Askatasuna, la storia sorprendente del centro sociale che divide l’Italia

Martellate al corteo: cosa è successo davvero al poliziotto ferito
Durante un corteo legato al centro sociale Askatasuna a Torino, un agente di polizia è stato colpito con un martello, diventando il simbolo dello scontro tra ordine pubblico e movimenti antagonisti. Le condizioni del poliziotto e la dinamica precisa dell’aggressione sono diventate oggetto di scontro politico, mediatico e giudiziario.
Ricostruire cosa è accaduto e come sta oggi l’agente è cruciale per distinguere tra narrazione, propaganda e fatti verificati.
Le condizioni di salute: come sta oggi l’agente colpito
L’agente ferito, in servizio nel reparto mobile della Polizia di Stato, è stato soccorso sul posto e trasportato in ospedale con trauma cranico e ferite lacero-contuse. Le prime diagnosi hanno escluso il pericolo di vita, ma segnalato possibili conseguenze neurologiche da monitorare.
Dopo i primi giorni in osservazione, le condizioni sono state dichiarate stabili: l’agente è stato dimesso con prognosi significativa, terapie farmacologiche e controlli periodici. Restano accertamenti su eventuali postumi permanenti, fondamentali anche sul piano legale e risarcitorio.
Dinamica dell’aggressione e arma utilizzata dai manifestanti
Secondo le prime ricostruzioni investigative, l’aggressione è avvenuta durante una fase di arretramento del cordone delle forze dell’ordine, nel cuore del corteo legato a Askatasuna. Un gruppo di manifestanti vestiti di scuro avrebbe approfittato della concitazione per colpire con bastoni, pietre e almeno un martello.
Le immagini video e i fotogrammi estratti dai filmati di sicurezza documentano un oggetto metallico brandito a distanza ravvicinata. La traiettoria del colpo, indirizzata verso il casco dell’agente, ha aumentato il rischio di lesioni gravissime, confermando l’intento chiaramente offensivo e non difensivo.
Askatasuna tra storia, cortei e scontri di piazza
Il contesto dell’aggressione al poliziotto non è episodico: si inserisce nella lunga storia del centro sociale Askatasuna, nato a Torino nel 1996 dall’occupazione dell’ex “Asilo degli Gnomi” in corso Regina Margherita. Per quasi trent’anni è stato un polo dei movimenti antagonisti, tra lotte studentesche, mobilitazioni No Tav, campagne per i migranti e iniziative di controcultura.
La stessa tradizione di cortei conflittuali alimenta oggi il dibattito sulla responsabilità politica e penale degli episodi di violenza.
Dall’occupazione all’icona antagonista: evoluzione di Askatasuna
Il nome Askatasuna, che in basco significa “libertà”, richiama simbolicamente l’area internazionalista e anticapitalista, ricollegandosi idealmente alle lotte di liberazione e a sigle come Eta, sciolta nel 2018. Lo stabile ottocentesco di Vanchiglia, ex sede dell’Opera Pia Reynero, era abbandonato da anni quando, il 16 novembre 1996, un corteo studentesco lo “libera” occupandolo.
Negli anni il centro sociale diventa laboratorio di socialità e mutualismo: cene, concerti, sportelli legali, attività per il quartiere. Per molti residenti è un presidio sociale; per la magistratura e una parte della politica, il fulcro di un’area organizzata di conflittualità permanente.
Inchieste, maxi-processo e il nodo della violenza organizzata
L’immagine pubblica di Askatasuna è segnata da decine di inchieste, perquisizioni e misure cautelari. Nel maxi-processo torinese, la Procura aveva ipotizzato l’“associazione per delinquere”, descrivendo il centro come struttura verticistica votata allo scontro in piazza, specie nell’area No Tav e nelle mobilitazioni studentesche.
Il 31 marzo 2025 l’accusa associativa cade “perché il fatto non sussiste”, ma arrivano 18 condanne per singoli episodi di violenza e resistenza, con pene tra 4 anni e 9 mesi e 5 mesi. Questo quadro giudiziario pesa oggi sulla lettura degli scontri in cui è rimasto ferito il poliziotto.
Dal “patto” col Comune allo sgombero: la miccia del conflitto
Negli ultimi anni, il Comune di Torino ha tentato una strada inedita: trasformare lo stabile di Askatasuna in “bene comune”, con un patto di cogestione limitato ai locali agibili del piano terra. Una legalità negoziata che avrebbe permesso continuità alle attività sociali riducendo l’illegalità formale dell’occupazione.
La rottura di questo equilibrio politico-amministrativo ha alimentato tensioni che fanno da sfondo anche alle manifestazioni dove avvengono episodi come l’aggressione al poliziotto.
Patto di collaborazione, pressioni politiche e rottura
Nel 2024 la giunta guidata dal sindaco Stefano Lo Russo avvia un percorso di co-progettazione basato sul regolamento comunale sui beni comuni. L’obiettivo: riconoscere parte delle attività come utilità sociale, senza “sanare” automaticamente l’occupazione.
Una parte della destra chiede invece sgomberi e pene esemplari, denunciando la “legittimazione” di un centro ritenuto organico a pratiche violente. Le nuove tensioni di piazza, dai cortei pro Palestina all’assalto alla sede de La Stampa, spingono il Comune a comunicare la cessazione del patto, preludio allo scontro finale.
Sgombero, ex-ITIS Baldracco e nuovi scenari di conflitto
Il 18 dicembre 2025 un’operazione della Digos porta allo sgombero dello stabile di corso Regina Margherita, chiudendo quasi trent’anni di occupazione continuativa. La scelta segna un passaggio simbolico forte: l’uscita di Askatasuna dal suo luogo storico e la fine della “tregua negoziata” col Comune.
Pochi mesi dopo, alcuni attivisti legati all’esperienza del centro sociale occupano l’ex-ITIS Baldracco, sempre a Torino. La mappa del conflitto urbano si sposta ma non si esaurisce, mentre episodi di violenza nei cortei, come le martellate all’agente, diventano terreno di scontro permanente tra ordine pubblico, magistratura e movimenti.
FAQ
Come sta oggi il poliziotto colpito a martellate durante il corteo?
L’agente ha superato la fase di emergenza ed è stato dimesso dall’ospedale con prognosi significativa. Le sue condizioni sono stabili, ma restano controlli per valutare eventuali postumi neurologici o invalidanti, rilevanti anche per l’iter risarcitorio e disciplinare interno.
Che tipo di lesioni ha riportato il poliziotto ferito?
Secondo le ricostruzioni mediche, l’aggressione ha provocato trauma cranico e ferite lacero-contuse alla testa nonostante il casco di servizio. Non è stato necessario il ricovero in terapia intensiva, ma sono stati prescritti monitoraggi prolungati per escludere danni duraturi.
Chi viene ritenuto responsabile dell’aggressione con il martello?
Le indagini puntano a identificare i singoli autori materiali attraverso video, foto e testimonianze, distinguendo le responsabilità personali da quelle politiche. La magistratura procede per lesioni aggravate e resistenza, con possibile aggravante dell’uso di oggetto atto a offendere.
In che quadro di tensione politica si inserisce questo episodio?
L’episodio si colloca nel conflitto storico tra il centro sociale Askatasuna e le istituzioni torinesi, tra occupazioni, sgombero dello stabile di corso Regina Margherita, proteste No Tav e cortei pro Palestina. Ogni scontro di piazza viene immediatamente politicizzato da maggioranza e opposizioni.
Cosa cambia per i futuri cortei antagonisti a Torino?
L’aggressione al poliziotto spinge verso misure più rigide: maggiori interdizioni di percorso, identificazioni preventive, uso più rapido di cariche e misure cautelari. Per i movimenti queste scelte rischiano di criminalizzare l’intero dissenso, riducendo gli spazi di manifestazione conflittuale ma pacifica.
Qual è la principale fonte giornalistica su Askatasuna e sugli scontri?
Le informazioni analizzate derivano in larga parte da ricostruzioni pubblicate su quotidiani nazionali e torinesi, in particolare dalle cronache e dagli approfondimenti storici de La Stampa, integrati con dati processuali e comunicazioni ufficiali delle istituzioni.




