Aste ETS e impatto reale sui costi di luce e gas

Aste ETS e caro bollette: perché l’energia resta costosa
Le bollette di luce e gas delle famiglie italiane restano elevate nonostante il raffreddamento dei prezzi all’ingrosso. Una delle cause strutturali è il sistema di aste ETS (Emission Trading System), al centro del confronto tra i governi di Germania e Italia nel recente pre-vertice europeo in Belgio. Lo schema, nato per accelerare la decarbonizzazione, assegna alle imprese una quantità limitata di diritti di emissione di CO2, ridotta di anno in anno. Quando tali diritti non bastano più, le aziende devono acquistarne di ulteriori in asta, trasferendo il costo sui consumatori finali tramite le tariffe energetiche. In questo contesto, il dibattito guidato dalla premier Giorgia Meloni e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz punta a coniugare competitività industriale, sicurezza energetica e obiettivi climatici.
Come funziona il mercato dei permessi a inquinare
Nel sistema ETS circa 11.000 imprese europee energivore ricevono un tetto massimo di emissioni. Chi supera il limite deve comprare permessi aggiuntivi, chi resta sotto può venderli, monetizzando l’efficienza energetica o il calo produttivo.
Le aste avvengono su base regolare: nel solo 2025 se ne sono tenute 213, per un totale di 589 milioni di tonnellate di CO2 scambiate. Il meccanismo è pensato per rendere economicamente vantaggioso investire in tecnologie pulite, ma il costo dei diritti entra nei bilanci aziendali e, a cascata, nelle tariffe applicate a famiglie e imprese.
Di fatto, il “permesso di inquinare” è diventato una voce strutturale del prezzo dell’energia.
Perché le aste ETS pesano sulle bollette domestiche
Quando i permessi di emissione scarseggiano o rincarano, i produttori di energia elettrica e gas naturale ribaltano il maggior esborso sui clienti finali. Le utility stimano ex ante il fabbisogno annuo di CO2 e prezzano le forniture inserendo un costo medio atteso dei diritti acquistati in asta.
Il risultato è un rincaro “invisibile” che si somma alle fluttuazioni delle materie prime. Anche se il costo della CO2 incide solo su una quota della produzione, viene spesso spalmato su tutta la base clienti tramite le condizioni contrattuali. Ciò rende più opaca per i consumatori la relazione tra dinamica delle aste ETS e importo della bolletta mensile.


La trasparenza sui driver di prezzo resta un tema cruciale per la fiducia nel mercato.
Il prezzo della CO2 e l’impatto sui conti delle famiglie
Nel decennio passato il prezzo dei permessi di CO2 in Europa è cresciuto in modo accelerato, fino a decuplicare. La media del 2025 si è attestata intorno ai 73,43 euro per tonnellata, mentre le ultime rilevazioni mostrano quotazioni poco sotto i 105 euro, vicine al massimo storico registrato nel marzo 2023. Questo incremento si riflette direttamente sui costi di produzione di elettricità e gas, contribuendo al caro-bollette. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato un intervento in Consiglio dei ministri, sottolineando però che la revisione del sistema ETS può avvenire solo a livello europeo, non nazionale.
Quanto pesa la CO2 sulla bolletta elettrica annuale
Per una famiglia-tipo con consumi annui di 2.700 kWh, ogni kWh genera in media circa 0,4 kg di CO2. Ne deriva un’emissione potenziale pari a 1 tonnellata annua. Applicando il prezzo medio ETS 2025 e aggiungendo l’IVA al 10%, il costo indiretto della CO2 sul solo segmento elettrico supera gli 87 euro all’anno.
Questa cifra rappresenta una stima di impatto massimo, perché le imprese dispongono di quote gratuite entro determinate soglie. Tuttavia, quando i fabbisogni produttivi richiedono il ricorso alle aste, il sovracosto tende a trasferirsi, almeno in parte, sulla clientela retail tramite adeguamenti tariffari.
Per molte famiglie il peso della componente CO2 resta poco visibile, ma incide ormai come una voce strutturale della spesa energetica.
Effetto ETS sui consumi di gas delle famiglie italiane
Su un consumo medio annuo di 1.700 metri cubi di gas, ogni metro cubo bruciato genera quasi 2 kg di CO2, per un totale vicino alle 3,3 tonnellate. Valorizzando tali emissioni ai prezzi medi del 2025 e applicando l’IVA agevolata al 10% fino a 480 metri cubi e al 22% oltre questa soglia, il peso della CO2 può arrivare a circa 290 euro all’anno.
Sommando elettricità e gas, l’onere potenziale collegato al sistema ETS sfiora così i 375 euro annui per nucleo familiare. Anche in questo caso si tratta di un livello teorico massimo, perché dipende dal mix energetico utilizzato dai fornitori e dal rapporto tra quote gratuite e quote acquistate in asta.
Resta però evidente che la politica climatica europea condiziona direttamente il potere d’acquisto delle famiglie italiane.
Mercati energetici, Green Deal e nodi regolatori irrisolti
Il caro bollette non dipende solo dall’ETS. Il funzionamento del mercato elettrico europeo si basa sul prezzo marginale: la tecnologia più costosa necessaria per soddisfare la domanda di una certa fascia oraria determina il prezzo per tutti i produttori. In fase di crisi energetica, quando il gas diventa la fonte marginale prevalente, ciò genera extra-profitti per gli operatori che producono a costi inferiori, mentre famiglie e imprese pagano tariffe elevate. Tra il 2022 e il 2023 erano circolate proposte di sospensione delle aste ETS e di “decoupling” tra prezzo del gas e altre fonti, ma non si è arrivati a una riforma strutturale condivisa.
Perché il meccanismo del prezzo marginale gonfia le tariffe
Nel modello attuale, se in una determinata ora l’energia da gas costa 100 e quella solare 40, ma la domanda richiede un contributo decisivo di centrali a gas, il prezzo all’ingrosso per tutta l’energia venduta in quell’ora viene fissato a 100. I produttori con costi inferiori incassano così margini molto elevati.
Questa logica, pensata per incentivare investimenti in capacità efficiente, ha però amplificato gli effetti della crisi del gas post-invasione russa dell’Ucraina. Gli utenti finali si sono trovati a pagare bollette alimentate non solo dal rialzo delle materie prime, ma anche da un disallineamento tra costi reali medi e prezzo marginale.
Da qui la richiesta, ormai ricorrente, di intervenire sulla formazione dei prezzi all’ingrosso.
Decoupling, eccezione iberica e limiti delle soluzioni nazionali
In Spagna e Portogallo, la cosiddetta “eccezione iberica” ha consentito un parziale disaccoppiamento tra prezzo del gas e prezzo dell’elettricità, grazie a una struttura di mercato più isolata. Nel resto d’Europa, invece, le borse elettriche sono fortemente integrate e rendono impraticabile un decoupling solo nazionale.
Ogni modifica significativa richiede quindi una decisione a livello UE, che bilanci competitività industriale, tutela dei consumatori e obiettivi del Green Deal. Finora, tuttavia, molti operatori economici percepiscono un aumento dei costi senza adeguati strumenti compensativi, mentre l’opinione pubblica associa le politiche climatiche a un immediato aggravio in bolletta.
La credibilità di Bruxelles nel coniugare transizione verde e benessere economico resta un tema politico centrale.
FAQ
Cosa sono le aste ETS e perché incidono sulle bollette
Le aste ETS vendono diritti di emissione di CO2 alle imprese energivore. Il costo dei permessi acquistati viene inglobato nei costi di produzione di elettricità e gas e poi trasferito, in parte, nelle tariffe pagate da famiglie e imprese.
Perché il prezzo della CO2 è aumentato così tanto
L’UE riduce progressivamente il numero totale di permessi disponibili per accelerare la decarbonizzazione. La minore offerta, unita alla domanda stabile o crescente, ha spinto il prezzo della CO2 fino a livelli vicini ai 105 euro a tonnellata.
Quanto può costare la CO2 sulla bolletta elettrica di una famiglia
Per una famiglia con 2.700 kWh annui, il costo potenziale legato ai permessi di CO2 può superare gli 87 euro l’anno, considerando i prezzi medi ETS 2025 e l’IVA al 10%, anche se si tratta di una stima massima.
Qual è l’impatto della CO2 sui consumi di gas domestico
Su 1.700 metri cubi annui di gas, l’onere massimo stimato attribuibile alla CO2 può raggiungere circa 290 euro, sommando aliquote IVA differenziate e prezzi medi dei permessi ETS.
Perché il mercato elettrico usa il prezzo marginale
Il sistema a prezzo marginale remunera tutti i produttori al costo dell’ultima tecnologia necessaria a soddisfare la domanda, per garantire copertura dei costi di investimento. In fase di crisi, però, questo meccanismo può amplificare il caro-bollette.
Cosa significa decoupling tra gas ed elettricità
Il decoupling è la separazione del prezzo dell’elettricità dal costo del gas, in modo che il caro-gas non determini automaticamente il prezzo di tutta l’energia, soprattutto quando sono disponibili fonti più economiche e rinnovabili.
È possibile intervenire a livello nazionale sui prezzi ETS
No. L’ETS è disciplinato da norme europee; i singoli Stati possono solo mitigare gli effetti sui consumatori con misure fiscali o bonus, ma non modificare autonomamente il funzionamento del mercato dei permessi.
Qual è la fonte dei dati sui costi ETS e sulle bollette
Le analisi riportate sono basate sui dati e sulle stime illustrate nell’articolo originale pubblicato da Giuseppe Timpone su InvestireOggi, riguardante aste ETS e impatto su luce e gas.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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