Assegno di inclusione, i casi in cui il sussidio non viene ridotto
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Assegno di inclusione e lavoro: quando il reddito fa perdere il sussidio
L’Assegno di inclusione, introdotto nel 2024 al posto del Reddito di cittadinanza, è destinato a nuclei con soggetti fragili che non sono considerati occupabili. Riguarda famiglie con over 60, minorenni, persone con disabilità, soggetti in carico ai servizi sociali e con carichi di cura. Viene erogato in tutta Italia, ogni mese, e il suo importo dipende da ISEE, patrimonio e reddito familiare. La questione chiave è capire se e come si possa lavorare senza perdere il sussidio: la normativa prevede una piccola franchigia di reddito da lavoro, ma i margini sono stretti e il rischio di tagli o decadenza è concreto se si superano determinate soglie.
In sintesi:
- Assegno di inclusione riservato solo a nuclei con componenti non attivabili al lavoro.
- Prevista una franchigia di 3.000 euro lordi annui da lavoro cumulabili.
- Il reddito familiare complessivo non deve superare 6.500 euro annui.
- Superate le soglie, l’importo si riduce fino alla perdita totale del beneficio.
Come funziona il cumulo tra Assegno di inclusione e reddito da lavoro
L’Assegno di inclusione è articolato in due componenti: una integrazione al reddito familiare e una quota specifica per il canone di affitto. La parte variabile è l’integrazione, che viene rimodulata in base ai redditi del nucleo.
Per un single senza affitto, la soglia teorica è di 6.500 euro annui, circa 541,67 euro mensili. Se il beneficiario intraprende un’attività lavorativa, il reddito prodotto fino a 3.000 euro lordi annui è escluso dal calcolo dell’Assegno: rappresenta la cosiddetta franchigia. Solo l’eccedenza oltre i 3.000 euro viene detratta, mese dopo mese, dall’importo del sussidio.
Rispetto al vecchio Reddito di cittadinanza, la novità è che oggi esiste una soglia di reddito “protetta”. Restano cumulabili, entro i limiti, prestazioni occasionali, redditi da lavoro subordinato e da lavoro autonomo. Tuttavia, chi ha tra 18 e 59 anni senza requisiti di fragilità deve rivolgersi al diverso strumento “Supporto per la formazione e il lavoro”, e non può accedere all’Assegno di inclusione.
Quando si perde l’Assegno di inclusione e quali scenari futuri
Il vero discrimine è il reddito familiare complessivo, che non deve superare i 6.500 euro annui. Se, sommando redditi già presenti e nuovi introiti da lavoro, il nucleo oltrepassa questa soglia, il diritto all’Assegno di inclusione decade interamente.
In pratica, la franchigia di 3.000 euro lordi tutela solo redditi molto bassi e lavori marginali. Chi prova a uscire dalla povertà con un impiego più stabile rischia di vedere il beneficio ridotto o azzerato, con un disincentivo di fatto alla crescita reddituale. Nei prossimi mesi sarà decisivo monitorare i dati su occupazione e decadenze per valutare se il meccanismo vada corretto, soprattutto per evitare che le famiglie fragili rinuncino a opportunità lavorative per paura di perdere il sostegno economico principale.
FAQ
Chi può richiedere l’Assegno di inclusione nel 2024?
Possono richiederlo nuclei con over 60, minorenni, persone con disabilità, presi in carico dai servizi sociali o con comprovati carichi di cura.
Quanto posso guadagnare lavorando senza tagli all’Assegno?
È possibile mantenere integralmente l’importo finché il reddito da lavoro non supera 3.000 euro lordi annui, considerati franchigia non penalizzante.
Cosa succede se il reddito familiare supera 6.500 euro annui?
Avviene la perdita integrale del diritto all’Assegno di inclusione, perché viene meno il requisito economico centrale previsto dalla normativa vigente.
Posso cumulare lavoro autonomo e Assegno di inclusione?
Sì, è ammesso il lavoro autonomo; tuttavia il reddito concorre al limite dei 3.000 euro di franchigia e ai 6.500 euro familiari.
Da quali fonti è stata ricavata e rielaborata questa analisi?
È stata redatta utilizzando congiuntamente le informazioni ufficiali di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

