Assegno unico confermato senza vincolo di residenza, ecco le novità
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Assegno unico senza residenza: cosa cambia davvero per le famiglie
L’Assegno unico potrà essere riconosciuto anche a chi non ha due anni di residenza in Italia. La novità riguarda i nuclei con figli a carico di cittadine e cittadini europei che vivono, lavorano o sono domiciliati nel nostro Paese.
Nasce da un emendamento al decreto PNRR, approvato in Commissione Bilancio alla Camera, in risposta alla procedura d’infrazione avviata nel 2024 dalla Commissione Europea contro l’Italia, che contestava il requisito di residenza pluriennale.
Il cambiamento punta a rimuovere un profilo ritenuto discriminatorio e ad allineare la normativa italiana al diritto dell’Unione, ampliando la platea dei beneficiari, ma senza riconoscere arretrati per chi era rimasto escluso finora.
In sintesi:
- Eliminato il requisito dei due anni di residenza per l’Assegno unico.
- Beneficio aperto a più famiglie europee con figli a carico in Italia.
- Importi riconosciuti solo per i mesi di residenza, domicilio o lavoro in Italia.
- Nessun rimborso automatico degli arretrati per gli esclusi del passato.
L’emendamento sul’Assegno unico interviene sul decreto PNRR anticipando una probabile condanna della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Il precedente requisito di due anni continuativi di residenza in Italia limitava l’accesso alla misura a molti lavoratori e lavoratrici europei con figli nel nostro Paese, motivo per cui Bruxelles aveva aperto una procedura d’infrazione nel 2024, giudicando la norma in contrasto con i principi di parità di trattamento tra cittadini UE.
Con la nuova disciplina, il diritto all’Assegno unico viene collegato non più alla durata della residenza, ma al fatto di essere residenti, domiciliati o di lavorare effettivamente in Italia con figli a carico. Il Governo evita così il rischio di un contenzioso più pesante a livello europeo e l’eventuale obbligo di risarcire anni di prestazione non riconosciuta.
Nuovi criteri, platea allargata e limiti sugli importi riconosciuti
L’accesso all’Assegno unico per le famiglie europee in Italia si basa ora su un principio di effettivo legame con il territorio nazionale: presenza, domicilio o attività lavorativa.
Viene cancellato il vincolo rigido dei due anni di residenza, ma resta un limite importante: il beneficio non sarà calcolato sull’intero anno, bensì solo sui mesi in cui il richiedente risulta residente, domiciliato o occupato in Italia.
Questo criterio mensile consente allo Stato di ampliare la platea senza aumentare in modo incontrollato la spesa complessiva e rafforza il legame fra prestazione sociale e contribuzione o presenza effettiva.
Al momento non è previsto alcun rimborso degli arretrati per chi non ha ottenuto l’Assegno unico a causa del precedente requisito di residenza. È plausibile che la scelta di intervenire ora tramite emendamento miri proprio a ridurre il rischio che la futura sentenza della Corte di Giustizia UE imponga all’Italia un ampio riconoscimento retroattivo.
Le possibili ricadute future tra giurisprudenza UE e sistema welfare
L’eliminazione del vincolo di residenza pluriennale sull’Assegno unico potrebbe diventare un precedente significativo per altre misure di welfare legate alla mobilità intraeuropea.
Se la Corte di Giustizia UE confermerà la lettura anti-discriminatoria della Commissione, l’Italia – e potenzialmente altri Stati membri – potrebbero essere chiamati a rivedere ulteriori requisiti territoriali per le prestazioni familiari.
Per le famiglie europee che si spostano per lavoro in Italia, la riforma consolida il principio che il sostegno ai figli segue il luogo reale di vita e di contribuzione, rafforzando la portabilità dei diritti sociali nell’Unione.
FAQ
Chi può richiedere l’Assegno unico senza due anni di residenza?
Possono richiederlo le famiglie con figli a carico di cittadini UE che risultino residenti, domiciliati o lavorino effettivamente in Italia al momento della domanda.
Come viene calcolato l’importo dell’Assegno unico con le nuove regole?
L’importo viene riconosciuto solo per i mesi in cui il richiedente risulta residente, domiciliato o occupato in Italia, secondo i parametri ordinari ISEE.
Chi è stato escluso in passato ha diritto ad arretrati sull’Assegno unico?
Attualmente no. La normativa non prevede un rimborso automatico degli arretrati per chi non ha percepito l’Assegno unico in passato.
L’eliminazione del requisito di residenza vale solo per i cittadini UE?
Sì, la modifica nasce per adeguarsi al diritto dell’Unione e riguarda prioritariamente cittadine e cittadini degli altri Stati membri europei.
Quali sono le fonti ufficiali utilizzate per questo articolo sull’Assegno unico?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle informazioni pubblicate da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

