all’ingrosso, che però faticano ad assorbire volumi crescenti senza un’ulteriore compressione dei prezzi.
Scenario analogo, ma ancora più acuto, si registra in Europa, dove noleggio a lungo termine e leasing aziendale rappresentano una quota molto elevata delle immatricolazioni elettriche.
Nel 2026 il crollo dei valori residui sta colpendo gruppi come Ayvens (fusione di ALD e LeasePlan) e Arval, che si ritrovano con parchi auto fortemente svalutati rispetto alle stime originarie.
A pesare sono i tagli aggressivi ai listini del nuovo di marchi come Tesla e l’ingresso dei produttori cinesi – BYD, MG e altri – che hanno abbattuto i prezzi e reso meno appetibile l’usato premium europeo.
La rapida obsolescenza tecnologica amplifica l’effetto: in pochi anni aumentano autonomie, velocità di ricarica e dotazioni software, rendendo “vecchie” elettriche di appena tre anni.
La situazione è aggravata dall’instabilità dei sussidi: in Germania, la fine improvvisa degli incentivi a fine 2023 ha congelato il mercato, mentre in Italia e in altri Paesi l’incertezza politica sulla continuità degli eco-bonus prolunga le giacenze nei piazzali e rallenta le decisioni d’acquisto di usato EV.
Per ridurre il rischio, molte finanziarie stanno aumentando i canoni dei nuovi contratti, rendendo però il leasing meno competitivo. Altre stanno sperimentando un secondo o terzo leasing sullo stesso veicolo, allungando il ciclo di vita a noleggio nella speranza che la domanda retail maturi nel tempo.
Si intensifica anche l’esportazione di elettriche usate da mercati maturi come Germania e Norvegia verso Paesi dell’Europa centro-orientale, dove l’offerta è minore, ma la scarsa rete di ricarica limita la capacità di assorbimento.
Un’ulteriore incognita riguarda le aziende: in Europa, circa sei auto nuove su dieci sono intestate a flotte corporate, spesso Suv di medie dimensioni cambiati ogni 3-4 anni. Avendo investito massicciamente in elettrico, tra il 2026 e il 2028 immetteranno sul mercato migliaia di veicoli omogenei.
Il risultato sarà un mercato dell’usato improvvisamente saturo di auto praticamente identiche per età, chilometraggio e specifiche, condizione che tipicamente innesca una violenta guerra dei prezzi al ribasso.
Con una platea di compratori ancora limitata, soprattutto dove le infrastrutture di ricarica restano inadeguate, il rischio è un ulteriore crollo delle quotazioni delle vetture a batteria.
Le società di leasing e noleggio, principali investitori in questi asset, potrebbero trovarsi in pochi anni con bilanci appesantiti da flussi di cassa in calo e ammortamenti più lunghi del previsto.
Quali conseguenze future per prezzi, incentivi e strategie industriali
La crisi dei valori residui delle elettriche non riguarda solo conti economici e bilanci: rischia di rallentare la transizione ecologica.
Canoni più alti e incertezza sull’usato possono frenare l’adozione EV proprio nella fase in cui l’Unione Europea impone obiettivi stringenti su emissioni e fine vendita dei motori termici.
Per evitare un “bagno di sangue” finanziario e un contraccolpo ambientale, è probabile che governi e costruttori rivedano congiuntamente schemi di incentivi, garanzie sulle batterie e strategie di remarketing, includendo buy-back più strutturati e programmi di seconda vita nelle flotte pubbliche.
Parallelamente, potrebbe accelerare lo sviluppo di mercati secondari extra-UE per l’esportazione di usato elettrico e la nascita di piattaforme specializzate nella certificazione dello stato di batteria, oggi principale variabile di prezzo.
Se gestita con trasparenza e coordinamento normativo, l’attuale crisi potrebbe trasformarsi in un banco di prova per modelli di mobilità elettrica più sostenibili anche dal punto di vista finanziario, riducendo l’asimmetria di rischio tra produttori, flotte e consumatori finali.
FAQ
Perché le auto elettriche si svalutano più delle auto tradizionali?
Succede perché tecnologia batterie e software avanza rapidamente, mentre forti sconti sul nuovo comprimono i prezzi dell’usato, riducendo drasticamente i valori residui stimati nei contratti.
Cosa rischiano concretamente le società di leasing con le elettriche usate?
Rischiano perdite miliardarie dovendo riprezzare i parchi auto, allungare gli ammortamenti e aumentare i canoni futuri per compensare il crollo dei valori residui.
Conviene oggi al privato acquistare un’auto elettrica usata?
Sì, perché i prezzi sono in forte calo, ma serve verificare attentamente stato della batteria, garanzie residue e disponibilità reale di infrastrutture di ricarica.
Come stanno reagendo case auto e finanziarie alla crisi dei valori residui?
Stanno alzando i canoni di leasing, proponendo secondi cicli di noleggio, incrementando esportazioni e studiando programmi di garanzia estesa sulla batteria.
Quali sono le fonti dell’analisi sul mercato dell’usato elettrico?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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